Chiusi alle 15 i seggi. Gli elettori sono stati chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale della giustizia: si è trattato di un referendum confermativo quindi senza necessità di quorum
Si sono chiuse le urne in tutta Italia per il referendum costituzionale relativo alla riforma della giustizia. Gli elettori hanno dovuto decidere se approvare o respingere una legge di revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento, riguardante sette articoli (87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 Cost.).
La riforma intende introdurre la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli superiori della magistratura e una nuova Alta Corte disciplinare.
Come si vota e perché non serve il quorum
Il referendum è di tipo confermativo, in quanto la riforma è stata approvata dal Parlamento ma non con una maggioranza inferiore ai 2/3 previsti dalle riforme costituzionali, pertanto c'è stato spazio pe questo referendum per cui non serve raggiungere un quorum di votanti, a differenza di quelli abrogativi.
Il risultato è valido qualunque sia il numero di elettori che si recheranno alle urne. Vince semplicemente la maggioranza di voti.
Cosa prevede la riforma della giustizia
Tra i contenuti, il primo quesito riguardava la riforma del Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno dei magistrati. Si chiede agli elettori se vogliano o meno abrogare la legge del 24 marzo 1958 che regola il funzionamento del Csm che, se vincesse il Sì, verrebbe diviso in due organi distinti, uno per i giudici e uno per i pm.
Con il Sì, verrebbe anche creata un'Alta Corte disciplinare, a cui sarebbe affidato il compito di giudicare i magistrati dal punto di vista disciplinare, sostituendo nel ruolo il Csm.
Il secondo quesito, sull'equa valutazione dei magistrati, propone di riconoscere la partecipazione alla valutazione dell'operato dei magistrati anche ai membri non togati, ossia avvocati e professori.
La cosiddetta separazione delle carriere, ovvero il divieto per i giudici e i pubblici ministeri di passare da un ruolo all'altro, è oggetto del terzo quesito referendario. La distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti rappresenta il pilastro della riforma voluta dalla maggioranza in Parlamento.
Il quarto quesito propone di porre un limite alle applicazioni della custodia cautelare. Tali disposizioni resterebbero in vigore soltanto per chi commette reati gravi.
Per ultimo, la riforma interroga gli elettori circa l'abolizione del decreto Severino del 2012 che prevede incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali in caso di condanna.
I quesiti oggetto di referendum sono stati sintetizzati sulla scheda elettorale con il seguente testo: "Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare'?".
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Diretta conclusa
Referendum giustizia: NO vince al Sud anche in regioni di centrodestra, SI dall'Estero
La larga vittoria del NO, oltre al significato politico assoluto, dà indicazioni anche a livello locale. Fatta eccezione per Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, dove ha vinto il SI, il no è dilagato ovunque, anche nelle regioni amministrate dal centrodestra come la Calabria, il Lazio, il Piemonte e la Sicilia. Con picchi in città come Napoli (75%), Bologna e Palermo (68%) e la stessa Roma (60,31%).
In Lombardia il SI' ha preso il 53,56% e in Veneto il 58,41 per esempio, ma in Calabria (57,26) e Lazio (54,59) ha prevalso il sentimento popolare e non la maggioranza. Curiosa la situazione nella circoscrizione Estero (sono state scrutiate 2047 sezioni su 2027 alle 22) dove ha vinto il SI con il 56% complessivo, con vittorie nei distretti di America Settentrionale e Centrale, America meridionale e in quello Africa, Asia, Oceania e Antartide, ma non nel distretto Europa dove è prevalso il No.
Contestazioni in strada a Roma a Meloni e al governo
Oltre alla manifestazione di Roma per il successo del NO al referendum si registrano cortei in altre città, tra cui Firenze. Nella capitale, oltre al ritrovo coin i leader dell'opposizione a piazza Barberini, un centinaio di persone è artivato a piazza Montecitorio gridando: "Meloni vattene, stiamo arrivando" e "Governo Meloni dimissioni". Il corteo era partecipato da sostenitori di Potere al popolo e dell'Unione sindacale di base (Usb) davanti ai quali è posizionato un cordone di sicurezza delle forze dell'ordine con una ventina di agenti e tre camionette della polizia.
Schlein: "Batteremo Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche"
"C'è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l'alternativa", ha detto la segretaria del Partito democratico (Pd) dopo la vittoria del NO al referendum. "La legge elettorale proposta dalla maggioranza è un "antipasto del premierato" e per il Pd "non ci sono le migliori premesse" per un confronto, ha detto la segretaria democratica Elly Schlein commentando il significato politico che emerge da questo referendum. "Riguardo alla proposta che la destra sta facendo sulla legge elettorale, ci sono dentro degli elementi che la rendono un antipasto del premierato, che è una riforma che noi naturalmente contrastiamo",
Festa in piazza a Roma dei sostenitori del NO
Bandiere, musica, striscioni, abbracci e sorrisi. I 'cento passi' di Peppino Impastato dei Modena City Ramblers dalle casse e la pioggia improvvisa che fa scattare a qualche manifestante la battuta "e' la nuvoletta della Meloni". In piazza Barberini a Roma si stanno radunando alcune migliaia di militanti, leader dei partiti di centrosinistra - da Angelo Bonelli a Nicola Fratoianni di Avs e poi Stefano Patuanelli del M5s - per prendere parte alla festa organizzata dalla Cgil per la vittoria del No al referendum costituzionale sulla giustizia. Una manifestazione organizzata alla spicciolata, sull'onda del risultato elettorale. Una festa "per l'avvio di una nuova primavera", come la ha definita il segretario della Cgil Maurizio Landini. In piazza anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Un grande striscione con la scritta 'L'Italia che resiste ancora', come il verso della canzone di Francesco De Gregori campeggia al centro della piazza. Attorno giovani a scandire il coro "Ora e sempre resistenza" e poi "la Costituzione non si tocca".

Conte (M5S): "Si apre una nuova stagione politica"
"Si apre una nuova stagione politica, una nuova primavera. Ce la metteremo tutta per rispondere a questa richiesta di voltare pagina da parte dei cittadini", ha detto il leader del Movimento Cinque Stelle (M5s). "Questo è un voto molto politico, la presidente Meloni è scesa in campo a reti unificate" e l'esito del referendum "è un avviso di sfratto a questo governo, un segnale politico fortissimo", ha concluso Conte.
Meloni: "Gli italiani hanno deciso, andremo avanti"
La premier ha commentato il risultato negativo per il governo del referendum. "Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia", ha detto Giorgia Meloni sui social media.
Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) March 23, 2026
Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia. pic.twitter.com/KCBf19hO8d
Renzi invita Meloni e il governo ad "ascoltare il Popolo"
Matteo Renzi, leader di Italia Viva che si è astenuta in aula quando è stata approvata la riforma, ha commentato la probabile bocciatura della modifica costituzionale al referendum raccomandando "al Palazzo di ascoltare" visto che il "Popolo ha parlato". Renzi ha rivendicato di essersi dimesso da premier e leader del Partito democratico quando perse il referendum costituzionale da lui promosso nel 2016 consigliando indirettamente a Giorgia Meloni di prendersi le proprie responsabilità
Bignami (Fratelli d'Italia): speravamo in "risultato diverso"
"Io conosco Meloni da tempo, non ho memoria di una battaglia politica da cui lei si sia sottratta, Meloni ci mette sempre la faccia. Certamente sperava in risultato diverso" ma la riforma sulla separazione delle carriere "era un impegno che aveva preso tutto il centrodestra quindi non si può dire che la vittoria sarebbe stata la nostra e la sconfitta degli altri, avevamo presentato insieme nel 2022 questa proposta, e' una proposta unitaria del centrodestra". Lo ha detto il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, ai microfoni di La7.
Fratoianni: "La destra voleva stravolgere il sistema delle garanzie, gli è andata male"
"Abbiamo visto crescere un'onda, hai voglia a dire che il risultato non è politico. È un dato clamoroso. La prima cosa da dire, lo dico a Elly Schlein e Giuseppe Conte, quando governeremo la Costituzione non cercheremo di cambiarla ma di applicarla". Lo dice Nicola Fratoianni commentando i dati del Referendum. "Chi si e' schierato per il si' ha commesso un errore clamoroso, nel merito e dal punto di vista politico", aggiunge il co-fondatore di Alleanza Verdi Sinistra.
Metà dei voti scrutinati: No al 54,45%, SI al 45,55%
Sembra chiara ormai l'indicazione degli italiani. Stanno arrivando infatti i primi commenti politici su questo risultato
Seconda proiezione Rai: vince NO con i 53,9 per cento
La seconda proiezione Rai con un campione allargato (mentre lo spoglio reale ha superato il 25%) dà risultati in linea con i primi risultati: No alla riforma della giustizia è in vantaggio, al 53,9%. Il Sì al 46,1. E' quanto rilevato dal consorzio opinio Rai
Referendum giustizia: 25% voti scrutinati e il No è in ampio vantaggio
Lo spoglio procede abbastanza rapidamente nelle sezioni in Italia. Siamo a oltre 16mila su 61533 ed è iniziato anche lo scrutinio delle sezioni estere. Questa la situazione:

Un milione di voti per il NO
Il sito Eligendo del Ministero dell'Interno dove si può seguire la diretta dello spoglio indica in questo momento 5435 sezioni scrutinate su 61533 in Italia (ancora a zero le 2207 sezioni all'estero) e oltre un milione di voti per la bocciatura della riforma: No al 54,55% e SI al 45,45%
Referendum: SI al 45,92%
Aggiornamento dello spoglio alle 15:35 dopo circa 4mila sezioni scrutinate.

Spoglio iniziato: dopo circa 1000 sezioni (su 60mila) vince il NO
Il No è al 53,57%, il Sì al 46,43% quando sul sito Eligendo del Viminale sono disponibili i dati di 1.347 sezioni su 61.533.
Si è dimesso il presidente dell'Anm Parodi
Il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm), Cesare Parodi, ha comunicato le proprie dimissioni. La decisione è stata presa per motivi familiari, ma la tempistica coincide con i risultati preliminari di un referendum che riguarda proprio il futuro dei magistrati e del potere giudiziario in Italia.
Anche per Tecnè e Tgcom 24 Sì al 47-51% e No al 49-53%
Il primo intention poll di Tecnè per Tgcom 24 sulla giustizia vede il Sì al 47-51% e il No al 49-53%. Le rilevazioni finora commissionate da Rai, La7, Skytg24, sono abbastanza in linea con il No avanti di circa 3 punti percentuali. Siamo tuttavia ancora a livello di stime e di forchette di percentuali
Referendum giustizia: affluenza al voto al 58,51% stando a primi scrutini
In base ai primi dati disponibili sul sito Eligendo del Viminale, quando sono state scrutinate 15.941 sezioni su 61.533, l'affluenza al voto le sulla riforma della giustizia è al 58,51%.