Tensioni e proteste al processo per la tragedia di Tempe a Larissa: aula inadeguata, avvocati e familiari contestano. Udienza rinviata al 1° aprile
Caos e tensioni al processo per la tragedia ferroviaria di Tempe, in corso a Larissa in Grecia, dove l’udienza è stata rinviata al 1° aprile dopo ore di stallo e contestazioni sulle condizioni dell’aula.
“Non voglio fermare il processo, me lo state impedendo voi”, ha dichiarato il presidente della Corte d’Appello penale rivolgendosi ai giudici, al termine di una giornata segnata da continui rinvii e proteste.
Aula inadeguata e problemi tecnici
Fin dalle prime ore del mattino, il procedimento è stato sospeso più volte, dalle 9 fino a mezzogiorno, mentre gli avvocati chiedevano una pausa in attesa di una pronuncia della Corte Suprema sulle condizioni dell’aula all’interno del complesso Geopolis.
Il nodo principale resta la capienza: circa 250 avvocati presenti, ma solo 120 posti disponibili. Alcuni legali sono stati costretti a sedersi sul banco dei testimoni, mentre si sono registrati anche problemi di acustica.
Il presidente della Corte ha inoltre chiesto ai giornalisti di lasciare l’aula per fare spazio agli avvocati, alimentando ulteriormente le tensioni.
Le proteste dei familiari delle vittime
La situazione ha provocato reazioni durissime da parte dei parenti delle vittime. “Ci avete già insultato facendoci entrare qui”, ha urlato uno di loro durante l’udienza.
Anche i legali dell’accusa hanno contestato le condizioni del processo: “È impensabile che si svolga così. In queste condizioni non è garantito un processo equo ai sensi dell’articolo 6 della Cedu”.
Sulla stessa linea Theo Mandas, rappresentante dell’Ordine degli avvocati, che ha definito l’aula “estremamente degradante per tutti” e ha denunciato l’impossibilità di legittimare un procedimento in queste condizioni.
Un processo complesso e atteso
Il procedimento riguarda uno dei più gravi disastri ferroviari in Grecia e si basa su un’imponente mole di atti: l’atto di accusa conta 1.267 pagine, con cinque capi d’imputazione, molti dei quali di natura penale e potenzialmente punibili anche con l’ergastolo.
I documenti complessivi del fascicolo sono circa 570.
L’udienza era iniziata con la lettura dei nomi degli imputati e dell’atto di accusa, ma le difficoltà organizzative hanno presto bloccato i lavori.
Rabbia e richieste di giustizia
Tra i familiari delle vittime cresce la frustrazione. “Inizia il processo e non abbiamo risposte sulle esumazioni”, ha dichiarato Pavlos Aslanidis, presidente dell’associazione dei parenti.
“Dopo tre anni nessun responsabile è in prigione”, ha aggiunto Nikos Plakias, padre di una vittima, chiedendo che il processo arrivi rapidamente a una conclusione.
Maria Karystianou ha parlato di “presa in giro”, promettendo però che i familiari continueranno a chiedere verità e giustizia.
All’esterno del centro congressi, trasformato in una struttura ad alta sicurezza con accessi separati e presenza della Croce Rossa, si è svolta una manifestazione di protesta. Tra gli slogan: “Siamo la voce di tutti i morti” e “Il crimine di Tempe non sarà insabbiato”. Sul posto anche un imponente schieramento di polizia.
Durante la mattinata si sono registrate tensioni anche tra alcuni familiari e l’ex presidente dell’Ose, tra gli imputati, in un’aula descritta come gremita.
Le critiche della politica
Sul caso è intervenuto anche i segretario del partico comunista, Dimitris Koutsoumbas, che ha definito il processo “un disastro”, denunciando lacune nell’impianto accusatorio e parlando di una possibile copertura politica delle responsabilità.
“Ci sono enormi responsabilità del governo sul fatto che tutta la verità non emerga”, ha dichiarato, promettendo mobilitazione “nelle piazze, in Parlamento e nelle aule di giustizia”.