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Usa-Cina verso guerra dei farmaci?

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Diritti d'autore Reuters/Amit Dave
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Di Alberto De Filippis
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Washington verso l'impossibilità di produrre farmaci generici

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Donald Trump, alza la posta nella guerra dei dazi con Pechino e fa tremare le Borse internazionali. Parlando con i giornalisti prima del comizio in Ohio, la notte scorsa, ha ribadito la decisione di imporre dal primo settembre nuovi dazi al 10% su prodotti cinesi importati negli Usa per un valore di 300 miliardi di dollari, dopo quelli al 25% su altri 250 miliardi di beni.

La reazione di Pechino è stata affidata a una poco suadente portavoce: "Siamo da sempre convinti che in una guerra economica non ci siano vincitori. Non vogliamo un conflitto, ma non abbiamo paura di batterci. La Cina non accetterà pressioni, intimidazioni o ricatti ".

Di possibili rappresaglie Pechino può attuarne diverse. Come quella di imporre dazi sull’esportazione di principi attivi per la produzione di farmaci. Negli ultimi 30 anni l’industria farmaceutica americana ha delocalizzato gran parte della produzione all’estero. Tanto che al momento gli Stati Uniti non sono più in grado di produrre antibiotici generici.

Il presidente mostra i muscoli e ignora questa minaccia affermando invece che il presidente cinese Xi non va abbastanza veloce nelle sue decisioni e anzi continua a danneggiare gli interessi Usa.

La nuova lotta tra Washington e Pechino ha colpito le banche asiatiche. La Borsa di Tokyo ha chiuso la settimana in netto calo, lasciando sul terreno 453 punti. Male anche Hong Kong e Shanghai. Flessioni più contenute per Seul e Sydney.

Tensione anche per le Borse europee in avvio: Parigi in apertura ha lasciato per strada il 2,34%.

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