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Italia a Washington con Tajani per il Board of Peace, Usa contro il "no" del Vaticano

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Di Giorgia Orlandi
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Ruolo delicato per Tajani, che si trova a rappresentare il governo Meloni a Washington per il primo giorno di lavori del Board of Peace, mentre la Casa Bianca attraverso le parole della portavoce Leavitt, critica il Vaticano per il rifiuto a partecipare al Consiglio

“Deeply unfortunate”, tradotto “molto spiacevole”, con queste parole la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha commentato la decisione del Vaticano di non aderire al Board of Peace.

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Il Cardinale Pietro Parolin, aveva espresso forti perplessità sulla "natura particolare" del Board, puntualizzando che la Santa Sede non vi avrebbe preso parte poiché l'ente “non riflette lo status e le funzioni tipiche degli altri Stati e organismi internazionali”.

Parolin ha precisato che, a livello globale, dovrebbe essere soprattutto l'Onu a gestire tali situazioni di crisi, una posizione che non corrisponde alla strategia del Presidente Usa Donald Trump, intenzionato a gestire la ricostruzione attraverso l’adesione di Paesi partner pronti a investire.

Nel suo intervento Leavitt, ha difeso l’iniziativa del Board in seguito al “no” della Santa Sede, dicendo che la pace non può essere “né politica, né controversa”.

Una scelta comunque "difficile" da digerire per l'amministrazione Trump, visto che Leone XIV è il primo Papa americano.

“L’amministrazione americana, ha ribadito Leavitt, vorrebbe che tutti gli invitati possano partecipare perché, ha detto, si parla di ricostruzione di una terra martoriata da sofferenza e povertà e il presidente ha in mente un piano ambizioso di ricostruzione”, ha concluso.

I dubbi della Santa Sede, sono condivisi da molti anche se ad oggi, resta una delle poche istituzioni a non aver ceduto alle pressioni di Trump e che a differenza di numerosi Paesi si è rifiutata di partecipare anche come osservatore.

Unione europea, Italia, Romania ,Grecia e Cipro sono tra i pochi “osservatori” confermati che partecipano all'incontro di giovedì, ma non in qualità di “full member”.

La portavoce della Casa Bianca ha fatto sapere che sono una ventina in tutto i Paesi che hanno accettato di aderire, con uno stanziamento di 5 miliardi di dollari per la ricostruzione contro i 70 secondo le stime dell’Onu.

Tajani all'inaugurazione del Board, test di fedeltà politica per l’Italia

Le parole di Leavitt non rendono sicuramente facile la posizione del governo italiano rappresentato dal ministro degli Esteri Tajani.

Non solo, la scelta di inviare il titolare della Farnesina rappresenta un’inversione rispetto alla decisione iniziale secondo cui a rappresentare l’esecutivo, fosse la stessa presidente del consiglio Meloni.

Questo per mantenere un profilo basso visto che Meloni sarebbe stata l’unica figura politica di peso tra le cancellerie occidentali. Ma la decisione di inviare un vice di Tajani o comunque una figura diplomatica di rango inferiore non è passata.

Meloni ha deciso per il numero uno della diplomazia, che a oggi è l’unico ministro tra i Paesi Ue ad aderire ai lavori, con l’intento di inviare un chiaro segnale a Trump.

L’Italia aveva detto il ministro degli Esteri durante l’audizione in parlamento, “è protagonista nell'area del Mediterraneo e come gli altri partner regionali deve sedersi al tavolo dei lavori”.

Tajani, “Lavoriamo esclusivamente per la pace”

Prendendo la parola da Washington, Tajani ha poi voluto chiarire, in linea con le parole della Casa Bianca che non si tratta di favoritismo: "Paesi come la Germania, il Regno Unito, la Norvegia, tanti altri Paesi europei partecipano da osservatori a questa riunione dove si parla del futuro di Gaza. Noi lavoriamo per la pace. Non si tratta di stare a favore di uno o contro qualcun altro".

"Prima della riunione vedrò l'alto rappresentante per la ricostruzione di Gaza che è un mio ex collega al Parlamento Europeo, il bulgaro Nikolay Mladenov, e vedremo cosa potremo fare", ha aggiunto il titolare della Farnesina.

Il ministro ha poi confermato l’invio di carabinieri per la formazione della polizia locale e che la presenza dell’Italia è fondamentale. "L'Italia sarà presente nella ricostruzione perché è vitale la stabilizzazione di questo territorio, ha detto Tajani, perché attraverso questo passano grandissime rotte commerciali fondamentali per il nostro paese, a cominciare da quella del Mar Rosso".

Ue, “Nostra partecipazione motivata da impegno su cessate il fuoco, ma non saremo membri del Board”

Nonostante i dubbi già espressi, non solo sulla governance del Consiglio ma anche su altri aspetti della proposta di Trump, l’Unione europea ha comunque deciso di partecipare alla riunione di giovedì inviando la Commissaria Dubravka Šuica.

Una decisione ribadita dalle parole del portavoce della Commissione Guillaume Mercier rispondendo a una domanda nel corso del Middaysulla partecipazione dell’Ue.

“La nostra partecipazione va vista nel contesto del nostro impegno di lunga data per l'attuazione di un cessate il fuoco a Gaza, nonché del nostro impegno a partecipare agli sforzi internazionali per la ripresa e la ricostruzione di Gaza. Crediamo di avere un ruolo importante da svolgere” ha detto Mercier che ha ribadito che l’Ue non entrerà a far parte del Board.

Stando a fonti di Euronews, la missione di Šuica sarebbe stata comunque criticata da diversi Paesi Ue, durante un incontro a porte chiuse tra ambasciatori a Bruxelles nella giornata di mercoledì. Tra i più polemici vengono citati: Francia, Spagna, Belgio, Germania, Irlanda e Portogallo.

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