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Un murale paragona Macron a Hitler. Putiferio per l'opera comparsa (e subito cancellata) in Francia

L'opera di Lekto in Francia
L'opera di Lekto in Francia Diritti d'autore Twitter
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Di Giulia AvataneoDavid Mouriquand
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Un murale paragona Macron a Hitler. Putiferio per l'opera comparsa (e subito cancellata) in Francia

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Mai sentito parlare della legge Godwin?

È un adagio di Internet in base al quale man mano che una discussione va avanti, indipendentemente dall'argomento, prima o poi arriverà un paragone con i nazisti o con Hitler.

In alcuni casi è azzeccato. In altri, molto meno.

La Francia è nel mezzo di una discussione molto accesa - per usare un eufemismo - sulla riforma delle pensioni e sul controverso uso da parte del Presidente Macron di un articolo costituzionale per aggirare il voto parlamentare sulla legge. Le proteste hanno paralizzato il Paese e gli artisti, come i manifestanti, hanno colto l'occasione per tirar fuori la loro vena creativa.

Ma un'opera d'arte ha suscitato polemiche.

L'immagine è un murale realizzato il 2 aprile (e cancellato due giorni dopo) nella città sudorientale di Avignone. Il disegno dell'artista Lekto raffigura Emmanuel Macron come Hitler, con la scritta "49.3" (il contestato articolo della Costituzione che permette di bypassare il parlamento) al posto dei caratteristici baffetti del dittatore.

L'opera era accompagnata dalla scritta "No grazie", a cui è stato aggiunto: "Si jamais... Peinture satyrique" ("Non si sa mai... quadro satirico").

Accuse e difesa

La città di Avignone ha subito annunciato che l'affresco sarebbe stato rimosso e molti hanno condannato il paragone tra i due personaggi. La giornalista Anne Sinclair si è indignata, definendo l'opera "abietta" e Isabelle Rome, ministro per le Pari Opportunità, ha reagito su Twitter chiedendo: "Di cosa stiamo parlando? Il disegno mi dà la nausea". Sul fronte opposto, Manuel Bompard, coordinatore di France Insoumise, ha difeso l'autore in nome del "diritto di satira".

Lekto sta diventando una spina nel fianco per le autorità francesi, soprattutto perché non è la prima volta che provoca polemiche.

È difficile capire chi si celi dietro lo pseudonimo di Lekto, dal momento che l'artista rifiuta le richieste d'intervista. Il suo account Instagram, aperto ad agosto 2020, fa pensare che si tratti di un giovane artista. Alcuni hanno ipotizzato che si tratti di un diplomato della scuola d'arte di Avignone, dal momento che i suoi disegni continuano a spuntare nella regione.

Il profilo di Lekto rivela altri murales a tema politico, ma anche ispirati alla pandemia e alle restrizioni sanitarie. L'autore sembra avere una mentalità cospirativa e antigovernativa.

Il precedente infausto

L'opera di Hitler-Macron si trova nei paraggi di un altro murale che ha suscitato clamore la scorsa estate. Una precedente opera di Lekto, realizzata nel 2022, rappresentava Emmanuel Macron come Pinocchio, manipolato dal burattinaio Jacques Attali, famoso teorico economico e sociale francese.

Intitolato La bête 2 l'événement, che negli ambienti cospirazionisti è un riferimento all'Apocalisse, è stato coperto dopo aver suscitato scalpore sui social network, per le forti sfumature antisemite e l'iconografia fascista. Il simbolismo del burattinaio che controlla il mondo da dietro le quinte, come l'abito formale e i guanti bianchi sono frequenti nella classica iconografia antisemita.

Le conferme sono arrivate dalla Lega di Difesa Ebraica e dall'Unione degli Studenti Ebrei di Francia. La prima ha elencato i simboli antisemiti: "La personalità ebrea e influente (Jacques Attali), lo sguardo preoccupato e le mani che manovrano marionette per far capire che gli ebrei governano il mondo".

Un caso penale

L'avvocato di Jacques Attali, Cyril Bonan, ha dichiarato l'anno scorso che l'affresco "riprende tutti i codici antisemiti d'inizio secolo".

Il prefetto di Vaucluse ha chiesto di cancellarlo, mentre la comunità urbana di Avignone e il municipio hanno cercato di difendere il graffito invocando la libertà di espressione. Alla fine l'opera è stata coperta.

Lekto è stato denunciato al tribunale penale per offesa pubblica legata a motivi di origine, etnia, nazione, razza o religione, ma anche per incitamento alla discriminazione. Il processo, già rinviato tre volte, si terrà il 14 settembre.

Resta da vedere se altre persone interverranno in difesa del graffitaro, sposando la tesi del "dipinto satirico" o criticando il perbenismo e la frequenza delle accuse di "fascismo" o "nazismo".

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