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Negozi aperti, frontiere chiuse. La dura vita dei commercianti al confine

La strada per il Belgio è bloccata con pezzi di cemento, al confine a Wattrelos, nel nord della Francia
La strada per il Belgio è bloccata con pezzi di cemento, al confine a Wattrelos, nel nord della Francia Diritti d'autore AP Photo/Michel Spingler
Diritti d'autore AP Photo/Michel Spingler
Di Euronews Agenzie:  AFP
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Molti dei commercianti al confine tra Francia e Belgio hanno dovuto riabbassare le saracinesche, per la mancanza di clienti

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A Menen, una cittadina belga delle Fiandre Occidentali al confine con la Francia, i pochi commercianti che hanno alzato le saracinesche sperano in una rapida riapertura della frontiera, per rilanciare la loro attività economica, grazie ai clienti francesi. 

Solitamente, centinaia di transalpini vengono ogni giorno a fare la spesa qui, in questa città fiamminga, situata a una ventina di chilometri da Lille. Ma oggi non c'è nessuno, come spiega una commerciante: "Qui a Menen non c'è un vero e proprio passaggio, perché la frontiera è chiusa. A Mouscron - dove abbiamo un altro negozio - abbiamo alcuni frontalieri che vengono a lavorare in Belgio, che si fermano. Ma qui è invivibile".

Una barriera è stata innalzata, per impedire ai pedoni di passare il confine. Chi prova a infrangere le regole - senza un valido motivo - rischia una multa di 250 euro. 

Alcuni commercianti, vista la scarsa attività di questa settimana post lockdown, hanno già richiuso i battenti. Qui, infatti, quasi la totalità dei clienti è francese. "È complicato, lavoriamo con il 95% di clienti francesi, quindi abbiamo fatto rapidamente i conti: ci resta solo il 5%, i belgi. E' difficile, davvero", dichiara l'impiegato di un tabaccaio. Per il momento rimangono nell'incertezza più totale: "La cosa più frustrante è che abbiamo più informazioni dalla Francia, mentre in Belgio non sono in grado di darci una data", dice il dipendente. Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che le frontiere potrebbero riaprire il 15 giugno.

I commercianti ricevono aiuti dallo Stato e dalle regioni, ma non bastano a compensare le perdite del 90% del loro fatturato.

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