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Preservare la cultura: il progetto per salvare le voci dimenticate della Russia dello scorso secolo

Preservare la cultura: il progetto per salvare le voci dimenticate della Russia dello scorso secolo
Diritti d'autore  Copyright: Persönliches Archiv von Andrei Danilin
Di David Mac Dougall

La voce nella registrazione è gracchiante e distante. Il canto febbrile di uno sciamano in un villaggio nella regione artica della Russia, registrato decenni fa, e che ora sta svanendo nella storia. La sua voce dimenticata è una delle migliaia raccolte in Unione Sovietica, mentre gli etnografi catalogavano la vita quotidiana, le canzoni, il folklore e le lingue dei popoli di tutta la federazione.

La collezione, attualmente conservata negli archivi dell'istituto di ricerca Pushkin House di San Pietroburgo, è al centro di un nuovo progetto, in collaborazione con l'Università di Aberdeen in Scozia, per digitalizzare e salvare in particolare le voci del nord artico.

"Questo archivio ha registrazioni su nastro che risalgono alle prime registrazioni su nastro a bobina negli anni '30. Arriva fino agli anni '70 e comprende registrazioni fatte da etnografi di tutta la Russia", spiega il professor David Anderson, un antropologo dell'Università di Aberdeen che ha recentemente ottenuto 50mila dollari per finanziare il progetto biennale di digitalizzazione.

"Gli apparecchi sovietici originali su cui hanno registrato non funzionano più, e l'archivio non ha più i mezzi per riprodurre questi suoni", dice Anderson, anche se alcune delle registrazioni realizzate su cilindri di cera nel lontano 1890 possono ancora essere riprodotte su un fonografo moderno.

University of Aberdeen
Alcuni nastri nell'archivio della Pushkin House, a San PietroburgoUniversity of Aberdeen

Investire in attrezzature specializzate dalla Germania aiuterà i ricercatori a riprodurre i nastri a bassa velocità, permettendo loro di dare una "pulizia audio" digitale per togliere le distorsioni di fondo, e poi salvarli come file Mp4 o Wav. Ma il processo comporta dei rischi.

"C'è il problema che i nastri non invecchiano molto bene, quindi per alcuni dei primi nastri si potrebbe avere una sola possibilità di riprodurli prima che si rovinino irrimediabilmente", dice Anderson. Molte delle voci dell'archivio russo provengono da comunità che non esistono più nei loro luoghi originali, poiché la popolazione è stata reinsediata in città più grandi come parte delle politiche di industrializzazione dell'Unione Sovietica.

"Queste comunità esistono ancora, spesso in un contesto urbano, ma hanno perso il contatto con i villaggi originali dove sono state fatte queste registrazioni", dice Anderson. Durante la collettivizzazione, i tratti unici delle lingue minoritarie si sono mescolati per formare nuovi tipi di creoli. Il che significa che mentre i giovani con legami con aree specifiche potrebbero non comprendere appieno le lingue sui nastri di decenni fa, i membri più anziani di quelle comunità ricordano ancora i loro parenti che parlano i 50 o 60 dialetti originali.

Queste registrazioni, sottolinea Anderson, forniscono una rara opportunità di ascoltare leggende e folklore prima che iniziassero i programmi di reinsediamento su larga scala dell'era sovietica.

Archivio personale di Andrei Danilin
Ricerca etnografica ad Altai, Russia, 1929Archivio personale di Andrei Danilin

Una ricerca per catalogare il popolo dell'impero multiculturale russo

I primi esempi di lavoro etnografico sul campo in Russia risalgono ai tempi dell'impero russo alla fine del XIX secolo, ma sono poi continuati in epoca sovietica, anche se le ragioni per intraprendere la ricerca erano molto diverse. Gli etnografi dell'impero andavano nelle comunità a prendere appunti, e a volte a scattare fotografie o realizzare registrazioni audio man mano che la tecnologia migliorava, per catalogare, conoscere e comprendere meglio i propri cittadini.

"L'impero russo si considerava multiculturale - dice Anderson -. Andava alla ricerca di informazioni su tutti i gruppi che ne facevano parte, per conoscerne l'organizzazione gerarchica e il loro sentimento nei confronti dello zar". Scientificamente, a quel tempo, c'era molto interesse a scoprire le origini dei diversi gruppi etnici, in particolare le popolazioni ugro-finniche nella Siberia occidentale. Durante l'era sovietica, invece, l'interesse degli etnografi aveva una connotazione geopolitica ed era volto a dimostrare che le popolazioni della Siberia orientale avevano più legami con la Russia che con la Cina.

David Mac Dougall
Il professor David Anderson dell'università di AberdeenDavid Mac Dougall

"È un po' sinistro, ma è ciò che ha influenzato gran parte del lavoro etnografico sovietico. Hanno sviluppato teorie linguistiche specifiche come l'ipotesi delle lingue uralo-altaiche, secondo cui tutti questi gruppi avevano in comune un'unica radice linguistica che non si estendeva oltre il confine con la Cina".

Nel corso di decenni gli etnografi sovietici sono tornati più volte in quei posti per parlare con le stesse persone e farsi raccontare storie particolari durante interviste formali. Alcuni di questi viaggi sul campo erano così approfonditi che oggi è persino possibile tornare in singole città e villaggi e abbinare i luoghi e trovare i discendenti degli intervistati.

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L'archivio etnografico della Pushkin House a San Pietroburgo.University of Aberdeen

Un archivio a prova di futuro

All'epoca delle registrazioni, realizzate su cilindri di cera o nastri, la tecnologia era considerata all'avanguardia, proprio come lo è oggi la registrazione digitale. Quindi come faranno gli antropologi a garantire che queste nuove versioni delle voci russe rimangano accessibili alle generazioni future? La risposta, dice il professor Anderson, sta nel continuo aggiornamento dell'archivio.

"Al momento i file Mp4 e Wav sono lo standard, ma questi standard potrebbero cambiare - sottolinea Anderson -. In qualsiasi progetto di digitalizzazione l'unico modo per garantire la sostenibilità a lungo termine è quello di registrare e ri-registrare costantemente. Quindi ogni dieci anni si ri-registra su un nuovo supporto, usando un nuovo formato, per assicurarsi che i materiali possano essere sempre accessibili".

È un processo laborioso e continuo ma dal valore inestimabile per gli storici, gli antropologi e le persone di tutte le comunità del nord artico russo che vogliono conoscere e comprendere le proprie radici. "Queste registrazioni sono particolarmente importanti, ovviamente, per i discendenti diretti che sono parenti di questi oratori - dice Anderson - ma anche per le persone che sanno che la loro cultura è importante. Il solo fatto che ci sia una registrazione della loro cultura li rende orgogliosi".