Sulla scia di Francia e Spagna anche in Italia si accende il dibattito, non solo a livello politico, su come intervenire per arginare il fenomeno. Oltre agli esperti, anche gli stessi adolescenti chiedono maggiore prevenzione
In Italia cresce l’allarme per le dipendenze digitali tra gli adolescenti. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, citati dall'impresa sociale “Con i Bambini” impegnata nel contrasto alla povertà educativa tra i minori, circa 100mila ragazzi tra i 15 e i 18 anni sono a rischio dipendenza dai social network.
A questi si aggiunge un dato altrettanto significativo: mezzo milione di giovani soffre di gaming disorder, ovvero di dipendenza dal gioco online.
Per l’Associazione Social Warning, Movimento etico digitale, il 77% degli adolescenti italiani si dichiara dipendente dai dispositivi digitali. Un abitudine che molti giovani, pur consapevoli del problema, fanno fatica a contrastare per mancanza di strumenti.
Povertà educativa e problemi relazionali: le cause del problema
“Con i Bambini”, che ha finanziato finora oltre 800 progetti in tutta Italia nell'ambito del Fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa minorile, segue da tempo il fenomeno.
Secondo un recente studio curato dall'organizzazione, tra le cause principali della dipendenza digitale emergono soprattutto la povertà educativa e le difficoltà relazionali.
“Quasi la maggior parte, oltre il 75% degli adolescenti che vive in condizioni di isolamento e che vive dipendente dai social, dai giochi, ha una relazione distorta, disfunzionale o assente con i propri genitori”, spiega a Euronews, Simona Rotondi, responsabile attività istituzionali di “Con i Bambini”.
Il dibattito sulle regole: "Vietare non basta"
Il tema è al centro di un confronto anche a livello internazionale. Con una risoluzione votata lo scorso novembre, il Parlamento europeo ha chiesto che venga fissata a 16 anni, l’età minima per accedere alle piattaforme social.
Francia e Italia stanno valutando l’introduzione di una legge per vietare l’uso delle piattaforme social ai minori di 15 anni. Un’iniziativa simile è allo studio anche in Spagna.
“Il dispositivo legislativo è necessario ma non sufficiente”, sottolinea Rotondi. “Può controllare, tutelare e proteggere, ma non basta a cambiare e migliorare la situazione culturale delle nostre famiglie e dei nostri ragazzi. La sfida è educativa. Non basta vietare, anzi non bisogna puntare sulla chiusura del digitale, ma sull'apertura alla vita. Bisogna riconnettere i ragazzi al territorio”, aggiunge.
Secondo gli esperti, dunque, il divieto può rappresentare uno strumento di tutela, ma non può sostituire un percorso educativo strutturato.
Genitori preoccupati, giovani consapevoli
A lanciare l’allarme sono soprattutto i genitori. Secondo un’indagine promossa da “Con i Bambini” condotta dall**'Istituto Demopolis**, l’83% degli adulti italiani si dice allarmato dalla dipendenza degli adolescenti da internet, smartphone e tablet.
“Siamo preoccupati però non riusciamo a toglierle il telefono ai nostri figli, non sappiamo come fare, istituzioni e scuole devono aiutarci”, racconta un genitore.
Anche tra i giovani emerge una consapevolezza crescente. “Noi giovani ci informiamo così, si leggono meno i giornali e le notizie passano attraverso i social", spiega a Euronews una giovane ragazza, uso tanto il telefono.
"Non possiamo impedire i social, il mondo è iper-tecnologizzato, bisognerebbe insegnare a usarli in modo consapevole. Sarebbe preferibile intervenire sulla prevenzione piuttosto che sulla repressione”, conclude.