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Le trivellazioni nell'Adriatico tornano a minacciare il Delta del Po

Il Delta del Po copre un'area di circa 500 km2 nell'Italia nord-orientale.
Il Delta del Po copre un'area di circa 500 km2 nell'Italia nord-orientale. Diritti d'autore Riccardo Celio
Diritti d'autore Riccardo Celio
Di Rebecca Ann Hughes
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Il Delta del Po, che già sconta l'impatto di decenni di attività estrattive, deve fare i conti con nuovi problemi legati ai cambiamenti climatici e alla volontà di sfruttare nuovi giacimenti di gas offshore

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Il Delta del Po si estende su una superficie di circa 500 km2 nell'Italia nord-orientale. Situate a circa un'ora da Venezia, le zone umide attraversate dai corsi d'acqua sono tra le più grandi del Mediterraneo. 

Creato in parte dalla lenta sedimentazione e in parte dagli sforzi di bonifica dell'uomo, il parco è un complesso mosaico di lagune, paludi, spiagge e terreni agricoli. Tuttavia, questa riserva di biodiversità protetta dall'Unesco deve difendersi da un progetto di trivellazione offshore alla ricerca di gas, nel mare Adriatico.

Il Delta del Po protetto dall'Unesco continua a sprofondare

All'imbocco del Delta del Po, dove lembi di terra emergono in un labirinto di canali e lagune, un fatiscente magazzino di mattoni giace semi-sommerso dall'acqua. Un tempo l'edificio si trovava sull'isola della Batteria, insieme a un gruppo di case.

A metà del XX secolo, l'acqua ha iniziato però a lambire le coste dell'isola, non a causa dell'innalzamento del livello del mare ma per via del progressivo sprofondamento del terreno. I residenti cercarono di adattarsi con coltivazioni di riso, ma a partire dagli anni Settanta furono costretti ad abbandonare la zona. 

Ad accelerare il processo è stata proprio l'attività estrattiva di gas, che dagli anni Trenta agli anni Sessanta ha contribuito a rendere ancora più instabile il terreno, alimentando il processo di subsidenza.

Anche diverse altre aree di terreno intorno al bordo del delta scomparvero sott'acqua.

Nel 1959, c'erano 1.424 pozzi che estraevano fino a 300 milioni di metri cubi di gas all'anno. Dopo che un'indagine governativa scoprì che le trivellazioni stavano causando lo sprofondamento del terreno, l'attività estrattiva fu interrotta nel 1965. Rispetto alla fine del XVIII secolo a oggi, alcune aree del Delta del Po sono scese fino a quattro metri sotto il livello del mare, secondo il direttore del Consorzio di bonifica del Delta del Po Giancarlo Mantovani.

Solo una piccola parte è dipesa da cause naturali. In particolare, l'accumulo di sedimenti portati dai fiumi causa la compattazione e lo sprofondamento del suolo, ma solo per uno o due millimetri all'anno.

L'isola della Batteria è stata abbandonata dagli anni Settanta in poi
L'isola della Batteria è stata abbandonata dagli anni Settanta in poiRebecca Ann Hughes

Anche la stessa bonifica ha un impatto in questo senso, ma con una subsidenza di circa 70 centimetri all'anno. Ma "il vero problema è stato creato con l'estrazione del metano", ha dichiarato Mantovani al Internazionale. Il livello del suolo ha poi continuato a diminuire, poiché "quello che è stato avviato non è un motore che si accende e si spegne a piacimento", ha aggiunto.

Ora è una lotta costante per tenere a bada l'acqua utilizzando pompe di drenaggio e barriere idrauliche. Alti argini costeggiano gli affluenti del Po. Dalle strade in cima, si può vedere chiaramente come l'acqua sia spesso significativamente più alta della superficie della terra.

Il più grande delta d'Italia lotta contro il cambiamento climatico

Il Delta del Po deve inoltre fare i conti con una serie di condizioni problematiche indotte dai cambiamenti climatici.  Da diversi anni, l'area soffre di una situazione di prolungata siccità. A questa fanno seguito episodi di precipitazioni torrenziali che in poche ore scaricano mesi di pioggia, che il terreno arido non riesce ad assorbire.

La mancanza di acqua glaciale che scende dalle montagne e l'innalzamento del livello del mare fanno poi sì che l'acqua dolce dei fiumi venga contaminata dal sale. "Certamente, quello a cui stiamo assistendo è il risultato dei cambiamenti climatici in corso, che sono già in atto", ha dichiarato a FairPlanet Ramona Magno, esperta di siccità e desertificazione presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Queste condizioni stanno distruggendo la ricca biodiversità e i fragili habitat del delta. Qui vivono oltre 350 specie di uccelli e più di 1.000 specie di piante. Aironi, fenicotteri e garzette delle nevi affollano le paludi, mentre il paesaggio variegato comprende antiche foreste, dune di sabbia giganti e un giardino botanico pieno di pini marittimi.

Ma ci sono già segni di cambiamento. L'acqua salata sta cancellando aree di foresta nella quale gli alberi morti spuntano dalle lagune stagnanti. Il Delta del Po è tra l'altro un'area agricola, con ettari di risaie e piantagioni di mais, ma l'alta concentrazione di sale nell'acqua sta causando difficoltà di irrigazione.

Un'immagine del Delta del Po
Un'immagine del Delta del PoPaolo Comai

Alla foce del delta, un'area nota come Sacca degli Scardovari ospita una comunità di pescatori di vongole e cozze. La costa è costellata di capanne di legno su palafitte dove i crostacei vengono raccolti e lavorati.

Ma il riscaldamento delle acque mette a rischio anche il sostentamento di questi pescatori. L'aumento delle temperature sta alterando l'ambiente marino, provocando un'invasione di granchi blu: una specie non autoctona che si nutre proprio di vongole e cozze e ne ha decimato le popolazioni.

Il Delta del Po italiano è di nuovo in pericolo a causa delle trivellazioni offshore

Nonostante i rischi che già incombono sul fragile Delta del Po, se ne profila un altro. Ora che la guerra in Ucraina ha ridotto le forniture di gas, il governo ha dato il via libera alla ripresa delle trivellazioni nell'alto Adriatico. Ciònonostante i ripetuti avvertimenti sui rischi di danni ambientali.

"Abbiamo cercato di sensibilizzare tutti su questioni concrete come l'aumento della salinità che danneggia l'agricoltura", ha dichiarato a Internazionale Vanni Destro, portavoce del Comitato Polesine No Trivelle. "Ma a volte manca anche la memoria di ciò che è già successo. E quindi molti si allarmano solo se gli si fa notare che anche Venezia potrebbe sprofondare a causa della subsidenza".

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Mentre le trivellazioni terminate negli anni Sessanta avvenivano sulla terraferma, i nuovi pozzi saranno situati in mare aperto. Questo riduce il rischio di subsidenza, ma sono comunque abbastanza vicini da provocare un effetto, dicono gli esperti.

"Siamo già sommersi dal granchio blu, ora le trivelle: rischiamo il collasso definitivo", ha spiegato Roberto Pizzoli, sindaco della città deltizia di Porto Tolle. Per molti gruppi ambientalisti e politici locali, i pericoli superano di gran lunga i possibili benefici. Dai giacimenti si estrarrebbero al massimo 10 miliardi di metri cubi di gas in 16 anni, una piccola parte del consumo annuale italiano di 70 miliardi di metri cubi.

"Le trivellazioni sarebbero irrilevanti per il nostro fabbisogno energetico, ma avrebbero un impatto notevole sull'ambiente", ha confermato ai media il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. "Il tema  si ripresenta ciclicamente e il delta si dimostra sempre più un territorio delicato e fragile che va tutelato", ha aggiuntoLuisa Beltrame, sindaco del comune di Ariano nel Polesine. "Abbiamo bisogno di certezze e garanzie per salvaguardare il futuro di questo ambiente e la vivibilità delle nostre comunità che già soffrono per altre emergenze".

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