Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Trump vola a Pechino tra crisi e pressioni interne: Xi non ha fretta di concedere nulla

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping in posa prima del loro vertice a Busan, Corea del Sud, 30 ottobre 2025 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping in posa prima del loro vertice a Busan, Corea del Sud, 30 ottobre 2025 (AP Photo/Mark Schiefelbein) Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefan Grobe
Pubblicato il
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Summit Usa-Cina tra aspettative basse e obiettivi mancati: Trump cerca risultati, Xi punta alla stabilità senza concessioni

L’atteso incontro a Pechino tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping avrebbe dovuto rappresentare uno dei momenti chiave del secondo mandato di Trump. Ma le premesse del vertice raccontano una storia diversa: più di gestione delle aspettative che di vera svolta diplomatica.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Il summit, inizialmente previsto settimane fa e poi rinviato dopo l’escalation militare in Iran, arriva in un clima internazionale instabile. La decisione di Trump di posticipare l’incontro ha irritato Pechino, poco incline a cambi di programma improvvisi, ma la leadership cinese ha scelto di non irrigidirsi per evitare frizioni pubbliche.

Secondo diversi analisti del Brookings Institution, la diplomazia dei vertici rischia oggi di produrre più simboli che risultati concreti. Il problema, sostengono, è che entrambe le parti hanno già svelato troppo delle proprie intenzioni: Washington cerca concessioni visibili, Pechino preferisce mantenere margini di manovra senza esporsi.

Un vertice sotto pressione

Per Trump, il contesto è complesso. La guerra in Iran ha fatto salire il prezzo del petrolio e peggiorato il clima politico interno, proprio mentre si avvicinano le elezioni di midterm. Il presidente ha quindi bisogno di risultati rapidi da presentare come successi economici e diplomatici.

Tra le priorità americane ci sono tre obiettivi: il sostegno cinese per contenere il conflitto in Iran, l’aumento degli acquisti di beni statunitensi e l’estensione della fragile tregua commerciale.

Pechino, però, appare poco interessata a intervenire direttamente nel dossier iraniano. Anzi, secondo analisi del Council on Foreign Relations, la Cina sta adottando una strategia di “contenimento calcolato”: evitare lo scontro diretto con Washington, ma senza offrire concessioni decisive..

Un veicolo passa davanti a un cartellone con una grafica che mostra lo Stretto di Hormuz e le labbra cucite del presidente americano Trump in una piazza del centro di Teheran, 2 maggio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Veicoli passano davanti a un cartellone pubblicitario con una grafica che mostra lo Stretto di Hormuz e le labbra cucite del presidente americano Trump in una piazza del centro di Teheran, il 2 maggio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi) AP Photo

La strategia cinese: attendere

La leadership di Xi Jinping punta soprattutto alla stabilità economica e alla continuità degli scambi globali. L’obiettivo non è un “reset” dei rapporti, ma una relazione prevedibile che eviti nuove escalation commerciali.

Allo stesso tempo, la Cina osserva con attenzione le difficoltà statunitensi. Un conflitto prolungato in Medio Oriente, insieme alle tensioni energetiche legate allo Stretto di Hormuz, può indebolire l’economia globale e, indirettamente, rafforzare la posizione strategica di Pechino.

Economia, chip e terre rare

Uno dei punti più delicati del negoziato riguarda le restrizioni americane sull’export di semiconduttori avanzati. Per la Cina, queste limitazioni rappresentano la principale minaccia alle proprie ambizioni tecnologiche.

Altro tema centrale è la tregua tariffaria raggiunta nel 2025, che entrambe le parti vorrebbero mantenere per evitare un ritorno alla guerra commerciale.

Sul fronte economico, si discute anche di Boeing, tecnologia, finanza e agricoltura, settori in cui Washington spera di ottenere nuovi ordini e investimenti.

Europa spettatrice preoccupata

Mentre Usa e Cina negoziano, l’Europa osserva con crescente cautela. Il rischio principale è quello di diventare un effetto collaterale di una competizione bilaterale sempre più aggressiva.

Secondo analisti del German Marshall Fund, un eventuale irrigidimento tra le due superpotenze potrebbe danneggiare l’industria europea attraverso catene di approvvigionamento instabili e un calo della domanda globale.

Inoltre, resta aperto il tema delle terre rare, materiali strategici controllati in larga parte dalla Cina e fondamentali per automotive, energia e tecnologie verdi.

Navi portacontainer alla fonda nello Stretto di Hormuz al largo di Bandar Abbas, Iran, 2 maggio 2026.(Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
Navi portacontainer alla fonda nello Stretto di Hormuz al largo di Bandar Abbas, Iran, 2 maggio 2026.(Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP) AP Photo

Europa spettatrice preoccupata

Mentre Usa e Cina negoziano, l’Europa osserva con crescente cautela. Il rischio principale è quello di diventare un effetto collaterale di una competizione bilaterale sempre più aggressiva.

Secondo analisti del German Marshall Fund, un eventuale irrigidimento tra le due superpotenze potrebbe danneggiare l’industria europea attraverso catene di approvvigionamento instabili e un calo della domanda globale.

Inoltre, resta aperto il tema delle terre rare, materiali strategici controllati in larga parte dalla Cina e fondamentali per automotive, energia e tecnologie verdi.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Trump in Cina dopo 9 anni. Perché è importante anche per la sicurezza dell'Italia

Guerra in Medio Oriente, Teheran invia la risposta alla proposta di pace Usa al Pakistan

Usa chiede a Pechino di sfruttare i legami con l'Iran per riapertura Stretto di Hormuz