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Venezuela, la disperazione per la carenza di beni scatena un'ondata di saccheggi

I residenti osservano gli edifici crollati dopo un terremoto a Caracas, in Venezuela, il 25 giugno 2026.
I residenti osservano gli edifici crollati dopo un terremoto a Caracas, in Venezuela, il 25 giugno 2026. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Rafael Salido Agenzie: AP
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La mancanza di cibo, la scarsità di soccorritori e il collasso dei servizi dopo i terremoti hanno provocato scene di saccheggi e angoscia a La Guaira. Per ora si contano quasi mille morti. Secondo le stime dell’ONU, circa 50mila persone risultano ancora disperse

La disperazione per la mancanza di alimenti, acqua e materiale sanitario è sfociata in saccheggi in diverse località dello Stato di La Guaira, la zona più colpita dal doppio terremoto di magnitudo 7.2 e 7.5 che mercoledì ha scosso il Venezuela.

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La situazione però peggiora con il calare della notte. Mentre le forze di sicurezza concentrano gli sforzi sugli edifici crollati, i saccheggi si ripetono nelle aree commerciali di Catia La Mar, Caribe e Caraballeda.

Numerosi negozi in queste località sono stati assaltati da gruppi di residenti, visti caricare sacchi di alimenti e bevande. Il tutto in un clima di tensione, ansia e angoscia, in un momento in cui le forze dell’ordine sono state travolte dalla portata dell’emergenza. Motociclette cariche di elettrodomestici e pacchi di cibo si fanno strada tra gli ingorghi provocati dalle macerie e dai semafori spenti per i blackout.

Secondo i dati ufficiali, l’ultimo bilancio parla di 920 morti e 3.360 feriti. L’ONU stima che circa 50mila persone risultano ancora disperse. Centinaia di sfollati hanno passato la notte all’addiaccio, su materassi di fortuna, lenzuola o direttamente sull’asfalto di piazze e campi sportivi.

Alla mancanza di rifornimenti si aggiungono la chiusura di molti esercizi commerciali e il collasso dei servizi essenziali, che hanno spinto migliaia di persone a fare lunghe file sotto il sole per ricevere aiuti umanitari.

Altri residenti raccontano che alcuni negozi hanno collaborato con donazioni, ma che la maggior parte ha chiuso per paura o per mancanza di prodotti, alimentando il senso di abbandono tra la popolazione locale.

Il "miracolo" di salvare le vittime

La scarsità di squadre di soccorso ha spinto inoltre molti cittadini a cercare i propri familiari tra le macerie da soli, scavando con strumenti di fortuna. "Ogni persona salvata è un miracolo", ha dichiarato Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea nazionale, che si è impegnato a fare in modo che le autorità non nascondano l’entità del disastro.

Da parte sua, la presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha annunciato la militarizzazione di La Guaira per rafforzare le operazioni di soccorso e garantire la distribuzione di acqua e alimenti. Nel frattempo prosegue l’arrivo degli aiuti internazionali, ma per molti colpiti la priorità immediata resta sopravvivere alle ore più critiche dopo il disastro.

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