La decisione arriva in reazione alla campagna lanciata dall'iniziativa popolare "My Voice, My Choice", che ha raccolto 1.124.513 firme in tutti i 27 Stati membri dell'Ue, per chiedere un migliore accesso all'aborto in Europa
La Commissione europea ha dichiarato giovedì 26 febbraio che gli Stati membri possono utilizzare il Fondo sociale europeo Plus (Fse+) per garantire l'accesso all'aborto sicuro e legale alle donne che non possono farlo nel proprio Paese.
La decisione è stata presa in risposta alle richieste dell'iniziativa popolare "My voice, my choice" (La mia voce, la mia scelta), che puntava alla creazione di un meccanismo di solidarietà che garantisca a tutte le donne europee la possibilità di interrompere la gravidanza in modo sicuro ed economico.
Gli Stati, ha chiarito la Commissione, possono utilizzare i soldi del fondo per offrire questo servizio anche alle donne residenti in altri Paesi europei, volontariamente e in conformità con le proprie leggi nazionali in materia.
Soldi europei per garantire l'aborto legale e sicuro
Il fondo, dedicato a politiche sociali, all'istruzione, all'occupazione e alla sanità, "sosterrà le donne che hanno bisogno di viaggiare, le donne nel proprio Paese, le donne in aree remote e le donne prive di mezzi finanziari", ha dichiarato Hadja Lahbib, Commissaria Ue per l'Uguaglianza di genere.
Il Fse+ ha un budget di 142,7 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, con finanziamenti assegnati ai Paesi in base alla loro popolazione.
La Commissione ha deciso di non istituire un meccanismo specifico di finanziamento, come aveva invece richiesto il Parlamento con una risoluzione non vincolante adottata a dicembre.
"Sebbene non sia stato creato un nuovo strumento giuridico, la Commissione ha formalmente riconosciuto che gli obiettivi principali della nostra iniziativa possono essere raggiunti e ha delineato un percorso concreto per la sua attuazione pratica", ha dichiarato in un comunicato la coordinatrice dell'iniziativa "La mia voce, la mia scelta", Nika Kovač.
La petizione dei cittadini europei per l'aborto sicuro
"La mia voce, la mia scelta " era un'iniziativa dei cittadini europei (Ice), un meccanismo che consente alle persone che abitano nei 27 Stati membri di sottoporre alle istituzioni europee una proposta o un tema da affrontare.
Se un'iniziativa ottiene il sostegno di almeno un milione di persone in almeno sette Paesi dell'Ue, deve essere discussa dal Parlamento europeo, mentre la Commissione ha l'obbligo di rispondere definendo una misura legislativa in merito o fornendo una giustificazione per non farlo.
"My Voice, My Choice" ha raccolto 1.124.513 firme in tutti i 27 Paesi. Di conseguenza, il Parlamento ha approvato una risoluzione non vincolante che chiede di istituire un meccanismo di finanziamento in grado di aiutare le donne che non hanno accesso a interruzioni di gravidanza sicure nel loro Paese.
"Quando 1,2 milioni di cittadini alzano la voce, quando il Parlamento europeo invia un chiaro segnale democratico e quando la società civile si mobilita oltre i confini, la Commissione europea non può distogliere lo sguardo", ha dichiarato Kovač durante la conferenza stampa che ha seguito la decisione.
Oltre a raccogliere un gran numero di firme, l'iniziativa ha suscitato una notevole attenzione online. "Una forte presenza online è stata davvero uno degli strumenti cruciali di questa campagna, dalla raccolta delle firme alla pressione", ha dichiarato la direttrice della comunicazione della campagna Nika Povz. "La nostra comunità online è stata il nostro più forte alleato e la nostra più grande arma".
I Paesi dell'Ue con le leggi più restrittive sull'aborto
L'iniziativa nasce perché alcuni Paesi dell'Unione europea hanno leggi molto restrittive sul diritto all'aborto. Un divieto totale è in vigore a Malta, dove l'interruzione di gravidanza non è consentita in nessuna circostanza, mentre in Polonia è permessa solo quando il concepimento segue una violenza sessuale o quando c'è un serio rischio per la salute della donna.
Nel gennaio 2021, il Tribunale costituzionale polacco ha vietato l'aborto in caso di malformazione fetale, fino ad allora era il motivo più frequente di interruzione di gravidanza nel Paese.
Altri Paesi hanno leggi più morbide, ma mancano di tutele legali che depenalizzino completamente l'aborto, di un'ampia disponibilità di servizi, di una copertura sanitaria nazionale o di informazioni governative in materia.
Secondo l'Atlante delle politiche europee sull'aborto 2025, diversi Paesi dell'Ue hanno adottato misure per garantire il diritto all'aborto sicuro. La Francia, ad esempio, lo ha reso un diritto costituzionale, mentre Lussemburgo e Paesi Bassi hanno eliminato i periodi di attesa obbligatori.
Ma altri Stati membri hanno registrato nuove restrizioni, un aumento delle vessazioni nei confronti di chi pratica l'aborto e la diffusione della disinformazione sull'argomento.
Reazioni contrastanti, fra soddisfazione e critiche
Diversi membri del Parlamento Europeo hanno espresso soddisfazione dopo le dichiarazioni della Commissione. "Questa è una vittoria per le donne europee”, ha dichiarato il deputato socialista sloveno Matjaž Nemec, che aveva scritto la lettera indirizzata alla Commissione il giorno prima della decisione.
“Oggi si segna un vero progresso per i diritti delle donne in Europa”, ha affermato Valérie Hayer, presidente del gruppo Renew Europe sottolineando che la Commissione non aveva mai dichiarato così chiaramente che i soldi europei potessero finanziare l’accesso all’aborto sicuro. L'eurodeputata Abir Al-Sahlani, sua compagna di partito, ha definito la decisione storica. “Apre un vero percorso affinché gli Stati membri possano agire. [...] Questi fondi devono ora chiaramente tradursi in reale accesso all'aborto sul territorio.”
“Oggi la Commissione europea compie un passaggio politico che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile: riconosce formalmente che l’accesso all’aborto sicuro rientra nella tutela della salute pubblica”, dice l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra Benedetta Scuderi.
Il gruppo della Sinistra al Parlamento europeo l’ha definita “una risposta agrodolce”. L’uso dei fondi del Fondo Sociale Europeo (FSE) è considerato un passo in avanti , ma la posizione della Commissione è abbastanza ipocrita, secondo l'eurodeputata francese Emma Fourreau. “Non si propone una nuova legislazione sulla questione, né finanziamenti aggiuntivi”, ha detto, evidenziando come il fondo Fse+ sia in realtà già impiegato per finanziare aiuti alimentari, inclusione e occupazione giovanile.
Secondo il partito spagnolo di estrema destra Vox, invece, la Commissione avrebbe in realtà respinto l’iniziativa “My Voice My Choice”, proprio perché non ci sarà nessun fondo specifico per finanziare gli aborti all’estero. “La Commissione sta solo cercando di salvare politicamente l’iniziativa indicando strumenti già esistenti”, si legge in un comunicato stampa del partito.
Anche l’associazione italiana anti-aborto “Pro Vita & Famiglia” considera che l’iniziativa dei cittadini europei sia stata respinta, criticando comunque l’apertura all’uso dei fondi europei. “Chiediamo al governo italiano di non usare questo fondo per promuovere gli aborti”, ha dichiarato la portavoce Maria Rachele Ruiu.