Il viaggio di JD Vance in Armenia e Azerbaigian sottolinea la rinnovata attenzione degli Stati Uniti per la pace nel Caucaso meridionale e le ambizioni commerciali e digitali del corridoio TRIPP
Il Caucaso meridionale torna al centro della geopolitica globale. Lunedì il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance sarà in Armenia, seguito da una visita in Azerbaigian prevista entro la fine del mese. Non si tratta di una semplice missione diplomatica, ma del segnale che Washington intende rafforzare la propria presenza in una delle regioni più sensibili dello spazio euroasiatico, dove si incrociano gli interessi di Russia, Iran, Turchia, Unione europea e Cina.
Per gli Stati Uniti, il Caucaso non è solo una zona di confine tra ex impero sovietico e Medio Oriente, ma un nodo strategico per il controllo delle rotte energetiche, commerciali e digitali che collegano l’Asia centrale all’Europa, aggirando Mosca e Teheran.
Un vuoto di potere dopo la guerra in Ucraina
La rinnovata attenzione americana arriva in un momento chiave. La Russia, tradizionale garante dell’equilibrio regionale, è sempre più assorbita dalla guerra in Ucraina e ha ridotto la propria capacità di influenza diretta nel Caucaso. Questo ha aperto spazi diplomatici che Washington tenta ora di occupare, sostenendo un quadro di pace tra Armenia e Azerbaigian facilitato dagli Stati Uniti nell’agosto 2025.
L’accordo tra il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev rappresenta una svolta dopo decenni di conflitto, in particolare sul Nagorno-Karabakh. Ma soprattutto segna un cambiamento di regia: per la prima volta, Mosca non è il mediatore centrale.
“La visita di Vance è un segnale dello slancio degli Stati Uniti verso l’attuazione concreta del quadro di pace del 2025”, spiega Tihomira Kostova, analista senior del Centro per lo studio della democrazia. Un impegno che va ben oltre la stabilizzazione militare.
Il corridoio TRIPP: aggirare Russia e Iran
Al cuore della strategia americana c’è il Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), un corridoio che dovrebbe attraversare l’Armenia collegando l’exclave azera di Nakhchivan con il resto dell’Azerbaigian. In termini geopolitici, si tratta di una potenziale nuova arteria est-ovest capace di ridisegnare le mappe dei flussi regionali.
Il TRIPP consentirebbe il transito di merci, energia e dati digitali lungo una direttrice che collega Asia centrale, Caucaso ed Europa senza passare né dalla Russia né dall’Iran. Un obiettivo strategico per Washington e per i partner europei, alla ricerca di catene di approvvigionamento più sicure e diversificate.
L’Azerbaigian è già un attore chiave per la sicurezza energetica europea grazie al Corridoio meridionale del gas. Ma la partita oggi non riguarda solo gli idrocarburi. Secondo Nargiz Mammadova, analista del centro STEM di Baku, il TRIPP è pensato come una piattaforma integrata.
“Non è solo un corridoio di trasporto”, spiega. “La digitalizzazione e l’uso di tecnologie avanzate lungo tutto il percorso saranno essenziali per il suo impatto a lungo termine”. L’obiettivo è creare un’infrastruttura in grado di sostenere anche flussi di dati e servizi digitali, rafforzando l’influenza tecnologica occidentale nella regione.
I rischi: sanzioni, instabilità e competizione tra potenze
L’apertura di nuove rotte comporta però anche rischi significativi. Il Caucaso meridionale ha precedenti di evasione delle sanzioni e flussi finanziari illeciti. Secondo Kostova, l’Armenia è emersa come hub di riesportazione verso la Russia di beni a duplice uso soggetti a restrizioni occidentali.
“Una maggiore connettività potrebbe amplificare queste vulnerabilità se non strettamente controllata”, avverte l’analista, sottolineando la necessità di un coordinamento stretto tra Stati Uniti e Unione europea. Senza una governance solida, il corridoio rischia di diventare un punto debole invece che un vantaggio strategico.
Perché interessa anche l’Europa
Per l’Unione europea, il Caucaso è sempre meno periferia e sempre più frontiera strategica. Le nuove rotte di trasporto possono ridurre la dipendenza da Mosca, facilitare l’accesso ai mercati dell’Asia centrale e rafforzare la resilienza energetica e digitale del continente.
La visita di JD Vance indica che gli Stati Uniti vogliono guidare questo processo, consolidando la propria influenza in una regione contesa e lasciata a lungo ai margini della politica occidentale. Una mossa che potrebbe ridefinire gli equilibri nel “grande gioco” euroasiatico - e che difficilmente passerà inosservata a Mosca, Teheran e Pechino.