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Stretto di Messina e geologia, cosa significa costruire un Ponte su una faglia attiva?

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Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dal 1908, quando lo Stretto di Messina venne interessato da un terremoto di magnitudo 7.1, i geologi di tutto il mondo hanno iniziato a condurre studi sulla zona interessata dall’evento sismico, luogo dove dovrebbe essere costruito il nuovo ponte

Con un esperto dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia abbiamo chiarito alcuni aspetti di un recente studio, uscito sulla rivista internazionale Tectonophysics e pubblicato lo scorso novembre, di cui proprio l'Ingv è tornato a parlare in questi giorni. La ricerca condotta da un gruppo di studiosi non solo italiani, ma anche europei, offre una visione più chiara e completa della struttura geologica dello Stretto di Messina.

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Sia l’Ingv che il Cnr che hanno partecipato al progetto, hanno riferito sulle conclusioni di questo studio che, integrando dati sismologici e sismici marini ad informazioni già esistenti, prende in esame una delle aree “più complesse del Mediterraneo”.

Il 28 dicembre 1908 l'areavenne interessata da un terremoto di magnitudo 7.1 che provocò la morte di oltre 75mila persone. Ed è proprio da allora che i geologi di tutto il mondo hanno iniziato a condurre studi sulla zona interessata dall'evento sismico.

“Comprendere la geometria e il comportamento delle faglie sotto lo Stretto di Messina - sottolinea il team di studiosi - non è solo un esercizio accademico: è fondamentale per migliorare la valutazione della pericolosità sismica in una delle zone più densamente popolate e vulnerabili d'Italia”.

Le nuove rilevazioni acquisite sul fondale, hanno verificato la presenza di numerose tracce che, secondo gli esperti, “confermano che la crosta terrestre sotto lo Stretto è tutt'altro che stabile".

L’indagine ha analizzato oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, rilocalizzati con tecniche di precisione, insieme ai dati registrati da sistemi di monitoraggio posti sul fondale marino.

Lo Stretto di Messina, hanno fatto notare gli esperti, si trova in un punto di incontro tra due grandi placche (le zolle rigide in cui è suddivisa la parte più esterna della Terra): quella africana, che spinge verso nord, e quella eurasiatica, “Che resiste e scivola sopra di essa”.

Lo Stretto quindi, hanno concluso i ricercatori, "non è solo una frontiera tra due Regioni italiane, ma anche il confine dinamico tra due placche terrestri in continua collisione. Sotto quelle acque si nasconde un sistema di faglie attive che racconta una storia di movimenti millenari, ma anche di un futuro sismico che dobbiamo continuare a studiare con attenzione".

In attesa degli esiti del ”botta e risposta” tra Corte dei Conti e governo, nella fattispecie il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, chiamato a rispondere alle richieste di adempimenti da parte dei magistrati contabili, dal punto di vista progettuale, sono diversi gli esempi di ponti costruiti in zone sismiche o sopra faglie attive.

California, Turchia e Giappone sono alcuni casi. L’ingegneristica è abituata a rispondere a questi scenari, attraverso il calcolo del massimo rischio geologico che si presenta in una certa area.

Sul sito della società Stretto di Messina Spa, ovvero la società pubblica committente dell’opera, si legge che “il Ponte sullo Stretto è stato progettato per resistere, con margine sicuro, al più forte sisma attendibile nell'area dello Stretto, cioè un evento simile al terremoto di Messina del 1908, classificato da studi pubblicati sulle riviste più autorevoli del settore, come un evento estremamente raro la cui probabilità di accadimento resterà molto bassa per svariati secoli (il periodo di ritorno è infatti stato determinato in 1500-2000 anni)".

"Qualora il Ponte fosse investito da un terremoto così raro non subirebbe alcun danno, poiché le sue strutture sono state progettate per rimanere in campo elastico, mantenendo ulteriori margini di resistenza anche oltre la soglia prevista", prosegue il commento della società.

Abbiamo chiesto a Gianluca Valensise, Dirigente di Ricerca Ingv, di spiegarci meglio la natura e l’importanza di questi recenti rilievi sismologici e sismici nella zona.

Che cosa aggiunge d’importante questo studio, rispetto a prima?

"Lo Stretto di Messina è oggetto di studio da sempre di molti ricercatori nazionali e internazionali per cui è normale che ogni due, tre, quattro mesi, esca un articolo su quella zona che tocca vari aspetti dello Stretto”, commenta Valensise.

"Lo studio in questione è comparso intorno a metà novembre. Se ne era parlato anche nell'immediatezza dell'uscita, nel mondo attuale del nostro campo di ricerca è difficile scoprire cose nuovissime", dice l'esperto e aggiunge: "L’articolo, quindi, esamina un aspetto che era poco noto, poco studiato, anche perché oggi la tecnologia rende più facile fare certe osservazioni, con dei risultati che non ribaltano le conoscenze precedenti, ma sicuramente le rendono più solide”.

Cosa intendono gli esperti quando dicono che “la crosta terrestre sotto allo stretto è tutt'altro che stabile”?

Secondo Valensise, la zona in cui c'è una tettonica attiva, molto attiva. "Non è l'unica in Italia se pensiamo a tutti i terremoti che sono successi in Italia centrale, in questi ultimi anni. Capiamo subito che ci sono tante zone attive e attive instabili", ricorda l'esperto.

“Possiamo sbizzarrirci con gli aggettivi, ma insomma la caratteristica fondamentale di queste zone è che sono zone in formazione tettonica attiva, - spiega ancora l'esperto -quindi c'è un'estensione in corso, una compressione a seconda dei posti e questa deformazione si scarica poi su delle faglie, che a loro volta producono terremoti”.

"Lo Stretto di Messina è una zona ad alta pericolosità, nessuno lo ha mai negato, lo sappiamo da sempre e quindi anche qui non stiamo scoprendo qualcosa di nuovo", dice chiaramente Valensise.

Come influisce questo aspetto sulla costruzione del Ponte?

“Ci sono ingegneri che hanno fatto i conti con questo tema. Non siamo all'anno zero in questo senso, nel progetto definitivo ci sono centinaia di pagine su questo. Ci sono analisi molto complesse sui temi sismologi", commenta lo studioso e poi conclude: "Il 1908 è sempre sullo sfondo perché riferimento vivo, non l'abbiamo visto, ma insomma lo conosciamo bene quell'evento. Il progettista ci penserà dieci volte prima di fare un progetto che mostri delle carenze".

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