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Foreste più grandi e più sane: come possiamo proteggerle?

Foreste più grandi e più sane: come possiamo proteggerle?
Diritti d'autore euronews
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Di Cyril Fourneris
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La Svezia è il Paese europeo con la maggiore superfice di boschi e i suoi alberi contribuiscono in grande misura allo stoccaggio della CO2. Ma l'industria del legname è contraria a nuove misure che limitino l'abbattimento degli alberi

L'Europa è ricca di foreste. Il loro ruolo è fondamentale: purificano l'aria e combattono il cambiamento climatico causato dall'uomo. Il loro legno, però, è molto ambito: le foreste sono state distrutte, ripiantate e sfruttate dall'industria per costruire case, mobili e produrre carta.  

In Europa il numero di foreste è in aumento, ma la loro salute è in declino. Come possiamo prenderci cura di loro? Abbiamo cercato le risposte in Svezia, il Paese con le foreste più grandi d'Europa: ricoprono i due terzi del Paese e sono una risorsa economica per molte persone.

Kalmar, nel sud del Paese, uno dei maggiori esportatori al mondo di materiali a base di legno. Un'industria che ha bisogno di molti alberi. In Svezia molte antiche foreste sono scomparse, sostituite da piantagioni monocolturali. Per Jiborn conosce bene l'argomento: è nel cda della società svedese per la Conservazione della natura. Jiborn ha mostrato a Euronews gli effetti del taglio raso, tecnica che prevede il taglio di tutti gli alberi presenti in una certa area di bosco.

I rischi del taglio raso

"Dieci anni fa qui c'era una foresta - dice Jiborn a proposito di un'area di bosco dove tutti gli alberi sono stati tagliati -. Ora qui batte il sole tutto il giorno. Il terreno si secca. Gli insetti in quest'area devono vivere in un ambiente completamente diverso rispetto a prima".

Nell'area sono stati ripiantati dei pini, ma non si può ripiantare un ecosistema: è ciò che ci ha spiegato Markus Steer, un forestale, durante un incontro in un bosco della regione. "Piantano una sola specie, tutti alberi della stessa dimensione - dice Steer -. Qesta gestione riduce la cattura dei gas serra emessi dall'uomo".

Peter Johnson
Un modo semplice e veloce per stimare l'età di un albero è abbracciarlo.Peter Johnson

"Quando il materiale organico si decompone, disperde CO2 nell'atmosfera - spiega Steer -. Ma una foresta ha anche una funzione di stoccaggio della CO2. Col taglio raso resta praticamente solo materiale in decomposizione. Stando agli scienziati questo significa che in Svezia, per almeno sette anni dopo il taglio, la foresta è solo una fonte di CO2".

Ma ci sono anche foreste sane. Markus lavora con proprietari terrieri che vogliono gestire le loro foreste in modo sostenibile. Peter Johnson è uno di loro. Nel suo terreno non si effettua il taglio raso: gli alberi da abbattere vengono selezionati. Quelli con un alto valore ambientale vengono preservati. E ce ne sono molti, di vari tipi: abete rosso, pino, betulla, quercia, pioppo e frassino. 

Piante, insetti e animali ne traggono beneficio. E anche Peter, che gestisce il suo terreno con la tecnica della "copertura forestale permanente": dice di averne beneficiato finanziariamente. "L'unico costo che abbiamo è quello per l'abbattimento di singoli alberi che generano un buon profitto - dice Johnson -. Il resto della foresta è ancora qui. Non dobbiamo sostenere più i costi per il taglio di piccoli alberi".

La foresta svolge appieno il suo ruolo di serbatoio di CO2, uno degli obiettivi di una legge europea sul ripristino delle foreste. "Gli alberi assorbono CO2 - dice Steer -. Quando si taglia, il terreno si secca e muore. Un taglio netto è una bomba climatica. Se si esclude il taglio raso dalla silvicoltura, si disinnesca la bomba".

L'industria svedese del legname non è d'accordo. I suoi membri sostengono di ripiantare più alberi di quanti ne abbattano e di avere un impatto positivo sul clima. È in corso un braccio di ferro tra questo potente settore economico e l'Unione europea, che ha recentemente presentato la sua nuova strategia per le foreste.

Sinkevicius: "Dobbiamo investire in una migliore gestione delle foreste"

Per saperne di più ne abbiamo parlato con il Virginijus Sinkevicius, commissario europeo per l'Ambiente. L'Unione europea vuole migliorare lo stato degli ecosistemi ben oltre i parchi naturali. Ma nelle foreste c'è molto lavoro da fare: secondo Sinkevicius la metà è in cattive condizioni.

"Le foreste sono multi-tasking - dice il commissario per l'Ambiente -. Ripuliscono l'aria, ci danno ombra e mitigano le temperature, ma sono anche un grande serbatoio di CO2. Se perdessimo questo serbatoio, dovremmo fare a meno di qualcosa dal grande valore".

Per Sinkevicius è ancora possibile invertire la rotta. "Credo che possiamo invertire la tendenza - dice il commissario -. Non dobbiamo pensare alle foreste solo come a una fonte di legname. Dobbiamo considerare gli altri valori che le foreste possono fornire e, naturalmente, cercare di ricompensare i proprietari delle foreste per questo. Dobbiamo investire in una migliore gestione delle foreste, perché possono anche prevenire i disastri naturali. Fanno un ottimo lavoro con l'acqua, evitano le frane, situazioni di siccità e persino le alluvioni".

Ma a Bruxelles c'è un consenso su come gestire meglio le nostre foreste? "È una cosa strana, ogni Stato membro è molto orgoglioso delle proprie pratiche, di come gestisce le foreste, e ne sono felice - premette Sinkevicius -. Ma con la perdita dei bacini, con il declino degli habitat, alcune di queste pratiche non sono così buone come gli Stati membri pensano. La cosa positiva è che tutti hanno a cuore le foreste e vogliono salvare e aumentare la copertura forestale. Penso che dovremmo guardare oltre il singolo albero, in modo da avere foreste più belle e più sane".

Una nuova legge europea sul ripristino della natura può cambiare il paesaggio della Svezia? "Tendenzialmente vedrei negativamente una nuova legge, perché penso davvero che non sia necessaria - dice Steer -. Ma finché si racconta la storia che è una cattiva idea gestire le foreste senza il taglio raso, la transizione non avverrà: quindi va bene avere una nuova legge".

Per Johnson "la cosa più importante è distribuire i rischi e fare in modo che l'industria non prenda più di quanto la foresta possa fornire", mentre per Jiborn una nuova legge sarebbe "un'opportunità per usare le foreste per le attività ricreative e per il turismo basato sulla natura, in modo da fare più soldi e generare più posti di lavoro".

Le opinioni e i pareri espressi in questo articolo non rappresentano necessariamente le opinioni e i pareri della Commissione europea o di altri enti.

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