Sicilia: fino a 1 miliardo di danni dopo il ciclone Harry. Costa ionica devastata. In esclusiva a Euronews, il sindaco di Taormina Cateno De Luca chiede interventi urgenti
Mentre l’attenzione globale è puntata sul Forum economico mondiale a Davos, dove i leader affrontano le minacce di dazi di Donald Trump contro la Groenlandia, un’altra isola europea fa i conti con uno shock economico devastante.
La Sicilia, la più grande isola del Mediterraneo, sta valutando le conseguenze del ciclone Harry dopo giorni di onde estreme e piogge torrenziali che hanno colpito la costa ionica orientale, spazzando via infrastrutture pubbliche, danneggiando abitazioni e mettendo in crisi un’economia turistica che sostiene gran parte del reddito della regione.
Nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, al largo della Sicilia orientale, le onde hanno superato i 12 metri. Un fenomeno senza precedenti per l’Italia e per il Mar Mediterraneo.
Le stime preliminari delle autorità locali quantificano i danni legati al settore pubblico in 740 milioni di euro, una cifra destinata a superare ampiamente 1 miliardo quando saranno conteggiate le perdite di hotel, ristoranti e servizi collegati.
In un’intervista esclusiva a Euronews, Cateno De Luca, sindaco di Taormina, tra le destinazioni turistiche più pregiate dell’Europa meridionale, ha spiegato che i soli danni alle opere pubbliche nei comuni costieri vicini, tra cui Letojanni, Santa Teresa di Riva, Mazzeo, Roccalumera e Giardini Naxos, sono stimati in circa 100 milioni di euro.
“Quella cifra riguarda solo le infrastrutture”, ha precisato De Luca, indicando ulteriori perdite per le reti elettriche e idriche, gli impianti di depurazione e decine di abitazioni sul litorale.
Nonostante l’entità della distruzione, non ci sono state vittime. De Luca attribuisce il risultato all’efficacia delle allerte della Protezione civile regionale e dell’assistenza in emergenza.
Emergenza in Sicilia: misure urgenti e rischi sui finanziamenti
La Regione Siciliana ha avviato la procedura formale per chiedere lo stato di emergenza. L’approvazione da parte del Consiglio dei ministri è attesa entro pochi giorni.
Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci ha visitato mercoledì le aree colpite per valutare di persona i danni.
De Luca ha sollecitato Roma a inserire nel decreto procedure d’emergenza rapide per accelerare la ricostruzione, avvertendo che i ritardi burocratici potrebbero amplificare i danni economici.
“Contano le risorse, ma conta ancora di più come vengono impiegate”, ha detto, chiedendo che siano i comuni a fare da autorità attuatrici invece di creare un organismo centrale d’emergenza.
Alla domanda se l’Italia possa chiedere il sostegno del Fondo di solidarietà dell’Unione europea, De Luca ha affermato che le condizioni sono chiaramente soddisfatte. Questi fondi servirebbero sia per riparare le infrastrutture sia per interventi di mitigazione di lungo periodo.
Il Fondo di solidarietà è stato creato per rispondere alle grandi catastrofi naturali in Europa, ma l’entità dei danni deve superare soglie precise per sbloccare i finanziamenti.
“Sono aree strutturalmente fragili”, ha detto De Luca. “Ricostruire senza affrontare le cause lascerebbe il territorio esposto agli stessi rischi”.
Ha riconosciuto inoltre che la Sicilia, storicamente, fatica a utilizzare in modo pieno ed efficiente i fondi UE rispetto ad altre regioni europee.
Turismo in Sicilia a rischio quest’estate?
La prospettiva economica per la Sicilia resta fragile. De Luca ha avvertito che ampi tratti di costa potrebbero non essere ripristinati in tempo per la prossima estate, con il rischio di prenotazioni perse, meno occupazione e ricadute su tutta l’economia regionale.
“La priorità è evitare un crollo a catena”, ha detto, indicando i possibili effetti di trascinamento dal turismo su ospitalità, trasporti e redditi delle famiglie. “Dobbiamo agire ora”, ha aggiunto.
Guardando avanti, De Luca ha cercato di rassicurare turisti, investitori e operatori internazionali.
Ha detto che l’amministrazione comunale di Taormina ha la capacità finanziaria e amministrativa per reagire rapidamente, in attesa del sostegno regionale e nazionale.
“Taormina ha guadagnato visibilità internazionale e quote di mercato negli ultimi anni”, ha detto. “Faremo tutto il possibile per proteggere quel brand, mantenere la qualità dei servizi e tornare alla normalità il prima possibile”.
Pur prevedendo mesi difficili, le autorità locali assicurano che i lavori di ripristino sono già in corso. In gioco non c’è solo la rete delle infrastrutture, ma la tenuta economica più ampia della Sicilia.