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Vincitori in Borsa: quali titoli sono spinti finora dalla guerra con l'Iran

ARCHIVIO. Un F-35 Lightning II Joint Strike Fighter della Lockheed Martin esposto al salone aerospaziale di Farnborough, Inghilterra, luglio 2010.
ARCHIVIO. Il caccia F-35 Lightning II Joint Strike Fighter della Lockheed Martin durante il salone aerospaziale di Farnborough, in Inghilterra, luglio 2010 Diritti d'autore  AP Photo/Lefteris Pitarakis
Diritti d'autore AP Photo/Lefteris Pitarakis
Di Quirino Mealha
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Mentre USA e Israele colpivano l'Iran e il Libano e missili iraniani Israele e il Golfo, i morti salivano a centinaia, ma a New York e Londra alcune azioni segnavano forti rialzi.

La campagna militare congiunta tra Stati Uniti e Israele iniziata sabato ha già ucciso la Guida suprema iraniana Ali Khamenei e diversi comandanti di alto rango, ha innescato attacchi di ritorsione in tutta la regione e ha fatto temere una prolungata interruzione dei flussi energetici globali.

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Mentre la diplomazia si affanna e l’ONU invoca la moderazione, alcuni grandi gruppi della difesa e colossi dell’energia si sono già imposti come primi vincitori sui mercati.

Con il conflitto al suo quarto giorno di combattimenti, la domanda di armamenti avanzati, sistemi di difesa missilistica e piattaforme di intelligence è prevista in forte crescita.

Il titolo Lockheed Martin, il più grande appaltatore della difesa al mondo per ricavi, ha toccato un nuovo massimo storico lunedì, chiudendo a 676,70 dollari dopo un rialzo di oltre il 4%.

I suoi caccia F-35, le munizioni di precisione e i sistemi radar sono al centro della campagna aerea in corso sull’Iran.

Il rally ha coinvolto l’intero comparto difesa.

Le azioni Northrop Grumman sono balzate del 6%, spinte dalle tecnologie per bombardieri stealth e difesa missilistica.

RTX, ex Raytheon, ha guadagnato quasi il 5%, mentre L3Harris Technologies e General Dynamics hanno registrato a loro volta progressi consistenti.

Palantir Technologies, i cui strumenti di analisi dati supportano le operazioni di intelligence, è salita di quasi il 6%.

I gruppi europei hanno seguito il trend rialzista, seppure in misura più contenuta. La tedesca Renk e l’italiana Leonardo hanno messo a segno rialzi, mentre gli investitori scommettono su possibili aumenti degli acquisti della NATO e delle commesse all’export.

Gli analisti sottolineano che i bilanci della difesa, già destinati a crescere nel 2026, ora incontrano ancora meno ostacoli a Washington e nelle capitali europee.

Dopo che il presidente Trump ha dichiarato che le operazioni potrebbero durare «quattro o cinque settimane» o «molto più a lungo», e con l’Iran che continua a lanciare missili e droni, i mercati si preparano a settimane di attività militare ad alta intensità.

I rialzi riflettono il classico premio per il rischio geopolitico.

Borse e mercati, altri titoli in controtendenza

Questi rialzi contrastano nettamente con la debolezza generale dell’azionario e mostrano quanto i benefici siano concentrati in pochi titoli. Oltre ai nomi della pura difesa, le società energetiche sono gli altri chiari outperformer, spinte dall’ondata su petrolio e gas.

La risposta iraniana comprende già attacchi contro siti energetici in Arabia Saudita e in Qatar, oltre alle minacce di chiudere lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% dell’offerta mondiale di greggio, facendo schizzare i prezzi dell’energia.

Il Brent (BZ) ha superato quota 85 dollari, il livello più alto dal 2024, e il West Texas Intermediate (WTI) viaggia intorno ai 76 dollari al momento della stesura di questo articolo, mentre i mercati restano estremamente volatili durante le fasi di scambio.

Sulla scia del barile, i grandi gruppi petroliferi integrati sono saliti rapidamente.

Le azioni ExxonMobil sono cresciute di oltre il 4%, segnando un nuovo massimo storico, mentre Chevron, Occidental Petroleum e ConocoPhillips hanno registrato rialzi simili.

In Europa, Shell e TotalEnergies hanno avanzato in linea con l’impennata delle quotazioni globali.

Lo stop alla produzione di GNL di QatarEnergy, annunciato lunedì dopo gli attacchi di droni iraniani contro gli impianti di Ras Laffan e Mesaieed, ha fatto impennare di oltre il 50% i prezzi del gas TTF, il benchmark europeo, arrivati a 62 €/MWh entro martedì.

I mercati hanno reagito rapidamente, perché il blocco a tempo indeterminato ha alimentato timori immediati di domanda dirottata e di un ritorno del rischio inflazione energetica in Europa.

I titoli legati al GNL sono saliti sensibilmente dall’apertura di lunedì sulla scia della notizia.

Hanno mostrato forza intraday a inizio settimana Cheniere Energy, il maggiore esportatore di GNL degli Stati Uniti, Venture Global e l’australiana Woodside Energy.

Gli analisti avvertono però che la reale sostituzione delle forniture richiederà tempo, a causa dei vincoli legati alle navi e ai contratti, mantenendo l’andamento dei prezzi fortemente sensibile agli sviluppi geopolitici.

La Commissione europea ha annunciato che sta monitorando da vicino l’evoluzione dei prezzi e delle forniture e che convocherà questa settimana una Energy Task Force con gli Stati membri, in coordinamento con l’Agenzia internazionale dell’energia.

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