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I paletti tedeschi e olandesi al nuovo Patto di stabilità e crescita

Il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner è tra i "falchi" sulle regole fiscali dell'Ue
Il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner è tra i "falchi" sulle regole fiscali dell'Ue Diritti d'autore Markus Schreiber/AP Photo
Diritti d'autore Markus Schreiber/AP Photo
Di Jorge LiboreiroLauren Chadwick, Vincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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I governi di Germania e Paesi Bassi vorrebbero una soglia obbligatoria di riduzione del debito per tutti gli Stati, in modo che quelli del Sud Europa non eccedano nella spesa pubblica

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La riforma delle regole fiscali dell'Unione Europea sembra a un punto di svolta, dopo che Germania e Paesi Bassi hanno chiesto obiettivi minimi di riduzione del debito per tutti gli Stati, in contrasto con l'approccio della Commissione Europea che prevederebbe piani nazionali di rientro su misura dei singoli Paesi.

Le norme comunitarie impongono al momento a ogni Paese di mantenere il deficit di bilancio al di sotto del 3% del prodotto interno lordo e il debito pubblico al di sotto del 60% del Pil, anche se in molti eccedono tali soglie dopo anni di intensa spesa pubblica per attutire l'impatto della pandemia da Covid19 e della guerra in Ucraina.

Per questo, la Commissione ha proposto una riforma complessiva, dopo aver sospeso l'attuale Patto di stabilità e crescita per tre anni.

Il piano della Commissione

La Commissione ha proposto di mantenere intatti sia l'obiettivo del 3% che quello del 60%, ma di aggiungere una maggiore flessibilità in modo che i governi possano adattare gli obiettivi alle rispettive circostanze specifiche.

Gli Stati dovrebbero negoziare i propri piani nazionali di rientro con Bruxelles e ridurre gradualmente il debito pubblico in un periodo di quattro anni. A quelli fortemente indebitati come la Grecia e l'Italia potrebbero essere concessi altri tre anni per aggiustare le proprie finanze e tornare a politiche fiscali "prudenti".

In questo modo verrebbe sostituita la regola che impone un tasso di riduzione di un ventesimo all'anno ai Paesi con debito superiore al 60% del Pil: norma criticata per aver imposto dolorosi sacrifici e aggravato le crisi economiche.

L'obiettivo è concludere il processo di riforma entro la fine dell'anno e ad avere le nuove regole fiscali in vigore entro gennaio 2024, una deadline ambiziosa, condivisa anche dagli Stati membri.

Il nuovo quadro di governance finanziaria dovrebbe tenere conto dell'enorme apporto di denaro pubblico necessario per accelerare la transizione verde e digitale dell'Ue, calcolato secondo le stime in 650 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi all'anno fino al 2030.

E resta complicato l'equilibrio fra ingenti investimenti e riduzione sostenibile del debito, che deve contrassegnare il futuro Patto di stabilità e crescita.

Obiezioni "frugali"

Germania e Paesi Bassi, due Paesi noti per sostenere la moderazione fiscale, non sono d'accordo con questa linea e chiedono obiettivi minimi per i Paesi indebitati. In un documento visionato da Euronews, la Germania sostiene una regola unica per tutti che dovrebbe garantire un calo apprezzabile dei livelli di debito.

Questa "tutela comune" obbligherebbe i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 60% a ridurre il primo dato di almeno lo 0,5% all'anno. I Paesi molto di sopra di tale soglia dovrebbero invece diminuire il debito di almeno l'1% all'anno.

La Germania suggerisce anche regole "semplici e trasparenti" per gestire la spesa pubblica e una disposizione per avviare automaticamente un nuovo processo di riforma se persiste un debito elevato. "Se il quadro riformato non raggiunge una riduzione dei rapporti debito/Pil, deve essere rivisto dopo un periodo massimo di quattro anni", si legge nel documento.

Il ministro delle Finanze olandese Sigrid Kaag ha espresso il suo sostegno all'idea di un "parametro comune". "Pensiamo che sia molto importante lo spazio per riforme e investimenti, ma ovviamente la riduzione del debito deve essere tangibile e misurabile", ha detto Kaag al Financial Times, senza tuttavia specificare alcuna quota.

In reazione alle sua dichiarazioni, Veerle Nuyts, portavoce della Commissione europea, ha affermato che le proposte legislative verranno svelate "nelle prossime settimane", ma rifiutandosi di dire se conterranno o meno gli obiettivi minimi sostenuti da Germania e Paesi Bassi. "L'obiettivo finale è garantire un ampio consenso su questo importante argomento", sostiene.

La Commissione, intanto, ha deciso di rinviare al prossimo anno le sanzioni per i Paesi non in linea con i parametri del Patto di stabilità e crescita.

Alla fine del terzo trimestre del 2022, il debito pubblico era pari al 93% del Pil nell'area Euro e all'85,1% nell'Unione europea. La Grecia ha avuto il rapporto più alto, 178,2%, seguita dall'Italia con un tasso del 147,3%.

Secondo i dati Eurostat, nello stesso periodo, il debito tedesco valeva il 66,6% del Prodotto interno lordo nazionale, quello olandese il 49%.

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