Il Senato degli Stati Uniti respinge per la sesta volta una risoluzione per limitare i poteri militari del presidente Trump sull’Iran. Decisivi i voti di alcuni repubblicani moderati, mentre continua il confronto sulle War Powers Resolution e sul ruolo del Congresso nei conflitti
Il Senato degli Stati Uniti ha respinto un nuovo tentativo dei democratici di limitare l’autorità del presidente Donald Trump nell’uso della forza militare contro l’Iran, confermando una spaccatura politica profonda sul ruolo del Congresso nei conflitti armati.
La mozione per far avanzare la risoluzione fuori commissione è stata bocciata con un margine strettissimo: 49 voti favorevoli e 50 contrari, senza raggiungere la soglia necessaria per proseguire il percorso legislativo.
Il voto e le divisioni nel Congresso
A sostenere l’avanzamento della misura sono stati quasi tutti i senatori democratici insieme a tre repubblicani moderati: Rand Paul, Susan Collins e Lisa Murkowski. Quest’ultima ha motivato il suo cambiamento di posizione rispetto ai voti precedenti sottolineando l’assenza di chiarimenti da parte dell’amministrazione dopo la scadenza della finestra dei 60 giorni prevista dal War Powers Resolution.
Secondo Murkowski, la situazione è “diversa rispetto ai precedenti voti”, e il Congresso deve ora affrontare più direttamente le proprie responsabilità costituzionali in materia di autorizzazione dell’uso della forza.
Una lunga serie di votazioni fallite
Il voto rappresenta il sesto tentativo dei democratici di frenare l’espansione dei poteri militari presidenziali nel conflitto con l’Iran, iniziato il 28 febbraio 2026.
Dall’inizio delle ostilità, il Senato ha ripetutamente respinto risoluzioni simili, con risultati generalmente compresi tra 47-53 e 52-47, spesso lungo linee di partito. Finora, il senatore Rand Paul è stato l’unico repubblicano costante nel sostenere le misure di limitazione dei poteri presidenziali, mentre la maggioranza del GOP ha continuato a sostenere la linea dell’amministrazione.
Il nodo costituzionale dei War Powers
Al centro dello scontro politico resta il War Powers Resolution del 1973, la legge che impone al presidente di ottenere l’autorizzazione del Congresso per operazioni militari prolungate.
I democratici sostengono che l’attuale campagna contro l’Iran sia stata condotta senza adeguato mandato legislativo, mentre la Casa Bianca difende l’azione come necessaria per la sicurezza nazionale e la protezione delle truppe americane.
Il ruolo dei repubblicani moderati
Il voto ha evidenziato un piccolo ma significativo gruppo di dissenso interno al Partito Repubblicano. Oltre a Paul, anche Collins e Murkowski hanno votato per l’avanzamento della misura, con quest’ultima che ha dichiarato di voler ottenere “maggiore chiarezza dall’amministrazione” dopo la scadenza della finestra di 60 giorni.
Tuttavia, la maggioranza del partito continua a sostenere che il presidente abbia ampi poteri come comandante in capo per gestire il conflitto.
Un Congresso sempre più diviso
La ripetizione dei voti negativi mostra un Congresso profondamente diviso sul bilanciamento tra potere legislativo ed esecutivo in materia di guerra. Nonostante le pressioni bipartisan per riaffermare il ruolo del Congresso, le risoluzioni continuano a non raggiungere la maggioranza necessaria.
Il dibattito resta aperto e destinato a proseguire, mentre la situazione nel Medio Oriente continua a essere uno dei principali fattori di tensione nella politica estera statunitense.