El Niño non può essere fermato, ma gli esperti sostengono che una migliore preparazione e azioni per il clima possono ridurre i danni oggi e in futuro.
Il "Godzilla" El Niño è già qui e sta infrangendo record che il mondo avrebbe preferito non vedere superati.
Le temperature della superficie marina nel Pacifico equatoriale hanno già superato i valori massimi registrati in tutti i precedenti episodi di El Niño, e il fenomeno atmosferico continua a intensificarsi. Tra giugno 2026 e febbraio 2027, gli esperti stimano che il caldo estremo ad esso associato potrebbe contribuire a 451.000 morti in più.
Le previsioni hanno fatto scattare l'allarme tra le agenzie meteorologiche, le autorità sanitarie e i governi di tutto il mondo, compresa una mobilitazione senza precedenti (fonte in inglese) da parte dell'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) per prepararsi ai fenomeni estremi in arrivo.
"El Niño si sta ingrandendo sotto i nostri occhi", ha dichiarato all'inizio di settembre il segretario generale uscente dell'ONU António Guterres. "Il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando."
Ma mentre i governi si preparano a quello che potrebbe essere un anno devastante di eventi meteorologici estremi, gli esperti sostengono che si può ancora fare molto per limitare i danni, sia ora sia in futuro.
Perché questo El Niño preoccupa così tanto?
Al di là dei record, molti temono che un El Niño di questa intensità possa avere forti ripercussioni sul clima mondiale nei prossimi mesi.
Un episodio di El Niño nasce nel Pacifico, ma i suoi effetti si avvertono in tutto il mondo. Quando le acque vicino all'equatore diventano insolitamente calde, rilasciano calore nell'atmosfera, fanno salire le temperature globali e modificano la distribuzione delle piogge.
Con le temperature oceaniche già ai massimi storici, questo El Niño potrebbe portare ondate di caldo più intense, siccità e piogge torrenziali nelle regioni più vulnerabili e spingere le temperature globali verso nuovi record. Da qui i soprannomi "Godzilla" e "Super" El Niño.
Alcuni di questi effetti si fanno già sentire. L'India ha registrato piogge monsoniche inferiori alla norma, mentre l'Africa australe affronta un rischio crescente di siccità.
Anche se è improbabile che l'Europa sperimenti gli impatti diretti più gravi, El Niño può influenzare il clima invernale. Inoltre, siccità o raccolti falliti in altre parti del mondo possono compromettere le forniture di alimenti importati in Europa.
La minaccia sta già spingendo i governi ad agire in tutto il mondo. Questo mese il governatore della California, Gavin Newsom, ha dichiarato in via preventiva lo stato di emergenza (fonte in inglese) per prepararsi a possibili inondazioni, frane, erosione costiera e violente tempeste invernali.
Come possiamo prepararci a un El Niño inevitabile?
Per quanto ci si possa preparare, un fatto resta inevitabile: El Niño è un fenomeno naturale. Tuttavia, anche se non possiamo impedirlo, le previsioni ci offrono mesi di tempo per organizzarci.
"La chiave è gestire l'acqua e prepararsi ai cambiamenti nel dove e nel quando si verificano le piogge", afferma Davide Faranda, direttore di ricerca presso il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS) e autore principale per il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell'ONU (IPCC).
Per esempio, spiega, i governi possono accumulare e distribuire l'acqua in modo più oculato, controllare meglio l'uso dei bacini e delle falde sotterranee, adattare i calendari agricoli e le pratiche di irrigazione e preparare le comunità a siccità o inondazioni.
La FAO ha anche fornito consigli concreti (fonte in inglese). Secondo l'organizzazione, gli agricoltori possono ridurre le perdite cambiando le date di semina, irrigando nelle ore più fresche della giornata, accumulando acqua in previsione delle siccità e adottando misure per proteggere coltivazioni e bestiame dal caldo estremo.
Alcuni governi sono intervenuti anche con sostegni finanziari.
Il Regno Unito si è impegnato a stanziare fino a 15 milioni di sterline (fonte in inglese) (17 milioni di euro) per aiutare i Paesi vulnerabili a prepararsi a questo El Niño. I fondi serviranno a finanziare misure che vanno dalla vaccinazione del bestiame prima delle siccità al rafforzamento delle abitazioni prima delle inondazioni, oltre a fornire liquidità agli agricoltori prima che i raccolti vadano perduti.
L'azione per il clima può limitare i danni futuri
La maggior parte degli episodi di El Niño aumenta la temperatura media globale di circa 0,2 °C. Un incremento sufficiente a innescare condizioni meteorologiche estreme in gran parte del Sud globale, ma che rappresenta solo una parte del riscaldamento aggiuntivo provocato dai cambiamenti climatici.
La combustione di combustibili fossili ha innalzato la temperatura media della superficie terrestre di circa 1,3-1,4 °C rispetto ai livelli preindustriali. Questo ha spianato la strada all'estate rovente in Europa, che ha provocato siccità diffuse e incendi su vasta scala.
Gli impatti di El Niño si sommano quindi a un mondo già in fase di riscaldamento. Per questo il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato, più caldo perfino dell'anno di El Niño 2016, nonostante l'effetto di raffreddamento naturale di un episodio di La Niña.
Ricerche recenti indicano che i cambiamenti climatici stanno potenziando anche El Niño. Uno studio pubblicato ad agosto ha rilevato che gli eventi di El Niño sono oggi più forti del 36 per cento rispetto al periodo preindustriale, una tendenza che gli scienziati collegano al riscaldamento di origine antropica.
Se il cambiamento climatico rende El Niño più intenso, la semplice preparazione avrà un'efficacia limitata. Faranda però sottolinea che ridurre le emissioni può fare una grande differenza nel lungo periodo.
Un pianeta più caldo significa ondate di calore più estreme, maggior pressione sulle risorse idriche e, in alcune aree, piogge più intense. Ridurre le emissioni non fermerebbe il ciclo climatico naturale che porta agli episodi di El Niño, spiega, ma ridurrebbe il riscaldamento di origine umana che rende queste minacce più gravi.
Questo significa che i danni non sono del tutto fuori dal nostro controllo. "Non possiamo eliminare El Niño attraverso le politiche di mitigazione climatica", afferma Faranda, "ma possiamo ridurre la misura in cui il cambiamento climatico ne amplifica le conseguenze".