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Bolivia: distrutte infrastrutture per la cocaina, La Paz rivede rapporti con Usa e Venezuela

I soldati usano i machete per tagliare le piante in una piantagione illegale di coca in Bolivia
I soldati usano i machete per tagliare le piante in una piantagione illegale di coca in Bolivia Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La distruzione degli impianti di cocaina a Cochabamba segna un passo chiave nella lotta antidroga della Bolivia e nei suoi rapporti con Washington e la regione

In Bolivia le forze di sicurezza hanno condotto una vasta operazione antidroga nel dipartimento centrale di Cochabamba, dove sono state individuate e distrutte infrastrutture utilizzate per la lavorazione e la produzione di cocaina.

L’intervento è avvenuto domenica ed è stato confermato dal viceministero per la Difesa sociale e le Sostanze controllate, l’organismo governativo - che opera sotto il ministero degli interni - responsabile delle politiche contro il narcotraffico.

Secondo quanto riferito dalle autorità, le strutture smantellate comprendevano impianti clandestini utilizzati per la trasformazione della foglia di coca in pasta base e cocaina, nascosti in aree rurali difficili da raggiungere. L’operazione rientra in una strategia nazionale di contrasto alla produzione e al traffico di droga, che mira a colpire non solo il trasporto degli stupefacenti, ma anche le fasi iniziali della filiera criminale.

Cochabamba e il Chapare: area chiave nella lotta al narcotraffico

Il dipartimento di Cochabamba, e in particolare la regione del Chapare, rappresenta da anni una delle zone più sensibili nella lotta alla droga in Bolivia. L’area è storicamente caratterizzata da un’ampia coltivazione di coca, pianta che ha un valore culturale e tradizionale per le popolazioni locali, ma che viene anche deviata verso circuiti illegali per la produzione di cocaina.

Le autorità boliviane riconoscono l’esistenza di una quota di coltivazione legale destinata a usi tradizionali, ma sottolineano che una parte significativa della produzione supera i limiti consentiti e alimenta il narcotraffico. Proprio per questo, le operazioni di distruzione delle infrastrutture clandestine vengono considerate un elemento centrale per ridurre la capacità produttiva delle organizzazioni criminali attive nel paese.

Rapporti tra Bolivia e Stati Uniti

La lotta al narcotraffico si inserisce anche nel più ampio quadro dei rapporti tra Bolivia e Stati Uniti, storicamente complessi e spesso segnati da tensioni politiche. Washington ha a lungo classificato la Bolivia come uno dei principali paesi produttori di droga illegale, sollecitando politiche di eradicazione più severe e una maggiore cooperazione internazionale.

I rapporti si erano deteriorati nel 2008, quando il governo boliviano guidato da Evo Morales espulse la Drug Enforcement Administration (Dea) statunitense, accusandola di interferenze politiche e di non rispettare la sovranità nazionale. Da allora, la cooperazione antidroga tra i due paesi è rimasta limitata, con la Bolivia che ha promosso un approccio alternativo basato sul controllo sociale della coltivazione di coca.

Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrato un cauto riavvicinamento. Le autorità boliviane hanno mostrato apertura verso forme di collaborazione tecnica e informativa con gli Stati Uniti, soprattutto per contrastare la presenza di cartelli internazionali e reti criminali transnazionali. Nel contesto sudamericano, questo tema resta delicato: mentre alcuni Paesi vedono nella cooperazione con Washington uno strumento essenziale contro il narcotraffico, altri temono ricadute politiche e sociali legate a politiche di sicurezza percepite come imposte dall’esterno.

Gli aspetti economici della coca e della cocaina in Bolivia

La produzione di coca e la sua possibile trasformazione in cocaina hanno un impatto significativo sull’economia boliviana, soprattutto nelle aree rurali. Per migliaia di famiglie, la coltivazione della coca rappresenta una fonte di reddito stabile, spesso in assenza di alternative economiche altrettanto redditizie. Questo spiega la difficoltà di eliminare completamente la produzione senza generare gravi conseguenze sociali.

Allo stesso tempo, il mercato illegale della cocaina muove ingenti flussi finanziari che finiscono per rafforzare organizzazioni criminali, alimentare la corruzione e sottrarre risorse allo sviluppo economico legale del paese. Secondo analisti e organismi internazionali, il valore economico della filiera illegale supera di gran lunga quello delle attività agricole tradizionali, creando un forte incentivo alla deviazione verso il mercato nero.

Un uomo accumula foglie di coca prima della loro distruzione nel villaggio di Huaculi, in Bolivia
Un uomo accumula foglie di coca prima della loro distruzione nel villaggio di Huaculi, in Bolivia AP Photo

Secondo il rapporto 2024 dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc), la superficie totale coltivata a coca in Bolivia ha raggiunto circa 34.000 ettari nel 2024, segnando un aumento di circa il 10 per cento rispetto al 2023. Questa crescita riflette un’espansione sia nelle regioni tradizionalmente agricole come le Yungas di La Paz, sia nel Trópico di Cochabamba, dove l’aumento è stato particolarmente significativo.

Anche se la legislazione boliviana consente circa 22.000 ettari per usi tradizionali, la coltivazione effettiva supera costantemente questo limite.

Il rapporto stima anche che la produzione potenziale di foglia di coca essiccata nel paese possa arrivare a circa 72.887 tonnellate, con un valore stimato di oltre 618 milioni di dollari Usa se venduta nei mercati autorizzati.

Se tutta la produzione di coca fosse destinata alla lavorazione per cocaina (una ipotesi teorica), il paese potrebbe potenzialmente produrre fino a circa 394 tonnellate di cocaina pura. Anche dopo aver sottratto la coca utilizzata nei mercati legittimi, la potenziale produzione rimane molto significativa, con stime di oltre 140-200 tonnellate potenziali di cocaina.

Un segnale politico nella lotta contro il narcotraffico

La distruzione delle infrastrutture per la produzione di cocaina nel dipartimento di Cochabamba rappresenta non solo un’operazione di polizia, ma anche un segnale politico della volontà del governo boliviano di rafforzare il contrasto al narcotraffico. Le autorità hanno assicurato che operazioni simili continueranno nelle prossime settimane, con l’obiettivo di ridurre la capacità produttiva delle reti criminali e migliorare la sicurezza interna.

In un contesto regionale segnato da un aumento dei flussi di droga e dalla presenza di organizzazioni transnazionali, la Bolivia cerca così di riaffermare il proprio ruolo nella lotta antidroga in Sud America, bilanciando esigenze di sicurezza, sviluppo economico e stabilità sociale.

Il cambio di scenario politico in Bolivia e i riflessi sui rapporti con Caracas

Il recente riavvicinamento della Bolivia agli Stati Uniti, anche nel quadro della cooperazione contro il narcotraffico, ha contribuito a ridefinire gli equilibri diplomatici regionali e ha in parte inciso sui rapporti con il Venezuela. In questo contesto, negli ultimi mesi – soprattutto dopo l’elezione del presidente Rodrigo Paz nel 2025 – la politica estera boliviana ha subito una significativa evoluzione.

Paz, leader centrista, ha annunciato una riapertura delle relazioni diplomatiche con Washington e una presa di distanza dal tradizionale allineamento con i governi di sinistra di Venezuela, Cuba e Nicaragua, una svolta che ha portato alla sospensione della Bolivia dall’ALBA-TCP (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America), il blocco politico-economico che promuoveva l’integrazione regionale tra governi progressisti dell’America Latina.

Questa scelta segnala un raffreddamento dei rapporti ideologici e politici tra La Paz e Caracas, sebbene i legami diplomatici e alcune forme di cooperazione non siano stati del tutto interrotti. Il nuovo corso mira a privilegiare relazioni fondate su “principi democratici”, secondo le dichiarazioni ufficiali del governo boliviano.

Influenza regionale e contesto latinoamericano

Il rapporto tra Bolivia e Venezuela va letto anche nel più ampio contesto regionale. Entrambi i Paesi avevano fatto parte di alleanze di governi progressisti e sostenuto iniziative di cooperazione Sud-Sud, come la possibile adesione congiunta al gruppo Brics, proposta avanzata dalle due capitali nel 2023.

Tuttavia, gli sviluppi geopolitici del 2025-2026, inclusi i cambiamenti politici in Venezuela e la nuova direzione della politica estera boliviana, indicano una ridefinizione delle priorità diplomatiche di La Paz, che potrebbe ridurre progressivamente l’influenza diretta di Caracas nelle dinamiche interne boliviane, pur mantenendo rapporti di cooperazione formale.

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