I bandicoot striati orientali erano ritenuti estinti nella terraferma australiana, ma i conservazionisti sono decisi a dar loro un’ultima chance.
Una specie che in passato era stata dichiarata estinta nella terraferma australiana compie i suoi passi più significativi verso il recupero grazie a un programma di salvataggio genetico, il primo al mondo.
Questa settimana i conservazionisti hanno liberato fino a 100 esemplari di bandicoot orientale striato sull’isola di Phillip, un’isola costiera abitata vicino a Melbourne. Ognuno di questi marsupiali, grandi quanto un coniglio, è stato allevato con cura per aumentare le probabilità di sopravvivenza in natura.
La missione è stata guidata dalla Odonata Foundation, da Cesar Australia e dall’Eastern Barred Bandicoot Recovery Team. Dal 2004 i conservazionisti di questi gruppi allevano con attenzione i marsupiali, facendo crescere la popolazione fino a oltre 2.000 esemplari in rifugi protetti.
Il Right Now Climate Fund di Amazon ha investito 2,5 milioni di dollari australiani (circa 1,52 milioni di euro) per contribuire al ripristino delle popolazioni di specie a rischio, compresa la più grande reintroduzione in natura di bandicoot orientali striati mai realizzata in Australia.
Perché il bandicoot orientale striato era stato dichiarato estinto?
I bandicoot orientali striati sono veri e propri ingegneri dell’ecosistema grazie alle loro abitudini di scavo, che contribuiscono a migliorare la salute del suolo, la dispersione dei semi, la ritenzione idrica e il riciclo dei nutrienti, tutti fattori che rendono i paesaggi più resistenti a inondazioni e siccità.
In Australia, però, il loro numero è crollato a causa della combinazione tra predatori naturali come le volpi e la distruzione dell’habitat. Alla fine degli anni Ottanta ne restavano solo 60, trovati tra automobili abbandonate in una discarica.
Questi superstiti sono stati portati in cattività per la riproduzione. Nel 1991 la specie è stata dichiarata estinta in natura.
Grazie agli sforzi dei conservazionisti, il numero di bandicoot orientali striati è passato da 150 a circa 1.500 nel 2021. Ciò è stato possibile soprattutto creando aree libere da predatori e trasferendo alcuni esemplari su isole senza volpi.
Tuttavia, la consanguineità genetica ha impedito a molti di questi animali selvatici di prosperare. Con pochi individui con cui accoppiarsi, nella popolazione indebolita ha iniziato a comparire un difetto genetico noto come 'undershot jaw', che rende loro più difficile scavare, afferrare e masticare il cibo.
Come l’allevamento genetico sta salvando il bandicoot
La Odonata Foundation alleva bandicoot orientali striati della terraferma australiana incrociandoli con quelli della Tasmania: due popolazioni geneticamente distinte che erano rimaste isolate tra loro per oltre 10.000 anni.
Diversificando e rafforzando il loro patrimonio genetico, e selezionando l’accoppiamento delle femmine con maschi più grandi, Odonata e il Recovery Team hanno creato «una popolazione di animali più robusti e sani, con una maggiore diversità genetica, un rapporto tra i sessi più equilibrato e dimensioni maggiori».
L’organizzazione punta a costruire una popolazione di almeno 500 animali distribuiti in almeno cinque aree diverse, in modo che, oltre a essere geneticamente più resilienti, siano anche sparsi geograficamente. Così sarà meno probabile che vengano spazzati via da un disastro naturale.
«L’aspetto più straordinario di questa storia è il salvataggio genetico», afferma Andrew Weeks, direttore di Cesar Australia e consigliere scientifico di Odonata.
«Attraverso un approccio di mescolanza genetica senza precedenti al mondo, abbiamo creato una popolazione di bandicoot in forma e combattivi, con una salute genetica molto migliore e molte più possibilità di sopravvivenza rispetto ai loro predecessori consanguinei».
Nei prossimi tre anni i bandicoot orientali striati rilasciati sulle isole al largo della costa del Victoria e in altri siti saranno attentamente monitorati con test genetici continui, per valutare se la popolazione si è stabilizzata.
«Questo traguardo rappresenta la culminazione di molti anni di dedizione e collaborazione da parte del Recovery Team», afferma Matt Singleton, direttore operativo della Odonata Foundation.
«Siamo anche profondamente grati agli Eastern Maar e ai Bunurong, tradizionali custodi di queste terre, per il loro costante sostegno al recupero di questa specie unica e di grande valore, con cui hanno un legame profondo, e per il ruolo che hanno avuto nel rendere possibile questa liberazione».
Per saperne di più sulla Odonata Foundation (fonte in inglese) potete visitare il suo sito.