L'ex premier italiano ed ex presidente della Banca centrale europea ha presentato il rapporto sulla competitività dell'Ue chiesto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen per risollevare l'economia europea
Qui il link al rapporto completo
Il cambiamento deve essere "radicale", "urgente e concreto" e bisogna "puntare sulla crescita e la produttività", ha detto a Bruxelles l'ex primo ministro italiano ed ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, durante la conferenza stampa di presentazione del suo rapporto sulla competitività dell'Unione europea.
Assieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che lo ha brevemente introdotto, Draghi ha spiegato i passi da compiere per risollevare l'economia dell'Ue.
"Perché ci importa la crescita? Perchè ha a che fare con i nostri valori fondativi, la prosperità, l'uguaglianza, la libertà, la pace e la democrazia in un ambiente sostenibile. L'Ue esiste per garantire pienamente questi diritti fondamentali. Se non può farlo, allora ha perso la sua ragion d'essere. Valori come Pil e crescita sono legati ai valori fondamentali, ecco perché quello che stiamo cercando di fare adesso è esistenziale", ha ricordato Draghi.
"Dobbiamo capire che diventeremo sempre più piccoli verso le sfide da affrontare. Una risposta comune non è mai stata più necessaria", il monito di Draghi.
I tre pilastri della competitività: Innovazione, decarbonizzazione e sicurezza
"Fino a due anni fa, non avremmo avuto questa conversazione. Non possiamo ignorare che le condizioni sono cambiate. La crescita ha rallentato per un lungo periodo e ora il quadro del commercio globale è cambiato. La Cina sta competendo con noi sul mercato globale. La popolazione è destinata a continuare a calare e ora più che mai dobbiamo puntare sulla produttività", ha continuato Mario Draghi, che è poi passato al primo dei pilastri del suo rapporto, l'innovazione, soprattutto in relazione al gap da colmare con gli Stati Uniti.
Il secondo ambito di intervento è rappresentato dalla decarbonizzazione, da realizzare senza rinunciare a un aumento della competitività. "Vogliamo che la decarbonizzazione sia una fonte di crescita, che tutte le politiche siano in sintonia con i nostri obiettivi climatici. È importante che la decarbonizzazione sia un'opportunità di crescita ma, se non riusciamo a coordinarci, c'è il rischio che possa danneggiare la competitività e la crescita".
Il terzo concetto chiave è quello di un aumento della sicurezza degli approvvigionamenti per ridurre le dipendenze dall'esterno. Secondo Draghi, "Serve una politica estera comune, fare accordi con i Paesi più ricchi di risorse, creare partenariati industriali per garantire approvvigionamenti chiari e migliorare la catena industriale".
Riferendosi al rapporto, Draghi lo ha definito come "granulare e concreto". "Contiene 170 proposte concrete a livello generale poi declinate in sottoproposte di vario tipo. Non partiamo da zero, ma abbiamo la speranza di poter realizzare tutto quello che indichiamo nel rapporto".
Il tema del debito pubblico comune
Il rapporto indica una cifra compresa tra i 750 e gli 800 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi necessari ogni anno, per mantenere competititva l'economia europea. Per riuscirci, l’Unione dovrebbe valutare strumenti di debito comune, sul modello di quanto fatto durante la pandemia da Covid19 con il piano Next Generation EU.
"La grande domanda è: c'è bisogno di titoli di debito comuni sicuri? Sì, la risposta è sì. Sapete tutti come la penso: è uno strumento funzionale per raggiungere i nostri obiettivi", ha detto Draghi sul tema del debito pubblico comune "Serve una valutazione comune su quali siano i pericoli e le ricadute. E questo è un ambito in cui i Paesi membri devono mettersi d'accordo".
"Siamo già in modalità di crisi perenne e non riconoscerlo significa ignorare la realtà e andare verso una situazione che nessuno vuole", dice l'ex presidente del Consiglio. "Avanzare proposte necessarie per la produzione in Ue non è il piano B, è l'obiettivo principale: il tutto è urgente e verrà presentato ai leader Ue perché saranno loro a rispondere adottando decisioni pratiche".
La presidente von der Leyen sembra abbastanza aperta all'idea. "Prima c'è la definizione di priorità e progetti comuni, poi ci sono due strade possibili: i finanziamenti nazionali o nuove risorse proprie. Saranno Paesi membri a decidere come agire".
Al contrario, alcuni governi potrebbero opporsi, rendendo di fatto l'emissione di debito comune molto difficile da realizzare. Lo spiega a Euronews Guntram Wolff, del think tank Bruegel.
"In Germania non c'è un governo di coalizione nella posizione di compiere alcun progresso in questa direzione. Politicamente sono molto divisi e anche l’opposizione è contraria. In Francia, non c'è un panorama politico chiaro che possa aiutare a costruire la fiducia. Alla fine, l'emissione di debito comune funziona davvero solo quando si ha più fiducia tra gli Stati membri, cosa che nel nostro caso non avviene".
La relazione è stata presentata in un momento chiave del ciclo politico dell'Ue, pochi giorni prima che von der Leyen nomini i nuovi commissari. Proprio la presidente della Commissione aveva dato mandato a Draghi un anno fa di capire come risollevare l'economia dell'Ue, soprattutto in relazione al crescente divario di produttività con gli Stati Uniti.
Il rapporto aiuterà von der Leyen a definire i compiti contenuti nei protafogli dei prossimi commissari, come ha chiarito la presidente.