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Cosa teme l'Europa dal vertice di Pechino tra Cina e Stati Uniti

Le bandiere di Stati Uniti e Cina sono esposte durante i colloqui del vertice USA-Cina tra Donald Trump e Xi Jinping (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Le bandiere di Stati Uniti e Cina sono esposte durante i colloqui del vertice USA-Cina tra Donald Trump e Xi Jinping (AP Photo/Mark Schiefelbein) Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefan Grobe
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L'attesissimo vertice tra il presidente degli Stati Uniti Trump e il suo ospite cinese Xi Jinping è iniziato - e l'Europa lo osserva da lontano. Tuttavia, qualunque sia l'esito, c'è poco da essere ottimisti per Bruxelles

Per l’Europa, il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping non riguarda soltanto i rapporti tra Stati Uniti e Cina. In gioco c’è molto di più: il rischio concreto che l’Unione europea finisca schiacciata tra due superpotenze sempre più orientate a stringere accordi tattici su commercio, tecnologia, energia e sicurezza, relegando gli interessi europei a un ruolo secondario.

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A Bruxelles e Berlino la preoccupazione più immediata riguarda la sopravvivenza industriale del continente, a partire dalla questione delle terre rare. La Cina continua infatti a dominare la catena di approvvigionamento di questi minerali strategici, indispensabili per la produzione di veicoli elettrici, semiconduttori, tecnologie verdi e sistemi di difesa.

Il timore delle capitali europee è che un eventuale accordo tra Washington e Pechino possa garantire agli Stati Uniti un accesso privilegiato alle terre rare cinesi, lasciando invece l’Europa esposta a carenze e restrizioni all’export. Uno scenario che trasformerebbe l’UE nel principale danno collaterale della competizione tra le due potenze.

Secondo Ilya Epikhin, consulente della società Arthur Little, la Cina starebbe già utilizzando le licenze di esportazione come leva geopolitica, concedendole in modo selettivo nei settori ritenuti strategicamente più sensibili, soprattutto quelli legati alla difesa e alle tecnologie avanzate.

Gli effetti si fanno già sentire. Industrie tedesche e giapponesi sarebbero state colpite dai controlli imposti da Pechino sulle terre rare pesanti. Germania e Giappone stanno accelerando gli investimenti in catene di approvvigionamento alternative per ridurre la dipendenza dalla Cina, ma il percorso appare ancora lungo.

Gli operai usano i macchinari per scavare in una miniera di terre rare nel distretto minerario di Baiyunebo a Baotou, nella regione autonoma della Mongolia interna, nel nord della Cina. (Foto AP, File)
Operai usano macchinari per scavare in una miniera di terre rare nel distretto minerario di Baiyunebo a Baotou, nella regione autonoma della Mongolia interna, nella Cina settentrionale. (Foto AP, File) AP Photo

David Merriman, direttore di ricerca della società di consulenza Project Blue, avverte che una piena sostituzione della filiera cinese richiederà ancora anni. “La situazione sembra destinata a peggiorare prima di migliorare”, ha spiegato.

Anche gli sforzi europei per conquistare una maggiore autonomia strategica procedono lentamente. Un recente rapporto dell’Istituto dell’Unione europea per gli Studi sulla Sicurezza (EUISS) sottolinea come Bruxelles abbia fissato obiettivi ambiziosi attraverso il Critical Raw Materials Act del 2023 e individuato 60 progetti strategici, senza però adottare misure sufficienti a renderli economicamente sostenibili rispetto alla concorrenza sostenuta dallo Stato cinese.

Lo scenario peggiore per l’Europa sarebbe un accordo di “commercio gestito” tra Trump e Xi che escluda di fatto l’UE. In questo caso, l’eccesso di produzione cinese di auto elettriche, batterie e prodotti industriali potrebbe riversarsi sui mercati europei, aumentando ulteriormente la pressione sulle industrie continentali.

La competitività cinese è già evidente. I veicoli elettrici prodotti in Cina costano mediamente tra il 25% e il 50% in meno rispetto ai modelli europei. Un SUV compatto come la MG4 viene venduto a partire da circa 30 mila euro, mentre modelli europei comparabili, come la Volkswagen ID.3, superano i 40 mila euro.

I visitatori chiacchierano vicino a un veicolo elettrico di Xiaomi esposto durante la 2025 World Intelligent Connected Vehicles Conference di Pechino (AP Photo/Ng Han Guan)
Visitatori chiacchierano vicino a un veicolo elettrico di Xiaomi esposto durante la 2025 World Intelligent Connected Vehicles Conference di Pechino (AP Photo/Ng Han Guan) AP Photo

Secondo Jonas Parello-Plessner, visiting fellow del German Marshall Fund, i colloqui tra Trump e Xi stanno assumendo una dimensione sempre più bilaterale. “Trump parlerà soltanto per se stesso”, osserva l’esperto, lasciando intendere che l’Europa rischia di restare esclusa dai principali equilibri negoziali.

Nel frattempo, il presidente statunitense continua a minacciare nuove tariffe commerciali, anche nei confronti delle merci cinesi, dopo che la Corte Suprema americana ha annullato parte dei dazi introdotti in precedenza.

Operai trasferiscono sacchi di zolfo solido importato su un camion in un porto di Nanchino, nella provincia orientale cinese di Jiangsu, il 14 aprile 2026. (Chinatopix Via AP)
Operai trasferiscono sacchi di zolfo solido importato su un camion in un porto di Nanjing, nella provincia orientale cinese di Jiangsu, il 14 aprile 2026. (Chinatopix via AP) AP Photo

Pechino, dal canto suo, sembra aver imparato a gestire meglio l’imprevedibilità di Trump rispetto al suo primo mandato. Secondo indiscrezioni recenti, le autorità cinesi avrebbero già avvertito i leader economici statunitensi di essere pronte a reagire “ogni volta” che Washington adotterà misure restrittive su commercio o investimenti.

Anche un deterioramento ulteriore delle relazioni economiche tra Stati Uniti e Cina rappresenterebbe però un problema per Bruxelles. Una nuova guerra commerciale tra le due maggiori economie mondiali potrebbe infatti colpire duramente l’industria europea attraverso una domanda globale più debole, catene di approvvigionamento interrotte e una maggiore volatilità finanziaria.

La Commissione europea sta già preparando possibili contromisure. Il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, ha recentemente dichiarato che l’UE è pronta a rafforzare la propria politica industriale e difenderà “con le unghie e con i denti” posti di lavoro, imprese e settori strategici europei in caso di concorrenza sleale.

Nonostante la retorica politica, il vertice di Pechino conferma una realtà sempre più evidente: molte delle decisioni che influenzeranno il futuro economico dell’Europa continuano a dipendere dalle strategie di Washington e Pechino, mentre il Vecchio Continente fatica ancora a costruire una vera autonomia industriale e geopolitica.

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