Il fenomeno dell'abbandono dei marittimi raggiunge livelli critici: nel 2025 sono stati oltre 6.223. Secondo le organizzazioni di settore, la causa principale risiede nelle bandiere di comodo e nelle flotte ombra. La crisi umanitaria colpisce soprattutto indiani e filippini
Il problema dell'abbandono di marinai e lavoratori marittimi ha assuntoproporzioni allarmanti nel 2025, con 6.223 persone abbandonate al proprio destino su 410 navi, secondo la Federazione internazionale dei lavoratori dei trasporti (Itf).
L'anno scorso è stato il peggiore di sempre, sottolineando un'evidente vulnerabilità dei lavoratori in un settore sempre più opaco, dove il numero di incidenti è cresciuto del 31 per cento rispetto all'anno precedente.
L'analisti dell'Itf individua nelle cosiddette bandiere di comodo uno dei fattori dell'emergenza: l'82 per cento delle navi abbandonate nel 2025 batteva infatti una di queste bandiere.
Le flotta ombra poi, utilizzate per aggirare sanzioni internazionali e in generale per traffici non autorizzati, caratterizzate da proprietà poco trasparenti e assicurazioni inadeguate, permettono agli armatori di sottrarsi alle proprie responsabilità, lasciando gli equipaggi senza viveri né stipendi per mesi.
Si stima che circa il 30 per cento della flotta mercantile mondiale operi sotto questo regime, facilitando attività illegali e sleali.
Crisi marittimi: da dove vengono quelli abbandonati in mare
Dal punto di vista geografico, il Medio Oriente e l'Europa risultano le regioni più colpite, con Turchia ed Emirati Arabi Uniti in cima alla lista per numero di navi abbandonate.
A livello di nazionalità dei lavoratori, i marittimi indiani sono i più colpiti con ben 1.125 casi registrati. Seguono i filippini con 539 abbandoni, i siriani con 309, gli indonesiani con 274, gli ucraini con 248, gli azeri con 203, i pakistani con 179, i venezuelani con 144, gli egiziani con 130 e i russi con 123 marittimi.
Queste cifre dimostrano che il fenomeno colpisce soprattutto gli equipaggi provenienti da Paesi con una forte presenza nel mercato internazionale del lavoro marittimo.
Sul fronte economico, il danno è ingente: i marittimi avrebbero dovuto percepire 25,8 milioni di dollari di salari, di cui solo una parte (16,5 milioni) è stata recuperata grazie all'intervento dell'Itf.
Il segretario generale dell'organizzazione, Stephen Cotton, ha definito l'abbandono una "pratica vergognosa", che aumenta ogni anno, chiedendo all'Organizzazione marittima internazionale (Imo) poteri più incisivi.
"Non si tratta solo di statistiche. Si tratta di lavoratori che mantengono in piedi l'economia globale e che sono costretti a vivere situazioni assolutamente disperate, lontano dalle loro case e spesso senza una chiara prospettiva di soluzione", ha detto Cotton.
"La soluzione del problema dell'abbandono passa attraverso la responsabilizzazione dell'industria marittima e la garanzia che gli armatori non possano sottrarsi alle loro responsabilità", ha aggiunto.
La questione sarà discussa presto in una riunione del Comitato legale dell'Imo.