Secondo alcune inchieste, il gruppo del Ppe al Parlamento europeo avrebbe collaborato più strettamente con partiti di estrema destra, AfD compresa, su una legge per irrigidire la politica migratoria Ue. Decisive una chat e un incontro tra deputati
Il gruppo CDU/CSU al Parlamento europeo collabora a quanto pare più strettamente con l'AfD e altre forze di estrema destra di quanto si sapesse finora. Secondo un'inchiesta dell'agenzia di stampa tedesca Dpa, il Ppe ha lavorato alla proposta presentata alla fine del 2025 per inasprire la politica migratoria insieme ai partiti di destra in una chat di gruppo e in un incontro di persona fra eurodeputati.
Disegno di legge bloccato per mesi
La proposta legislativa negoziata ha ottenuto la maggioranza necessaria nel comitato competente del Parlamento europeo poco dopo l'incontro tra i deputati. Oltre ai membri del gruppo Pe, hanno votato a favore anche eurodeputati del fronte di estrema destra, tra cui la rappresentante dell'AfD Mary Khan. Il disegno di legge prevede tra l'altro la possibilità di trasferire i richiedenti asilo espulsi in cosiddetti "Return Hubs" situati in Paesi terzi fuori dall'UE.
La collaborazione è nata dopo che l'iter legislativo era rimasto bloccato per mesi. Ppe, socialdemocratici e liberali non erano riusciti a concordare una linea comune. In teoria queste tre famiglie politiche formano al Parlamento europeo un'alleanza informale, che dovrebbe rendere "superflua" qualsiasi cooperazione del Ppe con i partiti dell'estrema destra.
In questo caso concreto però, all'inizio di marzo l'intesa è saltata. I socialdemocratici continuavano a rifiutare nella forma attuale il progetto dei centri di rimpatrio, secondo la Dpa è stato creato un gruppo WhatsApp in cui il Ppe ha sottoposto la propria proposta ai gruppi di estrema destra.
Al gruppo partecipavano i Conservatori e Riformisti europei (Ecr), formazione conservatrice e nazional-populista che riunisce anche deputati vicini alla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, i Patrioti per l'Europa (PfE) con esponenti del Rassemblement National francese di Marine Le Pen, e il gruppo Europa delle nazioni sovrane (Esn), a cui appartengono anche eurodeputati dell'AfD.
Proposta AfD: più tutele contro le false dichiarazioni d'età
I collaboratori dei gruppi coinvolti hanno reagito nella chat proponendo modifiche al testo. Secondo le informazioni della Dpa, il PPE ha recepito anche suggerimenti provenienti dall'ufficio parlamentare dell'esponente AfD Khan. Nel gruppo WhatsApp, dal lato PPE, si legge ad esempio: "Possiamo sostenere questa proposta".
Khan ha chiesto tra l'altro maggiori poteri per le autorità nelle verifiche sull'età dei richiedenti asilo. Ha sostenuto che, in caso di dubbi, si debbano utilizzare anche test medici per accertare se le persone in cerca di protezione siano davvero minorenni.
Poco dopo la creazione del gruppo WhatsApp, il 4 marzo, quattro eurodeputati di Esn, Ecr, PfE e Ppe si sono incontrati di persona per negoziare sul testo di legge. Erano presenti il francese François-Xavier Bellamy per il PPE, l'eurodeputata AfD Khan, Ehlers per i PfE e Weimers per l'ECR. Insieme hanno elaborato una proposta legislativa in vista del voto imminente.
Dopo l'accordo, qualcuno ha scritto nel gruppo WhatsApp: "Grazie mille per questa eccellente collaborazione". Collaboratori del Pppe hanno risposto con l'emoji delle mani che applaudono.
"Brandmauer" anche a livello europeo
In precedenza Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo (Ppe) di orientamento conservatore e vice della CSU, aveva ribadito più volte che la "Brandmauer" (isolamento dell'estrema destra) esiste anche "a livello europeo".
Interpellato sabato dal quotidiano Bild, Weber non ha negato l'esistenza dei verbali delle chat, ma ha ridimensionato il peso politico dell'AfD: "L'AfD non conta nulla per le maggioranze e per i contenuti. Come capogruppo definisco la strategia, ma non controllo i gruppi di chat dei collaboratori".
La maggioranza ottenuta in commissione è considerata una svolta per la possibile creazione di centri di rimpatrio dell'Ue in Paesi terzi. Il progetto di regolamento sui rimpatri prevede di trasferire in strutture di accoglienza fuori dall'Unione i richiedenti asilo che devono lasciare il territorio europeo ma non possono essere rimandati nei loro Paesi d'origine.
Il ministro federale dell'Interno Alexander Dobrindt (CSU) promuove il progetto, che dovrebbe alleggerire il sistema d'asilo europeo. Il governo federale, insieme ad altri quattro Paesi dell'Ue, ha elaborato a tal fine una tabella di marcia di massima. I critici avvertono che in questo modo potrebbero essere violati i diritti fondamentali dei rifugiati.
La collaborazione con i partiti di estrema destra, emersa ora alla luce del sole, potrebbe però mettere ulteriormente a rischio l'iniziativa.