Teheran ha minacciato di arricchire l'uranio fino a raggiungere il grado di armamento in caso di nuovo attacco, mentre Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco ha "l'1% di possibilità" di resistere
L’Iran ha minacciato di aumentare l’arricchimento dell’uranio fino al 90 per cento se gli Stati Uniti dovessero riprendere gli attacchi militari contro Teheran. L’ipotesi, secondo quanto riferito da esponenti del Parlamento iraniano, sarebbe attualmente in discussione all’interno dell’assemblea legislativa.
L’avvertimento è stato lanciato martedì da Ebrahim Rezaei, deputato di Dashtestan e portavoce del Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, attraverso un messaggio pubblicato su X. Secondo Rezaei, l’opzione di un ulteriore salto nel programma nucleare iraniano sarebbe già oggetto di discussione all’interno del Parlamento.
Nelle stesse ore anche lo speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha alzato il livello dello scontro con Washington, dichiarando che gli Stati Uniti “non hanno altra scelta” se non quella di accettare i diritti dell’Iran previsti nella proposta di pace in 14 punti avanzata da Teheran. In caso contrario, ha avvertito, i negoziati sarebbero destinati a fallire.
Il presidente americano Donald Trump ha definito il cessate il fuoco in vigore come un “massiccio supporto vitale”, mentre il ministero degli Esteri iraniano ha bollato come “irragionevoli” le richieste avanzate dagli Stati Uniti. Secondo media americani, lunedì Trump avrebbe inoltre riunito il proprio team di sicurezza nazionale per discutere l’ipotesi di nuovi raid contro l’Iran.
Nel frattempo cresce anche la tensione in Israele. Diversi media israeliani hanno riferito che alcuni cittadini hanno ricevuto messaggi di testo minacciosi, presumibilmente inviati dall’Iran, con riferimenti a possibili attacchi missilistici o con droni.
Il nodo dell’uranio arricchito
La questione nucleare resta il principale ostacolo nei rapporti tra Teheran e Washington. Secondo le stime citate dagli Stati Uniti, l’Iran possiede circa 400-460 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento, un livello molto vicino alla soglia del 90 per cento necessaria per la realizzazione di armi nucleari.
Teheran continua a sostenere che il diritto all’arricchimento dell’uranio non sia negoziabile, pur lasciando aperta la discussione sui livelli consentiti. Trump, invece, ribadisce che all’Iran “non sarà mai permesso ottenere un’arma nucleare”.
La posizione americana prevede il trasferimento all’estero delle scorte di uranio arricchito o, in alternativa, il blocco del programma di arricchimento per almeno vent’anni.
L’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff ha dichiarato a Fox News che gli iraniani avrebbero ammesso durante precedenti colloqui di possedere abbastanza uranio arricchito da poter produrre materiale utile alla costruzione di circa 11 testate nucleari entro una o due settimane.
Trump ha inoltre sostenuto che Teheran avesse accettato verbalmente di rimuovere le scorte di uranio da uno dei siti colpiti dagli attacchi americani, salvo poi non includere tale impegno nella proposta scritta inviata successivamente a Washington.
Netanyahu: “La guerra non è finita”
Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu mantiene una linea durissima. In un’intervista rilasciata a CBS News, il leader israeliano ha affermato che il conflitto con l’Iran non potrà considerarsi concluso finché le capacità nucleari iraniane non saranno completamente eliminate.
Secondo Netanyahu, le scorte di uranio dovrebbero essere recuperate fisicamente sul terreno per garantire che Teheran non possa più sviluppare armamenti nucleari.
L’attuale crisi affonda le radici nel fallimento del JCPOA, l’accordo nucleare del 2015 che limitava l’arricchimento iraniano al 3,67 per cento e fissava un tetto di 300 chilogrammi alle scorte di uranio per 15 anni. Gli Stati Uniti si ritirarono unilateralmente dall’intesa nel 2018 durante il primo mandato di Trump, aprendo la strada alla graduale escalation del programma nucleare iraniano.
Dopo gli attacchi statunitensi e israeliani del 2025, Trump ha dichiarato che le strutture nucleari iraniane erano state “cancellate”, anche se immagini satellitari del sito di Natanz non avrebbero mostrato danni significativi agli impianti sotterranei.
Il cessate il fuoco mediato dal Pakistan è entrato in vigore l’8 aprile dopo 39 giorni di guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele. Tuttavia, i negoziati successivi non hanno ancora prodotto un accordo definitivo e la tregua resta estremamente fragile.