Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Ultima ora. Chiara Ferragni assolta per il caso pandoro gate

Chiara Ferragni arriva al Tribunale di Milano, mercoledì 14 gennaio 2026, per la sentenza di primo grado nel processo sul cosiddetto "Pandoro gate" (AP Photo/Antonio Calanni)
Chiara Ferragni arriva al Tribunale di Milano, mercoledì 14 gennaio 2026, per la sentenza di primo grado nel processo sul cosiddetto "Pandoro gate" (AP Photo/Antonio Calanni) Diritti d'autore  2026 Copyright The Associated Press
Diritti d'autore 2026 Copyright The Associated Press
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
Condividi Commenti
Condividi Close Button

L'influencer era accusata di truffa aggravata per avere ingannato i consumatori nella vendita del pandoro "Balocco Pink Christmas" e delle uova di Pasqua "Giochi Preziosi"

Chiara Ferragni è stata assolta per i casi Pando Pink Christmas e Uova di Pasqua Giochi preziosi: l'influencer era imputata per truffa aggravata in relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social.

Il giudice della Corte penale di Milano non ha riconosciuto l'aggravante, contestata dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il reato di truffa procedibile anche senza una denuncia.

Dal momneto che il Codacons aveva ritirato la querela circa un anno fa, dopo un accordo risarcitorio con l'influencer, la corte di Milano ha disposto il proscioglimento per estinzione del reato, che è stato riqualificato come truffa semplice, non perseguibile senza querela della vittima.

Prosciolti per i stessi motivi anche i coimputati di Chiara Ferragni. L'allora suo braccio destro, Fabio Damato, e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo.

Il rito abbreviato per il processo di Ferragni

I tre imputati sono stati giudicati con rito abbreviato. Dopo le repliche dei legali di parte civile e delle difese, il giudice della terza sezione penale di Milano Ilio Mannucci Pacini è entrato in camera di consiglio in tarda mattinata.

All'ingresso in aula, circondata da decine di cronisti italiani ed esteri, Chiara Ferragni si era detta "tranquilla e fiduciosa".

I difensori, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, nella loro discussione, hanno ribadito ciò che da sempre sostengono: Chiara Ferragni va assolta con formula piena in quanto "non c'è stato alcun dolo", né alcuna truffa nella vendita del "Pandoro Pink Christmas" e delle uova di Pasqua.

Per quanto riguarda la fattispecie della presunta pubblicità ingannevole, dovuta a errori di comunicazione, l'imprenditrice digitale ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per un totale di circa 3,4 milioni di euro.

Di cosa era accusata Chiara Ferragni

Ferragni, che ha dichiarato in aula di avere agito "sempre in buona fede", era accusata di truffa aggravata per avere ingannato i consumatori nella vendita del pandoro "Balocco Pink Christmas" e delle uova di Pasqua "Giochi Preziosi".

Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto una condanna a un anno e 8 mesi senza attenuanti perché, stando alle indagini della Guardia di Finanza, tra il 2021 e il 2022 l'influencer avrebbe ingannato follower sui social media e consumatori ottenendo "ingiusti profitti" in relazione alla vendita dei prodotti presentata come benefica.

L'accusa aveva chiesto la condanna a un anno e otto mesi anche per Fabio D'Amato, l'ex braccio destro di Ferragni, e a un anno per il presidente di CerealiItalia, Francesco Cannillo.

Secondo la Procura, le due operazioni commerciali sarebbero state "mascherate" da iniziative benefiche "inducendo in errore un numero imprecisato di acquirenti" e facendo ottenere a Ferragni un "ingiusto profitto" stimato in 2 milioni e 225 mila euro, più altri benefici non calcolabili legati al "ritorno di immagine".

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

Chiara Ferragni torna in tribunale per il processo sul "Pandoro gate"

Fissata la data per il referendum sulla giustizia: si vota il 22 e 23 marzo

Referendum sulla Giustizia: cosa prevede e perché divide