L'Ungheria alza il livello di minaccia terroristica e rinnova le pressioni sull'Ucraina per ripristinare i flussi di petrolio russo, mentre gli attacchi israelo-statunitensi all'Iran mettono a dura prova i mercati energetici globali
La guerra in Iran continua a destabilizzare i mercati energetici globali e ad aumentare le preoccupazioni in Europa. In questo contesto, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha deciso di innalzare il livello di minaccia terroristica nel Paese e di riaccendere lo scontro politico con l’Ucraina sul transito del petrolio russo.
Dopo una settimana di isolamento politico all’interno dell’Unione europea per le tensioni legate all’oleodotto Druzhba, l’escalation mediorientale offre a Orbán l’opportunità di riformulare la propria posizione anche in chiave interna.
Ungheria aumenta l’allerta terrorismo
In seguito alle notizie di attacchi israeliani e statunitensi contro obiettivi iraniani, Orbán ha convocato una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale. Al termine dell’incontro, l’Ungheria ha innalzato di un livello l’allerta per la minaccia terroristica, temendo possibili ritorsioni da parte del regime iraniano.
“Dobbiamo aspettarci un aumento della probabilità di atti terroristici in tutta Europa, soprattutto nei Paesi con grandi popolazioni di migranti. L’Ungheria si trova in una posizione decisamente migliore, ma alzeremo comunque il livello di minaccia terroristica di un livello”, ha dichiarato il premier.
Pressioni su Kiev per il petrolio russo
Parallelamente, Orbán ha ribadito la richiesta all’Ucraina di consentire il transito del petrolio russo destinato all’Ungheria e alla Slovacchia. L’oleodotto Druzhba era stato colpito da un attacco aereo russo alla fine di gennaio, interrompendo il flusso.
Secondo Budapest e Bratislava, Kiev starebbe bloccando le riparazioni e utilizzando la situazione come leva politica.
Scontro tra Ungheria, Slovacchia e Ucraina
In risposta allo stallo, l’Ungheria ha bloccato il pacchetto di prestiti dell’Ue all’Ucraina da 90 miliardi di euro e ha negato il sostegno all’ultimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.
“Il conflitto potrebbe provocare un significativo aumento dei prezzi dell’energia sui mercati globali. In questa situazione è fondamentale porre fine al blocco petrolifero imposto dal presidente Volodymyr Zelensky contro l’Ungheria. Per questo manterremo le contromisure introdotte contro l’Ucraina nelle prossime settimane”, ha affermato Orbán in un video sui social.
Da tempo Budapest è criticata in sede Ue per aver rallentato gli aiuti finanziari a Kiev. Nel frattempo, Ungheria e Slovacchia hanno istituito un gruppo congiunto di esperti per valutare le condizioni dell’oleodotto Druzhba, mentre l’Ucraina ha negato l’accesso sostenendo che le riparazioni sarebbero troppo pericolose.
Sicurezza energetica e strategia politica interna
L’Ungheria ha già schierato soldati per proteggere le infrastrutture energetiche critiche. Secondo Dániel Hegedűs, vicedirettore dell’Istituto per la Politica europea, la situazione rappresenta un’opportunità per il partito di governo di rafforzare il senso di minaccia nella società ungherese.
“Gli sviluppi attuali mettono seriamente a rischio la sicurezza energetica dell’Ungheria”, ha spiegato Hegedűs, aggiungendo che Orbán potrebbe ora riposizionarsi come difensore della nazione e assumere un ruolo più costruttivo sul piano internazionale.
Resta tuttavia incerto l’impatto che l’escalation del conflitto e le tensioni energetiche avranno sulle intenzioni di voto degli elettori ungheresi.