“La cooperazione può portare alla verità su Regeni”: il Capo della Polizia Pisani difende l’accordo di polizia con l’Egitto dieci anni dopo la morte del ricercatore
A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, senza una verità processuale e con responsabilità ancora contestate alla sicurezza egiziana, l’Italia firma a Roma un nuovo Memorandum di cooperazione con l’Accademia di Polizia del Cairo.
È la terza tranche di ITEPA2, il progetto europeo di formazione per la gestione dei flussi migratori e il contrasto al traffico di esseri umani che coinvolge funzionari di polizia di 22 Paesi africani.
Alla firma hanno partecipato il Capo della Polizia Vittorio Pisani e il presidente dell’Accademia di Polizia egiziana Ibrahim Youssef Nedal Abdelkader. Un passaggio che riapre interrogativi profondi sul senso della cooperazione in materia di sicurezza con l'Egitto, Paese che continua a essere al centro di gravi accuse di violazioni dei diritti umani.
A rendere il cortocircuito ancora più evidente è lo stesso riferimento al caso Regeni: "La Polizia di Stato è stato l’organo di polizia che ha svolto le indagini sul caso Regeni, indagini portate avanti anche con la collaborazione e l’acquisizione di documenti forniti dalla Polizia egiziana - dichiara Pisani - Questo sistema di cooperazione può agevolare quella cooperazione investigativa e giudiziaria affinché anche il caso Regeni giunga a una conclusione".
Parole che collocano il progetto ITEPA2 dentro una frattura ancora aperta tra cooperazione istituzionale, memoria di una vittima italiana e richiesta di giustizia.
Un progetto europeo guidato dall’Italia
ITEPA (International Training at the Egyptian Police Academy) nasce come iniziativa europea e italiana per creare un centro internazionale di formazione specialistica presso l’Accademia della Polizia del Cairo.
Il programma - a cui partecipano a vario titolo diverse organizzazioni internazionali ed europee, tra cui EUAA, Frontex, Interpol, UNODC, UNHCR e OIM, coinvolte nelle attività di formazione, cooperazione operativa e gestione dei flussi migratori - è rivolto a funzionari di polizia e frontiere di Paesi africani di origine e transito dei flussi migratori verso l’Europa, con l’obiettivo di rafforzare le capacità operative nel controllo delle frontiere, nella gestione dei flussi e nelle indagini sul traffico di migranti.
La prima edizione del progetto (2018-2019) è stata finanziata con 1,7 milioni di euro dal fondo europeo ISF Borders & Visa, con cofinanziamento al 50 per cento tra Ue e Italia. ITEPA2 è stato inserito nella programmazione europea 2021-2027 con una dotazione stimata di circa 2,6 milioni di euro, anche se fino alla fine del 2022 non risultavano fondi ufficialmente erogati.
L’Italia, attraverso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e la Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere, ha avuto un ruolo centrale nella progettazione e nel coordinamento del programma.
“Elevare gli standard dei diritti umani”
Secondo Pisani, il cuore del progetto resta la dimensione dei diritti: "L’importanza fondamentale di questo progetto è accrescere la professionalità delle polizie africane che collaborano con le organizzazioni europee".
Una dichiarazione che contrasta con le critiche avanzate da ONG e parlamentari europei, secondo cui i contenuti formativi e i meccanismi di monitoraggio dei diritti umani non sono mai stati resi pubblici.
I Paesi beneficiari, alcune voci
Dal punto di vista dei Paesi africani coinvolti, ITEPA2 viene invece presentato come uno strumento operativo essenziale.
Il direttore generale della Polizia del Senegal, Mame Seydou Ndour, ha ricordato che il Senegal è "un Paese di partenza, di transito e di destinazione della migrazione", sottolineando come le formazioni ricevute nell'ambito di ITEPA abbiano permesso di migliorare il contrasto alla migrazione irregolare e al traffico di migranti.
Più complesso il contesto richiamato dal direttore nazionale della Polizia giudiziaria della Guinea-Bissau, Domingos Monteiro Correia.
La Guinea-Bissau è stata recentemente al centro di un colpo di Stato militare avvenuto il 26 novembre 2025, in cui le forze armate hanno deposto il presidente e sospeso il normale processo elettorale, instaurando una giunta militare che ha sospeso l’ordine costituzionale.
Secondo Correia: "Il progetto ITEPA2 ha raggiunto risultati molto importanti per i Paesi beneficiari, rafforzando le capacità delle forze di sicurezza nella lotta al traffico di migranti, alla tratta di esseri umani e alla criminalità organizzata".
Rispondendo alle critiche sollevate in sede europea sui diritti civili e politici, Correia ha ammesso che le preoccupazioni sono "inquietanti", ma ha sostenuto che proprio progetti come ITEPA mirano a rafforzare i quadri legali e istituzionali e a migliorare il rispetto dei diritti umani negli Stati partecipanti.
Critiche e contraddizioni
Resta però il nodo politico e morale della cooperazione con l’Egitto. Organizzazioni per i diritti umani come EgyptWide for Human Rights, Statewatch e Arci denunciano da anni una tendenza delle politiche europee a privilegiare il contenimento dei flussi migratori rispetto alla tutela dei diritti fondamentali.
Una contraddizione resa ancora più evidente dal fatto che la Farnesina continua a sconsigliare i viaggi in Egitto per motivi di sicurezza, mentre lo stesso Paese diventa partner centrale nella formazione delle forze di polizia africane.
A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, ITEPA2 si presenta come un banco di prova che va oltre la cooperazione tecnica.
La domanda resta inevasa: può la sicurezza diventare credibile se la giustizia resta incompiuta?