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L'energia geotermica può sostituire il 42% dell'elettricità Ue da fossili: quale Paese guida?

La più grande centrale geotermica d’Europa, a Hellisheiði, in Islanda.
La più grande centrale geotermica d’Europa, Hellisheiði, in Islanda. Diritti d'autore  Copyright Business Wire 2024. AP
Diritti d'autore Copyright Business Wire 2024. AP
Di Liam Gilliver
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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I sistemi geotermici avanzati potrebbero emancipare l'UE dai combustibili fossili, anche nei Paesi privi di attività vulcanica.

Le nuove tecnologie stanno aprendo la strada all’elettricità geotermica in aree molto più vaste d’Europa e potrebbero contribuire a ridurre la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili inquinanti.

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Un nuovo rapporto del think tank energetico Ember rileva che nell’UE si potrebbero sviluppare 43 GW di capacità geotermica avanzata a meno di 100 €/MWh, un costo paragonabile a quello dell’elettricità da carbone e gas.

Sebbene rappresenti solo una frazione del potenziale geotermico totale dell’Europa, i ricercatori stimano che uno sviluppo coordinato a livello UE potrebbe fornire circa 301 TWh di elettricità all’anno. È l’equivalente di quasi la metà (42 per cento) della produzione da carbone e gas prevista nell’UE nel 2025.

Il rapporto afferma che, a livello globale, la geotermia potrebbe coprire fino al 15 per cento della crescita della domanda di elettricità entro il 2050, ma avverte che l’UE rischia di perdere la sua leadership in questa fonte rinnovabile se la diffusione resterà «lenta e disomogenea».

Energia geotermica nell’UE: quali Paesi hanno il potenziale maggiore?

I ricercatori sostengono che i progressi nelle tecniche di perforazione e nell’ingegneria dei serbatoi sotterranei stanno aprendo la strada ai sistemi geotermici avanzati (EGS), in grado di fornire energia pulita e scalabile in gran parte del continente.

A differenza degli impianti geotermici convenzionali, limitati alle zone vulcaniche o ai margini delle placche tettoniche (come l’Islanda), gli EGS prevedono perforazioni fino a otto chilometri di profondità nella roccia calda e compatta, l’iniezione di fluidi nelle fratture e il pompaggio in superficie del fluido riscaldato per generare elettricità.

Questa tecnologia moderna permette di produrre elettricità geotermica a costi competitivi anche al di fuori delle aree tradizionalmente ad alta temperatura.

Secondo Ember, il «potenziale tecno-economico» dell’energia geotermica nell’Europa continentale potrebbe arrivare a circa 50 GW, abbastanza per alimentare circa 30 milioni di abitazioni.

Entro questa soglia, l’Ungheria rappresenta la quota maggiore, con circa 28 GW di energia geotermica ancora non sfruttata. Seguono la Turchia (6 GW), mentre Polonia, Germania e Francia dispongono di circa 4 GW ciascuna.

«La capacità di generazione geotermica non solo può essere sviluppata a costi contenuti, ma, in quanto tecnologia priva di costi del combustibile, offre anche il vantaggio aggiuntivo di essere isolata dalla volatilità dei prezzi delle materie prime e dall’aumento del costo della CO₂, rafforzando nel tempo il suo ruolo di fonte stabile di elettricità programmabile e a basse emissioni», si legge nel rapporto.

Nuove profondità per la transizione energetica europea

Tatiana Mindekova, consigliera politica presso Ember (fonte in inglese), sostiene che la geotermia moderna «sta spingendo la transizione energetica a nuove profondità», aprendo risorse di energia pulita che a lungo sono state considerate «irraggiungibili e troppo costose».

«Oggi però l’elettricità geotermica può essere più economica del gas», afferma. «È anche più pulita e riduce la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di combustibili fossili».

Mindekova aggiunge che la sfida per l’Europa non è più se le risorse geotermiche esistano, ma se «il progresso tecnico sarà accompagnato da politiche che consentano di crescere in scala e ridurre i rischi nelle fasi iniziali».

L’UE sta rimanendo indietro sull’energia geotermica?

Sebbene progetti EGS siano stati avviati in Paesi come Francia, Germania e Svizzera già negli anni 2000, gli esperti avvertono che le lunghe procedure di autorizzazione e il «sostegno nazionale incoerente» hanno rallentato la diffusione commerciale.

Al contrario, negli Stati Uniti e in Canada i progetti stanno ampliando molte delle tecniche sperimentate per la prima volta in Europa. Ora la pipeline di progetti geotermici prevista in Nord America è destinata a superare quella europea.

«Una diffusione ritardata rischia inoltre di spostare in altre regioni gli effetti di apprendimento, lo sviluppo delle catene di approvvigionamento e la riduzione dei costi, aumentando i costi futuri dei progetti europei anche dove le risorse sono disponibili», avverte il rapporto.

«Senza una maggiore attenzione al finanziamento su scala di mercato, l’Europa potrebbe perdere i benefici economici e industriali di tecnologie di cui è stata tra le pioniere».

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