Molti a Bruxelles temono che lo sforzo di "semplificazione" della Commissione europea possa indebolire la capacità di controllo sulla spesa e mettere a rischio la corretta gestione dei fondi pubblici
La semplificazione delle norme relative al prossimo bilancio dell'Unione europea nel campo della ricerca scientifica potrebbe compromettere la capacità di controllare come vengono spesi i fondi stanziati. Ad affermarlo è la Corte dei conti europea in una relazione pubblicata lunedì 12 gennaio.
La Corte, che ha il compito di vigilare sulle modalità di riscossione e di spesa dei fondi europei, ha condotto una valutazione del prossimo bilancio dell'Ue per la competitività e la ricerca, che nella sua versione attuale ammonta a 409 miliardi di euro, pari a circa un quinto del bilancio complessivo di duemila miliardi di euro per il periodo 2028-2034.
La relazione della Corte dei conti europea sottolinea che il settore della ricerca è particolarmente esposto a errori e che le misure di semplificazione, come nel caso dei finanziamenti forfettari, necessitano di salvaguardie per evitare che i fondi vengano utilizzati in modo improprio. "L'intenzione della Commissione di semplificare la gestione finanziaria non deve andare a scapito della responsabilità, dell'efficacia, dell'efficienza e dell'economia", conclude il documento.
L'agenda della semplificazione con i pacchetti "omnibus"
Sin dall'inizio del suo secondo mandato come presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen ha perseguito un progetto di "semplificazione", uno sforzo per ridurre la burocrazia e adottare una deregulation, con l'obiettivo teorico di rendere l'Ue più competitiva.
In questo spirito, la Commissione ha presentato una serie di nuove proposte legislative battezzate "omnibus", che puntano a snellire le principali proposte legislative, ad esempio quelle riguardanti le politiche digitali e green. Un approccio contestato dalla vicepresidente della Commissione europea, la spagnola Teresa Ribera.
Critiche anche dal Parlamento europeo
In un discorso tenuto all'inizio di dicembre presso il think tank Bruegel, ha allo stesso modo insistito sul fatto che non si può permettere che la semplificazione si spinga troppo oltre: "La deregulation elimina le tutele, fa ricadere i costi sui cittadini e sui contribuenti, crea incertezza e scoraggia gli investimenti", ha affermato.
Preoccupazioni simili sono state espresse dal Parlamento europeo, che sta attualmente discutendo l'architettura delle proposte omnibus della Commissione.
Tra l'altro, i legislatori europei hanno confermato proprio che l'uso di "approssimazioni" nella legislazione omnibus potrebbe diminuire la capacità di supervisione e rendere più difficile stabilire come vengono spesi i capitali.