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Trump afferma che la guerra in Iran potrebbe durare "quattro o cinque settimane"

Il presidente Donald Trump, domenica 1 marzo 2026, a Washington
Il presidente Donald Trump, domenica 1 marzo 2026, a Washington Diritti d'autore  JMark Schiefelbein/AP Photo
Diritti d'autore JMark Schiefelbein/AP Photo
Di Jeremiah Fisayo-Bambi & Andrea Barolini
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Trump ha parlato di oltre un mese di guerra, mentre il segretario di Stato Rubio ha spiegato che l'intervento è necessario per via dello sviluppo militare dell'Iran

Lunedì 2 marzo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che la guerra in Iran potrebbe durare "quattro o cinque settimane". Ma ha precisato: "Abbiamo però la capacità di andare ben al di là”. Mentre dunque continuano i bombardamenti su Teheran e su altre città della Repubblica islamica, così come le risposte da parte di quest'ultima, non è chiaro quale possa essere l'epilogo dell'operazione militare avviata dalla Casa Bianca e da Israele.

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Rubio: "Intervento necessario, altrimenti l'Iran avrebbe tenuto in ostaggio il mondo"

Nella tarda serata di domenica, lo stesso Trump aveva inoltre assicurato che l'intervento sta "andando come da programma, a parte il fatto che abbiamo eliminato tutta la loro leadership, il che è molto, molto più di quanto avessimo immaginato”. Il riferimento è a 48 dirigenti iraniani che sarebbero stati uccisi nel corso dei raid.

A parlare, lunedì, è stato anche il segretario di Stato di Washington, Marco Rubio, che ha avviato quello che appare un "aggiustamento" delle ragioni fornite dalla Casa Bianca per giustificare gli attacchi. Se infatti inizialmente Trump aveva evocato soprattutto la necessità di rovesciare il regime di Teheran, il responsabile della diplomazia statunitense ha indicato soprattutto obiettivi puramente militari.

Secondo Rubio, in assenza di un intervento armato, l'Iran "nel giro di un anno, un anno e mezzo” avrebbe sviluppato capacità tali da rendere il Paese mediorientale "immune". Ovvero impossibile da attaccare. "Avrebbero avuto talmente tanti missili a corta gittata e talmente tanti droni che nessuno avrebbe potuto farci nulla. Avrebbero tenuto il mondo in ostaggio".

Anche in questo caso, l'argomentazione risulta leggermente diversa rispetto a quella del presidente, secondo il quale la preoccupazione maggiore sarebbe stata invece legata "ai missili a lungo raggio che potrebbero presto raggiungere il territorio americano".

Si entra nel quarto giorno di guerra in Medio Oriente

Si entra intanto nel quarto giorno di guerra in Medio Oriente, con Teheran che ha continuato nelle ultime ore a lanciare missili e droni in direzione di Israele. La nazione ebraica ha disposto ancora la chiusura di scuole e uffici, mentre numerose esplosioni sono stata udite a Gerusalemme.

Tel Aviv ha colpito da parte sua la sede della televisione di Stato dell'Iran, annunciando di aver "smantellato il centro di comunicazione del regime terrorista".

Proseguono anche i lanci di droni e missili sui siti militari statunitensi presenti in alcuni Paesi del Golfo. Anche l'ambasciata americana a Riad, in Arabia Saudita, è stata colpita da due droni: un incendio è divampato nella sede diplomatica e Washington ha promesso che "presto" risponderà all'attacco. L'Iran ha anche rivendicato un raid contro una petroliera nello stretto di Ormuz, indicata come "legata agli Stati Uniti".

Violenti bombardamenti sono stati inoltre effettuati da Israele su Beirut, in Libano. Secondo un bilancio ufficiale i morti per via dei raid sarebbero 52, ai quali si aggiungono 154 feriti.

Morti i primi sei militari degli Stati Uniti. Trump: "Ci saranno perdite, è così che vanno le cose”

Nel frattempo, le forze armate statunitensi contano le prime vittime: sono sei i militari morti dall'inizio del conflitto, secondo quanto annunciato dall'esercito. Inizialmente si era parlato di tre membri dei servizi uccisi e cinque gravemente feriti in Kuwait. "Diversi altri hanno riportato lievi ferite da schegge e commozioni cerebrali" e stavano per tornare in servizio, ha dichiarato il Comando centrale statunitense.

Quest'ultimo ha annunciato i decessi attraverso un post su X, senza specificare dove né in quali circostanze siano avvenute le uccisioni. Commentando la notizia, stesso Trump ha ammesso di aver messo in conto che "ci saranno delle perdite. È così che vanno le cose".

Il presidente ha quindi ribadito l'invito rivolto alla popolazione iraniana a "prendere il controllo" del governo. Ha poi aggiunto: "Le operazioni di combattimento continuano in questo momento in piena forza, e continueranno fino a quando tutti i nostri obiettivi non saranno raggiunti".

L'Iran parla di 550 morti nei primi giorni di guerra. Israele conferma nove morti a Bet Shemesh

I media di Stato iraniani hanno riferito che oltre 550 persone sono state uccise sul territorio della Repubblica islamica nei primi giorni di guerra. Al contempo, i servizi di emergenza in Israele hanno parlato di almeno nove persone uccise e 27 ferite in un attacco missilistico iraniano sulla città di Bet Shemesh.

Negli Emirati Arabi Uniti, le autorità hanno inoltre registrato tre morti e 58 feriti a causa di attacchi missilistici e di droni iraniani. Gli Stati arabi del Golfo hanno avvertito che potrebbero compiere ritorsioni contro l'Iran. Il che significherebbe un'ulteriore e pericoloso ampliamento della guerra.

Risorse addizionali per questo articolo • AP

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