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Il rapporto di Draghi sulla competitività dell'Ue: cinque punti chiave da cui trarre spunto

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e Mario Draghi, responsabile del rapporto sulla competitività
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e Mario Draghi, responsabile del rapporto sulla competitività Diritti d'autore  Aurore Martignoni/CCE
Diritti d'autore Aurore Martignoni/CCE
Di Paula Soler & Jack Schickler
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Debito comune, minaccia cinese, innovazione e automobili: Euronews riassume le oltre 400 pagine del rapporto sulla competitività dell'Unione europea di Mario Draghi

L'atteso rapporto dell'ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi sulla competitività europea ha finalmente visto la luce e la sua prima lezione per invertire la rotta rispetto alla crescita rallentata dell'Unione europea negli ultimi venti anni è di smettere di procrastinare.

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"Abbiamo raggiunto il punto in cui, senza un'azione, dovremo compromettere il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libertà", ha avvertito Draghi in occasione della presentazione del rapporto lunedì 9 settembre.

Nel suo rapporto di 400 pagine Draghi raccomanda come finanziare e coordinare le politiche europee per evitare di rimanere indietro sulla scena globale. Euronews ha raccolto le sue idee principali, che la seconda Commissione von der Leyen dovrà attuare se vuole evitare una "lenta agonia".

Il debito comune: la via da seguire per finanziare i bisogni dell'Ue

Secondo il rapporto di Draghi l'Unione europea deve mobilitare almeno 750-800 miliardi di euro all'anno per tenere il passo di concorrenti come gli Stati Uniti e la Cina.

"Per ottenere questo aumento sarebbe necessario che la quota di investimenti dell'Ue passasse dall'attuale 22 per cento circa del Pil al 27 per cento circa, invertendo un declino pluridecennale nella maggior parte delle grandi economie dell'Ue", si legge nella relazione, che sottolinea la necessità di un finanziamento comune e di una mobilitazione degli investimenti privati.

I prestiti comuni dell'Ue dovrebbero essere utilizzati regolarmente per soddisfare le ambizioni del blocco in materia di trasformazione digitale e green, nonché per il necessario potenziamento delle capacità di difesa, ha affermato Draghi.

"L'Ue dovrebbe continuare a emettere strumenti di debito comuni, sulla base del modello dei fondi del Next generation Eu, da utilizzare per finanziare progetti di investimento comuni che aumenteranno la competitività e la sicurezza", ha sottolineato l'ex presidente della Banca centrale europea.

Se i beni pubblici come le reti e le interconnessioni, le attrezzature per la difesa e la ricerca e l'innovazione nel settore della difesa non sono finanziati e pianificati congiuntamente, rischiano di essere insufficienti, avverte il rapporto.

L'Europa ha un "problema Cina"

La Cina viene ripetutamente citata nell'analisi di Draghi, il che potrebbe far presagire un cambiamento di tono nei confronti di Pechino. Negli ultimi anni il blocco ha visto la Cina come un partner nella cooperazione, un concorrente economico e un rivale sistemico. Ora anche come una "minaccia".

Affidarsi maggioramente alla Cina potrebbe offrire un modo più rapido ed economico per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell'Europa, osserva il professore nel rapporto, aggiungendo però che la concorrenza cinese sostenuta dallo Stato rappresenta una "minaccia" per l'industria automobilistica e delle tecnologie pulite del blocco.

Il commissario olandese designato Wopke Hoekstra, che si preannuncia come il prossimo commissario al commercio, ha fatto commenti simili in un discorso agli studenti della Eindhoven university of Technology la scorsa settimana.

"La Cina ci sta sfidando in modo così radicale che sarebbe ingenuo negare che l'Europa ha un problema con la Cina", ha detto Hoekstra sottolineando che, pur non avendo intenzione di tagliare i ponti con Pechino, il blocco dovrebbe agire per riequilibrare la situazione se la concorrenza rimane sleale.

Presentando il rapporto lunedì, Draghi ha raccomandato specificamente al blocco di analizzare la situazione caso per caso e di agire di conseguenza. "La politica commerciale deve essere pragmatica, cauta, specifica e difensiva", ha dichiarato.

Draghi ha anche detto che il blocco deve continuare a ridurre la sua dipendenza economica per aumentare la sua sicurezza interna, avvertendo che l'Ue è particolarmente dipendente da una manciata di fornitori per le materie prime critiche e la tecnologia digitale. Nel caso dei chip l'ex presidente della Bce ha osservato che il 75-90 per cento della capacità produttiva mondiale di semiconduttori wafer si trova in Asia.

Mantenere le imprese in Europa stimolando l'innovazione

L'Unione europea deve urgentemente riorientare i propri sforzi collettivi per colmare il divario di innovazione con gli Stati Uniti e la Cina, in particolare nell'alta tecnologia. "Il problema non è che l'Europa manchi di idee o di ambizione (...) ma che l'innovazione è bloccata: non riusciamo a tradurre l'innovazione in commercializzazione", ha dichiarato Draghi.

Negli ultimi cinque decenni nessuna azienda dell'Ue con un valore superiore a 100 miliardi di euro è stata creata da zero e dal 2008 il 30 per cento degli unicorni europei (start-up private con un valore superiore a 1 miliardo di dollari) ha lasciato il blocco perché non riusciva a crescere nel continente.

Con il mondo sull'orlo di una rivoluzione dell'Intelligenza artificiale, "l'Europa non può permettersi di rimanere bloccata nelle 'tecnologie e industrie di mezzo' del secolo scorso. Dobbiamo liberare il nostro potenziale innovativo", ha aggiunto il professore, investendo anche nelle competenze delle persone per soddisfare queste ambizioni.

Un focus sull'industria

Con molti settori chiave a rischio di delocalizzazione, Draghi fa ripetutamente riferimento alla necessità di avere una strategia industriale, ma lamenta l'incapacità dell'Unione di coordinarsi su di essa.

"Le strategie industriali oggi, come si vede negli Stati Uniti e in Cina, combinano più politiche", tra cui la politica fiscale, commerciale ed estera. "A causa del suo lento e disaggregato processo di elaborazione delle politiche, l'Ue è meno in grado di produrre una risposta di questo tipo", si legge nel rapporto.

Un esempio importante è rappresentato dalle automobili, un settore in cui l'Europa è in difficoltà. Gli oppositori citano spesso le ambiziose normative europee che prevedono l'eliminazione graduale dei veicoli a benzina e diesel in poco più di un decennio, ma anche le fabbriche dei produttori nazionali stanno lottando per competere con le auto elettriche cinesi, fortemente sovvenzionate.

Secondo Draghi, "è necessario un approccio globale che copra tutte le fasi" della produzione automobilistica, dalla ricerca all'estrazione dei dati, dalla produzione al riciclaggio. L'Ue deve evitare le "trappole del protezionismo" e non dovrebbe imporre sistematicamente tariffe ma, ha confermato, la concorrenza sponsorizzata dallo Stato costa posti di lavoro europei.

Il processo decisionale europeo deve essere riformato

Secondo il rapporto ridurre la burocrazia e rendere più efficienti le regole decisionali del blocco permetterà di agire più rapidamente. "L'Unione non si coordina laddove è importante, [e] le regole decisionali europee non si sono sostanzialmente evolute con l'allargamento dell'Ue e con l'aumento dell'ostilità e della complessità dell'ambiente globale che dobbiamo affrontare", ha affermato Draghi.

L'ex presidente della Bce propone un'azione urgente, sottolineando che uno degli ostacoli dell'Europa è il suo complesso e lento processo decisionale, che richiede in media 19 mesi per approvare nuove leggi ed è soggetto a molteplici veti lungo il percorso.

A partire dal 2019 l'Ue ha approvato circa 13mila atti legislativi, mentre gli Stati Uniti ne hanno approvato tremila atti e duemila risoluzioni, ha sottolineato Draghi durante la conferenza stampa: "Questo fa pensare: possiamo fare un po' meno e possiamo essere un po' più concentrati?".

Succederà?

Le conclusioni di Draghi, redatte con l'aiuto dei funzionari della Commissione, hanno ottenuto una notevole attenzione, ma il loro impatto a lungo termine non è chiaro. L'Unione europea sta indubbiamente affrontando una serie di crisi: il continuo slittamento dell'economia, la transizione ambientale e la guerra.

Ma le proposte di Draghi - il finanziamento di maggiori spese, il consolidamento dei mercati dei capitali e l'eliminazione dei veti nazionali - sono richieste di lunga data di Bruxelles che sono state ripetutamente osteggiate dagli stessi Stati membri del blocco.

È difficile che le cose cambino, dato che molti governi stanno affrontando la crescente minaccia dell'estrema destra. In particolare, i leader di Francia e Germania, tradizionali motori dell'integrazione dell'Unione, sono stati indeboliti dai recenti risultati elettorali.

La speranza della presidente della Commissione von der Leyen è di poter cambiare questa situazione, ponendo la questione al centro del suo mandato politico.

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