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Hong Kong: 20 anni di carcere a Jimmy Lai, editore simbolo della libertà di stampa

Il magnate dei media di Hong Kong Jimmy Lai durante un'intervista a Hong Kong il 1 luglio 2020
Il magnate dei media di Hong Kong Jimmy Lai durante un'intervista a Hong Kong il 1 luglio 2020 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Un tribunale di Hong Kong ha inflitto 20 anni di carcere a Jimmy Lai, fondatore del quotidiano Apple Daily, accusato di collusione con forze straniere e sedizione. La sentenza intensifica le preoccupazioni internazionali sulla libertà di stampa e i diritti civili nella città

Un tribunale di Hong Kong ha condannato Jimmy Lai, 78enne magnate dei media e figura di spicco del movimento pro-democrazia, a 20 anni di carcere nell’ambito di un processo per reati legati alla legge sulla sicurezza nazionale, imposta da Pechino.

L’accusa comprende i reati di collusione con forze straniere e pubblicazione di materiale sedizioso, secondo la sentenza emessa lunedì mattina dalla High Court locale.

La condanna di Lai rappresenta la pena più severa inflitta finora nel quadro della normativa sulla sicurezza introdotta nel 2020 e ha attirato forti critiche da organizzazioni per i diritti umani e governi occidentali per il suo impatto sulla libertà di espressione e di stampa.

Chi è Jimmy Lai: dall’imprenditore al simbolo pro-democrazia

Jimmy Lai, nato nel 1947 a Guangzhou, in Cina, arrivò a Hong Kong da adolescente trasferendosi clandestinamente all’età di 12 anni. Dopo aver lavorato nella manifattura tessile, costruì una fortuna con il marchio di abbigliamento Giordano. Tuttavia la sua vita sterzò bruscamente dopo gli eventi di Tienanmen del 1989, che lo spinsero verso l’attivismo pro-democrazia.

Nel 1990 fondò la rivista Next Magazine e nel 1995 il quotidiano Apple Daily, pubblicazione in lingua cinese e inglese diventata un punto di riferimento per linformazione critica verso il governo di Hong Kong e le autorità di Pechino. Apple Daily fu noto per la sua editoria schierata a favore dei diritti civili, delle proteste antigovernative e del pluralismo politico.

Il cardinale cinese in pensione Joseph Zen, in basso a destra, e la moglie di Jimmy Lai, Teresa Lai, lasciano il tribunale dopo la sentenza
Il cardinale cinese in pensione Joseph Zen, in basso a destra, e la moglie di Jimmy Lai, Teresa Lai, lasciano il tribunale dopo la sentenza AP Photo

Apple Daily e la libertà di stampa a Hong Kong

Apple Daily divenne uno dei giornali più letti di Hong Kong, ma la crescente repressione delle voci critiche culminò con l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale nel 2020, voluta da Pechino dopo le massicce proteste pro-democrazia del 2019.

La legge ha esteso i poteri delle autorità per perseguire oppositori politici, giornalisti e attivisti.

Nel 2021, le forze dell’ordine hanno perquisito gli uffici di Apple Daily, congelato i beni di Lai e dei dirigenti, e l’hanno costretto a chiudere. L’ultima edizione del giornale stampata attirò enormi tirature, ma non poté resistere alle pressioni legali e finanziarie.

Il processo e l’accusa di “collusione con forze straniere”

Jimmy Lai è stato arrestato per la prima volta nel 2020 e da allora ha affrontato una serie di procedimenti giudiziari, inclusi capi di accusa per frode, assemblee non autorizzate e collusione con forze straniere - quest’ultimo reato particolarmente grave secondo i dettami della legge sulla sicurezza nazionale.

Nel dicembre 2025, Lai è stato dichiarato colpevole di collusione con forze straniere e di pubblicazione sediziosa. I giudici hanno stabilito che il suo operato editoriale e le relazioni con politici e attivisti internazionali miravano a sollecitare potenze straniere a intervenire contro le autorità di Hong Kong e della Cina.

La corte ha deciso di infliggere 20 anni di carcere, con due anni che si sovrappongono a una precedente condanna per frode, il che potrebbe significare per Lai restare in prigione per il resto della vita.

Reazioni internazionali e preoccupazioni per i diritti umani

La condanna è stata ampiamente condannata da organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e Human Rights Watch, che la descrivono come un attacco diretto alla libertà di stampa e di espressione a Hong Kong. Secondo le ong, l’utilizzo della legge sulla sicurezza nazionale per reprimere il dissenso e l'operato di giornalisti e critici del governo costituisce una minaccia alla libertà fondamentale nella città.

Governi occidentali, inclusi Stati Uniti e Regno Unito - di cui Lai è cittadino - hanno espresso preoccupazione per la sentenza, ritenendo che il caso rifletta una crescente erosione dell’indipendenza giudiziaria e dei diritti civili.

Il caso di Jimmy Lai è diventato uno dei simboli della più ampia pressione su media indipendenti e opposizione politica a Hong Kong sotto l’influenza di Pechino.

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