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Venezuela, La Guaira epicentro di una tragedia che ritorna

Una donna passa accanto a un edificio danneggiato durante un terremoto a La Guaira, in Venezuela, giovedì 25 giugno 2026. (Foto AP/Pedro Mattey)
Una donna passa accanto a un edificio danneggiato durante un terremoto a La Guaira, in Venezuela, giovedì 25 giugno 2026. (Foto AP/Pedro Mattey) Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved
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Di Lucia Blasco
Pubblicato il
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La città costiera, la più colpita dai due terremoti che hanno scosso il Venezuela, nel 1999 ha già vissuto uno dei peggiori disastri naturali della storia del Paese. La combinazione di geografia ad alto rischio, povertà e infrastrutture degradate continua a segnarne la storia

La Guaira torna a guardare verso la montagna con timore.

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La città costiera, principale porta d’ingresso a Caracas e la zona più colpita dai due terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 che mercoledì hanno scosso il nord del Venezuela, torna a essere l’epicentro di una tragedia nazionale. Dichiarata "zona di disastro" dal governo, le sue strade restano coperte di macerie mentre le squadre di soccorso cercano sopravvissuti tra gli edifici crollati e i quartieri gravemente colpiti.

La presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ha definito la situazione come "una vera tragedia" e ha assicurato che La Guaira, dove vivono circa mezzo milione di persone, è stata la regione più colpita dai sismi.

Le immagini di edifici crollati, strade fratturate e vicini che cercano sopravvissuti tra le macerie hanno riportato alla mente di molti venezuelani un ricordo che non era mai davvero svanito. Perché non è la prima volta che La Guaira è al centro di una catastrofe nazionale.

Il ricordo indelebile del 1999

Per i venezuelani, il nome di La Guaira resta inevitabilmente legato alla cosiddetta frana di Vargas. Nel dicembre 1999, dopo diversi giorni di piogge torrenziali, enormi colate di fango, rocce e acqua scesero dalla cordigliera dell’Ávila e spazzarono via interi quartieri costruiti sui pendii.

La tragedia provocò almeno 15.000 morti, secondo le cifre ufficiali, anche se il numero reale non è mai stato conosciuto con precisione e alcune stime lo collocano ben al di sopra. Migliaia di abitazioni scomparvero sotto il fango, decine di migliaia di persone persero tutto ciò che avevano e numerose famiglie non poterono mai tornare.

Quel disastro segnò un prima e un dopo per la città e rappresentò anche la prima grande crisi del neonato governo di Hugo Chávez, che era al potere da appena pochi mesi.

I residenti camminano tra edifici danneggiati dopo un terremoto a La Guaira, Venezuela, giovedì 25 giugno 2026. (AP Photo/Pedro Mattey)
I residenti camminano tra edifici danneggiati dopo un terremoto a La Guaira, Venezuela, giovedì 25 giugno 2026. (AP Photo/Pedro Mattey) Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved

Quasi tre decenni dopo, La Guaira torna a trasformarsi nell’epicentro di una tragedia nazionale e nel simbolo della vulnerabilità di una regione che non è mai riuscita a riprendersi completamente.

Una geografia che moltiplica i rischi

La città sorge su una stretta striscia di terra tra il mar dei Caraibi e la cordigliera dell’Ávila, una posizione che la espone sia alle frane durante le piogge intense sia all’attività sismica che interessa il nord del Venezuela.

Gran parte di La Guaira è costruita su ventagli alluvionali, grandi depositi di sedimenti formatisi nel corso di migliaia di anni a causa di distacchi dalla montagna. In altre parole, il terreno su cui oggi sorgono quartieri, strade e infrastrutture è il risultato degli stessi processi geologici che, periodicamente, tornano a colpire la regione. I registri storici documentano grandi disastri nella zona almeno dalla fine del XVIII secolo.

Oltre alla sua popolazione, La Guaira ospita infrastrutture strategiche per il Paese. Qui si trovano il principale porto venezuelano e l’aeroporto internazionale Simón Bolívar, la maggiore porta di ingresso aerea del Venezuela, due installazioni essenziali per il trasporto di persone e merci, la cui attività è stata anch’essa colpita dai terremoti.

I residenti camminano accanto a edifici danneggiati dopo un terremoto a La Guaira, Venezuela, giovedì 25 giugno 2026. (AP Photo/Pedro Mattey)
I residenti camminano accanto a edifici danneggiati dopo un terremoto a La Guaira, Venezuela, giovedì 25 giugno 2026. (AP Photo/Pedro Mattey) Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved

Più di una tragedia naturale

Ma la geografia spiega solo una parte della storia. La Guaira è anche uno degli stati più poveri del Venezuela e conta una importante popolazione afrovenezuelana, storicamente una delle comunità più svantaggiate del Paese.

Per anni è stata uno dei grandi bastioni del chavismo. Dopo la frana del 1999, Hugo Chávez ha promosso programmi abitativi, infrastrutture e progetti sociali finanziati con i proventi del petrolio. Tuttavia, con il passare del tempo molti di questi interventi si sono deteriorati o sono stati abbandonati nel mezzo della prolungata crisi economica.

Oggi molti abitanti dipendono ancora dalla pesca artigianale, dall’attività del porto o da spostamenti quotidiani a Caracas per lavorare nell’edilizia, nella sicurezza o come personale domestico. La combinazione di povertà, infrastrutture degradate e forte esposizione ai disastri naturali fa sì che ogni nuova emergenza abbia un impatto particolarmente devastante sulla popolazione.

Una nuova sfida per il governo

La risposta a questa nuova emergenza arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese.

Mentre proseguono le operazioni di soccorso tra gli edifici crollati e i quartieri colpiti, le autorità cercano di ripristinare i servizi essenziali e di valutare l’entità dei danni in una città che conosceva fin troppo bene il costo di una catastrofe naturale.

Il paragone con il 1999 è inevitabile. Allora furono le frane provocate dalle piogge torrenziali; questa volta sono stati i terremoti.

Una città abituata a ricostruirsi

Gli abitanti di La Guaira convivono da decenni con la sensazione che la natura possa cambiare le loro vite nel giro di pochi minuti. Ogni stagione delle piogge riporta alla mente il fango che ha sepolto interi quartieri. Ora i terremoti hanno aperto nuove crepe negli edifici e nella popolazione.

Una donna ferita cammina per La Guaira, Venezuela, il giorno dopo il terremoto che ha colpito la zona, giovedì 25 giugno 2026. (AP Photo/Pedro Mattey)
Una donna ferita cammina per La Guaira, Venezuela, il giorno dopo il terremoto che ha colpito la zona, giovedì 25 giugno 2026. (AP Photo/Pedro Mattey) Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved

Dalla frana di Vargas ai terremoti di questa settimana, la città è stata segnata da una successione di catastrofi che hanno condizionato il suo sviluppo e la vita di diverse generazioni di venezuelani.

Tra il mar dei Caraibi e la cordigliera dell’Ávila, La Guaira continua a essere uno dei luoghi più belli e, allo stesso tempo, più esposti del Venezuela. La sua storia dimostra che la forza della natura spiega gran parte delle sue tragedie, ma anche che la povertà, la crescita urbana in zone a rischio e il deterioramento delle infrastrutture hanno aggravato per decenni le conseguenze di ogni disastro.

Mentre le squadre di emergenza continuano a cercare sopravvissuti tra le macerie, la città torna ad affrontare la sfida che conosceva fin troppo bene: ricostruirsi, ancora una volta.

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