Due mozioni di sfiducia sono state presentate dalle opposizioni contro il governo della Francia guidato da Sébastien Lecornu. Entrambe sono state respinte
Il governo della Francia, guidato da Sébastien Lecornu ha superato senza sorprese le due mozioni di sfiducia presentate venerdì all'Assemblea nazionale, a seguito della decisione di utilizzare l'articolo 49.3 della Costituzione transalpina. Quest'ultimo permette all'esecutivo di far adottare un progetto di legge senza passare per l'approvazione parlamentare.
Di contro, le opposizioni hanno facoltà di presentare delle mozioni di sfiducia. Cosa che è stata fatta, appunto, dopo l'adozione del Bilancio 2026 proprio grazie alla disposizione costituzionale che garantisce una corsia preferenziale al governo.
La mozione che ha ottenuto più voti, quella sostenuta dalla sinistra, ha raccolto 269 voti
Le due mozioni sono state presentate da La France insoumise (Lfi) dal Rassemblement national (Rn), sostenuto dal suo alleato, il gruppo UDR guidato da Eric Ciotti. La prima, che ha contato sul sostegno delle forze di sinistra, ad esclusione dei socialisti, ha raggiunto 269 voti, ma non la maggioranza necessaria di 288). La seconda ha raccolto solamente 146 voti.
Il contestato articolo 49.3 della Costituzione francese era già stato utilizzato da Michel Barnier e François Bayrou, predecessori di Lecornu.
Dalle 9 del mattino di venerdì, diversi deputati hanno preso la parola. Marine Le Pen, presidente del gruppo Rn all'Assemblea nazionale, ha criticato il primo ministro per aver adottato un approccio "politico" e lo ha accusato di aver "fallito politicamente nel trovare una maggioranza". Pur riconoscendo che il ricorso all'articolo 49.3 è "legale", ha tuttavia ritenuto che costituisca "un abuso della Costituzione".
A sinistra, il Partito socialista ha messo in guardia dalle conseguenze politiche di un eventuale voto di sfiducia. Il deputato Laurent Baumel ha evocato una "crisi politica" in caso di dimissioni del governo. "Nella Francia del 2026, un governo che cade è una crisi politica, un trauma", ha affermato. Per l'esponente socialista, non è il momento di generare nuovi terremoti, dopo che già due governi sono stati fatti cadere.
Una cautela condivisa dai conservatori. Nicolas Ray, deputato della destra repubblicana, ha spiegato le ragioni del "no" alle due mozioni, anche al fine di garantire che il Bilancio sia adottato: "È quello che i francesi ci chiedono di fare. La Francia ha bisogno di un bilancio, per i nostri eserciti, per i nostri agricoltori".
Lecornu: "Trovati dei compromessi"
Di fronte alle critiche, Sébastien Lecornu ha difeso la propria strategia. Il primo ministro ha assicurato che "sono stati trovati dei compromessi" e ha giustificato il ricorso all'articolo 49.3 come "strumento di ultima istanza", resosi necessario dal fatto che "troppi parlamentari non volevano decidere".
Tuttavia, il capo del governo è venuto di fatto meno all'impegno - assunto lo scorso 3 ottobre - di non sfruttare lo strumento, che di fatto permette di scavalcare il Parlamento.
Non solo: è probabile che l'esecutivo ricorra nuovamente all'articolo 49.3 per altri provvedimenti. Ed è pressoché scontato che vengano depositate nuove mozioni di sfiducia.