Doha ha riferito che Iran e Oman sono alla fase tecnica dei negoziati e stanno definendo le rotte, ma ha avvertito sui ritardi: lunedì solo sei navi hanno attraversato Hormuz, contro 130-140 prima della guerra
Lo Stretto di Hormuz potrebbe essere più vicino alla riapertura. Dal Qatar arrivano segnali di ottimismo sui colloqui tra Oman e Iran, entrati secondo Doha nella loro fase tecnica.
Teheran e Mascate avrebbero già concordato le coordinate delle rotte di navigazione da utilizzare e starebbero definendo gli ultimi dettagli per consentire alle navi di tornare a transitare regolarmente nel passaggio strategico che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman.
«Negli ultimi giorni abbiamo sentito dichiarazioni positive da entrambe le capitali», ha dichiarato a Doha il portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed Al Ansari. «Guardiamo a questo processo con grande ottimismo e aspettiamo di vedere quale sarà l'esito finale».
Hormuz, come funzionerebbe la nuova rotta
Secondo quanto riferito dai media, Oman e Iran avrebbero raggiunto un'intesa preliminare anche sulle coordinate delle rotte.
Il sistema allo studio prevede che le navi dirette verso il Golfo utilizzino una rotta settentrionale nelle acque territoriali iraniane, mentre quelle in uscita seguirebbero una rotta meridionale nelle acque dell'Oman.
Un possibile meccanismo di separazione dei flussi che avrebbe l'obiettivo di garantire la sicurezza della navigazione e rendere nuovamente operativo il passaggio marittimo.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva già dichiarato nel fine settimana che un accordo con l'Oman era «molto vicino». Teheran, tuttavia, ha legato una riapertura più ampia dello stretto anche alla soluzione delle questioni aperte con Washington.
Il nodo delle richieste dell'Iran
Tra le condizioni poste dall'Iran figurano la fine delle sanzioni e delle minacce militari statunitensi, oltre al risarcimento dei danni provocati dalla guerra.
Ed è proprio il tema dei risarcimenti a rappresentare uno dei possibili ostacoli sulla strada di un'intesa più ampia.
Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che l'Iran dovrebbe risarcire le persone uccise o ferite negli attacchi che attribuisce a Teheran e che i risarcimenti dovrebbero rientrare in qualsiasi futuro accordo di pace.
Dal Qatar, però, arriva una precisazione: almeno nei colloqui attualmente in corso tra Oman e Iran, il tema non sarebbe al centro della discussione.
«Non sono a conoscenza di alcun confronto sui risarcimenti all'interno di questi colloqui», ha detto Al Ansari. «Non siamo ancora a quel punto: al momento stiamo parlando della riapertura dello stretto, della diplomazia, del cessate il fuoco e dei parametri corretti».
Il Qatar: “Hormuz deve essere riaperto immediatamente”
Doha guarda quindi con attenzione agli sviluppi diplomatici, ma teme che le questioni ancora aperte possano rallentare un accordo.
La priorità del Qatar è la ripresa della libertà di navigazione. «Vorremmo che la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz fosse ripristinata immediatamente, in conformità con il diritto internazionale», ha sottolineato Al Ansari.
Il Paese del Golfo è particolarmente esposto alla situazione: il Qatar utilizza infatti lo Stretto di Hormuz per le proprie esportazioni di gas naturale liquefatto. Per Doha, dunque, la riapertura del passaggio non è soltanto una questione geopolitica, ma anche economica e strategica.
Il Qatar ha fatto sapere che sosterrà qualsiasi accordo regionale in grado di proteggere la navigazione e rispettare il diritto internazionale. La riapertura di Hormuz, secondo Doha, dovrebbe inoltre contribuire a consolidare il cessate il fuoco e creare le condizioni per negoziati più ampi.
Solo sei navi in transito: quanto pesa la crisi di Hormuz
Nel frattempo, il traffico commerciale nello stretto rimane molto lontano dai livelli precedenti alla guerra.
Secondo i dati sul traffico marittimo citati da Reuters, lunedì soltanto sei navi hanno attraversato Hormuz. Nei dieci giorni precedenti la media era stata di circa 11 navi al giorno, mentre prima dell'inizio del conflitto il passaggio registrava tra 130 e 140 transiti quotidiani.
La differenza fotografa l'impatto della crisi su una delle arterie marittime più importanti del pianeta.
Prima della guerra, attraverso lo Stretto di Hormuz transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. La sua riapertura avrebbe quindi conseguenze non soltanto per i Paesi del Golfo, ma anche per i mercati energetici internazionali e per l'approvvigionamento europeo.
Per ora, dunque, la diplomazia sembra aver aperto uno spiraglio. Oman e Iran sono entrati nella fase tecnica dei negoziati e Teheran, secondo il Qatar, si prepara a un annuncio ufficiale. Ma il quadro resta fragile: sulla riapertura di Hormuz pesano ancora le condizioni iraniane, le richieste americane e il più ampio negoziato sulla fine del conflitto.