Il ministro degli Esteri ungherese ha accusato l'Ucraina di mentire e ha rimproverato l'alta rappresentante dell'Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas in una riunione tesa, in cui Budapest ha usato due volte il suo potere di veto. La maggior parte degli Stati membri dell'Ue ha criticato l'Ungheria
Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha lanciato dure accuse contro l'Ucraina lunedì, in concomitanza della riunione dei ministri degli Affari esteri dell'Ue a Bruxelles, nel corso della quale l'Ungheria ha bloccato con un doppio veto il prestito di riparazione a Kiev da 90 miliardi di euro e il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia.
Parlando con i giornalisti alla vigilia del quarto anniversario dall'inizio della guerra in Ucraina, Szijjártó ha denunciato il guasto all'oleodotto Druzhba, presumibilmente danneggiato da un attacco russo, come un sabotaggio coordinato da parte di Kiev, di Bruxelles e dell'opposizione ungherese.
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, che ha partecipato alla riunione in teleconferenza, ha affermato che sono stati compiuti molteplici sforzi per risolvere il problema.
La riunione dei ministri degli Affari esteri Ue sul prestito all'Ucraina
Il ministro degli Esteri lussemburghese Xavier Bettel ha suggerito che ispettori ungheresi e slovacchi,anch'essi acquirenti di petrolio russo, potrebbero essere inviati sul posto per esaminarela struttura danneggiata, secondo quanto riferito da una persona che ne ha familiarità. Sybiha ha risposto che avrebbe dovuto chiedere un'autorizzazione e si sarebbe rivolto direttamente all'Ungheria e alla Slovacchia.
Mentre il ministro degli Esteri ucraino si è disconnesso dall'incontro, Szijjártó ha preso la parola, accusando il suo omologo ucraino di aver mentito, secondo persone che hanno familiarità con il contenuto della discussione, sostenendo che l'esplosione ha colpito un container vicino, non l'oleodotto.
L'Ucraina insiste sul fatto che l'origine del danno è un attacco di un drone russo. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato martedì che le immagini satellitari lo confermano.
Tornato a Bruxelles, il ministro ungherese si è anche scagliato contro Kaja Kallas, alta rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione europea e presidente della riunione, per non avergli dato la parola per rispondere direttamente al suo omologo ucraino.
Szijjártó ha insistito sul fatto che la questione è politica, non tecnica, e che l'Ungheria non revocherà il suo veto fino alla ripresa dei flussi di Druzhba. Per i ministri europei che cercano di sigillare il pacchetto di misure è diventato chiaro che la riunione si sarebbe conclusa senza un accordo.
Come se non bastasse, la Slovacchia si è unita all'Ungheria nel condannare l'Ucraina, evitando di menzionare la Russia durante tutto lo scambio, secondo quanto riferito dai diplomatici. Qualche ora dopo, la Slovacchia ha annunciato che avrebbe tagliato le forniture di energia elettrica di emergenza all'Ucraina per ritorsione.
Nel frattempo, gli sforzi dell'Ue per sostenere le finanze dell'Ucraina e punire la Russia per la sua invasione durata quattro anni rimangono in un limbo. Per gli Stati membri che sostengono Kiev, Budapest ha oltrepassato il limite e l'Ue deve riformare il modo in cui prende le decisioni o rimanere intrappolata in un circolo vizioso di veti.
Dopo il veto dell'Ungheria al prestito a Kiev si riaccende il dibattito sull'unanimità nell'Ue
Un diplomatico ha dichiarato a Euronews che l'episodio farà inevitabilmente riemergere il dibattito sulla maggioranza qualificata quando si tratta di decisioni di politica estera, così come l'articolo 7 dei trattati Ue che consente la sospensione dei diritti di voto da parte di uno Stato membro.
In risposta al blocco de prestito a Kiev, il presidente del Consiglio António Costa, che riunisce i 27 leader, ha dichiarato in una lettera indirizzata al premier ungherese Viktor Orbán che il suo Paese rischia di violare il principio di sincera cooperazione che lega tutti gli Stati membri. Tale principio suggerisce che tutti i Paesi dell'Ue devono lavorare insieme in buona fede.
A dicembre, i leader dell'Ue hanno deciso di concedere un prestito d'emergenza sostenuto da 24 Stati membri, esclusi Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, che sono stati esentati da tutti gli obblighi finanziari legati al prestito.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha dichiarato a Euronews che il costante ricorso al veto da parte di Budapest significa che lo status quo non può continuare incontrastato.
"Dobbiamo rivedere il processo decisionale o i poteri di uno Stato membro", ha detto a Europe Today, la trasmissione di punta di Euronews. "Non possiamo essere disturbati ogni volta da questi veti. Dobbiamo vedere se siamo davvero efficaci a 27".