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Italia, ipotesi addestramento Carabinieri per la polizia di Gaza:“Inutile fare speculazioni"

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Di Giorgia Orlandi
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Emanuele Panero, responsabile affari militari e sicurezza del CeSi, parla di "un piano ancora in evoluzione". Eupol Copps, la missione di polizia Ue nei Territori palestinesi, non ha voluto rilasciare commenti. Nè Washington nè Palazzo Chigi sono intervenuti sul caso

I contorni sono quelli di una possibile richiesta che gli Stati Uniti avrebbero avanzato all’Italia. Secondo quanto riferito da Bloomberg, l’amministrazione Usa avrebbe già proposto a Roma di aderire formalmente, nel ruolo di membro fondatore, all’International Stabilization Force (Isf).

Washington non ha confermato né fornito dettagli in merito, così come Palazzo Chigi e la Farnesina. Bloomberg parla di informazioni provenienti da fonti vicine alla proposta, anche se al momento nessuna decisione risulta essere stata presa dal governo italiano.

A complicare il quadro, il dibattito politico sulla partecipazione di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, al cosiddetto “Board of Peace”, l’organismo cui spetterebbe la governance della Striscia.

La Carta che, su via libera di una risoluzione Onu, istituisce il Consiglio della Pace è stata presentata e firmata a Davos lo scorso 22 gennaio dal presidente statunitense Donald Trump e dai leader di altri 19 Stati presenti al forum.

Non sono mancate però le critiche all’organismo e ai suoi principi fondanti. Paragonato a una holding di proprietà dello stesso Trump, che si sarebbe anche attribuito un mandato di presidenza a vita, il cancelliere tedesco Merz ha parlato di un accordo “inaccettabile nella forma attuale”.

Ma il nodo si pone ora anche per la prima ministra italiana Giorgia Meloni, che ha citato “un problema di ordine costituzionale”, spiegando che allo stato attuale l’organismo risulterebbe incompatibile con l’ordinamento italiano.

Tornando alla proposta Usa riferita da Bloomberg, all’Italia non sarebbe stato chiesto di fornire truppe, bensì di “impegnarsi ad addestrare la futura polizia di Gaza”.

Su questo punto il ministro della Difesa Guido Crosetto, già lo scorso novembre, aveva parlato della disponibilità italiana, in una fase successiva degli accordi di pace, a fornire carabinieri per addestrare le future forze di sicurezza palestinesi.

Sul tema Euronews ha interpellato gli uffici di Eupol Copps, la missione di polizia dell’Unione europea per i territori palestinesi, a cui partecipano gli Stati membri, tra cui l’Italia, che però non ha voluto rilasciare commenti.

Per Emanuele Panero, Responsabile desk Difesa e Sicurezza del CeSi , Centro Studi Internazionali, “È inutile speculare sul piano di pace per la Striscia mediato dagli Stati Uniti, che si trova in una fase di totale evoluzione”.

“Italia, competenza elevatissima nell’addestramento di forze di polizia in aree strategiche”

“Non serve fare elucubrazioni, attraverso canali formali e informali, su dinamiche che si trovano in una fase di estrema evoluzione”, ha spiegato Panero.

“Il punto fondamentale è che l’Italia ha sempre avuto, e continua ad avere, una storicità per quanto riguarda il contributo alla garanzia di un ambiente di sicurezza, soprattutto in aree considerate di interesse strategico per il sistema Paese nel Mediterraneo allargato”.

“L’Italia è già presente nel quadrante da tempo, in particolare con tre missioni: una è la Miadit, condotta dall’Arma dei Carabinieri a Gerico, in Cisgiordania, che riguarda l’addestramento e il mentoring della polizia palestinese. Un’altra è Eubam Rafah, che riguarda il valico di Rafah, dove l’Italia fornisce supporto nel coordinamento dei passaggi umanitari e nella gestione della frontiera. C’è poi il contributo di esperti del distaccamento dell’Arma dei Carabinieri nel supporto alla polizia civile palestinese a Ramallah, nell’ambito della missione Eupol Copps dell’Unione europea”.

“A questo si aggiunge il contributo storico dell’Italia, nell’ambito delle Nazioni Unite, alle attività di osservazione degli accordi mediati e istituiti dal Consiglio di sicurezza”.

L’esperto parla di competenze “elevatissime” dell’Italia nel settore. “Non a caso l’Italia è sede del Centro di eccellenza Nato per lo Stability Policing (Nato Stability Policing Centre of Excellence), diretto dall'Arma dei Carabinieri, che rappresenta una delle capacità distintive del sistema Paese nel fornire questo tipo di supporto”.

“Trasferimento di competenze per svolgere attività di polizia”

Dal punto di vista numerico, Panero parla di “Decine di Carabinieri già presenti nelle aree interessate dalle missioni citate”. “In base alle esigenze specifiche , chiarisce, variano poi i numeri e la quantità delle forze impiegate”.

“Per chi vive in Paesi come l’Italia o in contesti euro-atlantici, le forze dell’ordine sono spesso date per scontate, come un attributo naturale dello Stato”, spiega l’esperto.

“In altri contesti, dove esistono carenze o la presenza di gruppi armati, queste forze di sicurezza vanno create. Questo significa fornire addestramento, competenze e capacità per svolgere correttamente attività di polizia in sicurezza, creando anche quel legame con la popolazione che consente all’autorità di esercitare il controllo del territorio”, conclude Panero.

“Stability policing e attività di gendarmeria”

Tra le attività di assistenza alle forze di polizia locali, Panero illustra gli ambiti operativi e la tipologia di intervento. “Parliamo di forze di tipo gendarmeria, come l’Arma dei Carabinieri, e di Paesi che dispongono di capacità di polizia a carattere anche militare, come la Gendarmerie Nationale francese, la Guardia Civil spagnola e altre realtà simili”.

Tra i Paesi europei in grado di fornire questo tipo di assistenza, intesa come “stability policing assistance”, anche al di fuori del quadrante israelo-palestinese, “ci sono Francia e Regno Unito”, aggiunge Panero.

Tensioni tra Roma e Washington sul ruolo delle truppe alleate in Afghanistan

Restando sul tema delle forze armate italiane impegnate all’estero, nei giorni scorsi è esplosa una polemica politica tra maggioranza e opposizione, in particolare dopo alcune dichiarazioni del presidente Usa in un’intervista a Fox News.

Trump, descrivendo il contributo degli alleati Nato in Afghanistan, ha parlato di una presenza “rimasta nelle retrovie”. La Casa Bianca non ha al momento fatto marcia indietro, e il presidente si è limitato a citare successivamente il contributo dei soldati britannici.

Un gesto che ha alimentato il malcontento in parlamento e che ha spinto Meloni a intervenire pubblicamente, ricordando il sacrificio “dei 53 soldati italiani caduti e degli oltre 700 feriti”.

Il primo a intervenire è stato il ministro della Difesa Crosetto che, su X, ha annunciato l’intenzione di rispondere con “atti formali”, notizia che al momento non è stata ancora confermata dallo stesso ministero.

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