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La visita di Orbán a Putin "un dito medio" all'Ue e "un atto ostile" agli europei

Il presidente russo Vladimir Putin, a destra, partecipa a un incontro con il primo ministro ungherese Viktor Orban al Palazzo del Senato del Cremlino a Mosca, in Russia, venerdì 28 novembre, 2
Il presidente russo Vladimir Putin, a destra, partecipa a un incontro con il primo ministro ungherese Viktor Orban al Palazzo del Senato del Cremlino a Mosca, in Russia, venerdì 28 novembre, 2 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Sandor Zsiros
Pubblicato il
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Viktor Orbán afferma di aver ottenuto garanzie per le forniture energetiche a lungo termine dalla Russia durante il suo incontro con Vladimir Putin

La recente visita del primo ministro ungherese Viktor Orbán a Mosca ha riacceso le tensioni con l’Unione europea, confermando ancora una volta la volontà di Budapest di mantenere una linea indipendente rispetto al consenso europeo sulla guerra in Ucraina.

L’incontro, durato tre ore e mezza, ha permesso a Orbán di consolidare i rapporti con il presidente russo Vladimir Putin e di ottenere nuovi accordi energetici, in controtendenza rispetto alla strategia dell’Ue di ridurre la dipendenza dalle risorse fossili russe.

Secondo il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, la visita ha permesso di assicurare ulteriormente l’approvvigionamento energetico del Paese, grazie anche all’esenzione di un anno dalle sanzioni statunitensi sul petrolio russo ottenuta da Budapest durante una recente visita alla Casa Bianca.

Una sfida aperta all’Unione europea

L’iniziativa di Orbán è stata giudicata ostile da diversi analisti europei. Jacob Kirkegaard, esperto del think tank Bruegel, ha descritto la mossa come "un dito medio per Bruxelles", sottolineando come l’Ungheria rischi di compromettere gli sforzi dell’UE volti a mantenere una linea comune nei confronti della Russia.

Le accuse riguardano non solo la politica energetica, ma anche la posizione ungherese sul conflitto in Ucraina. Dall’inizio dell’invasione su larga scala nel 2022, Orbán ha ripetutamente chiesto un cessate il fuoco immediato e negoziati di pace, opponendosi al sostegno finanziario europeo a Kiev. Durante una visita negli Stati Uniti, ha persino accusato i leader europei di essere «a favore della guerra».

Secondo Kirkegaard, la posizione di Budapest rappresenta un vantaggio strategico per Mosca, fungendo da potenziale strumento per indebolire la coesione europea: "Una sorta di cavallo di Troia per Putin all’interno dell’Ue", ha dichiarato.

Contrasti sul piano di ricostruzione dell’Ucraina

La frattura si estende anche alla proposta dell’Ue di utilizzare circa 140 miliardi di euro di beni statali russi congelati in Europa per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina, iniziativa cui l’Ungheria si oppone fermamente.

Prima della visita a Mosca, Orbán aveva inoltre espresso apprezzamento per un controverso piano di pace negoziato tra Stati Uniti e Russia, esclusi però Ucraina e Unione europea. Nonostante le critiche ricevute da molte capitali europee, Budapest ha sostenuto l’iniziativa e ribadito la necessità di mantenere un dialogo diretto con il Cremlino.

Sponda da Washington

Il rapporto privilegiato di Orbán con l’amministrazione Trump contribuisce ulteriormente a delineare il posizionamento internazionale dell’Ungheria. L’ex presidente statunitense ha espresso un forte sostegno al leader ungherese, definendolo un governante capace e impegnato nella tutela degli interessi nazionali.

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