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Italiani liberi, il ritorno della diplomazia tra Roma e Caracas dopo l'era Maduro

Alberto Trentini
Alberto Trentini Diritti d'autore  Alberto Trentini
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Di Giorgia Orlandi
Pubblicato il
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La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò segna una nuova fase nelle relazioni tra Italia e Venezuela dopo anni di incomunicabilità diplomatica. Per l’esperto Pasquale Ferrara il processo resta complesso, in attesa dell'inizio della transizione democratica a Caracas

Con la liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato di un “nuovo clima nelle relazioni tra Venezuela e Italia”, sottolineando il ruolo "decisivo" del lavoro di squadra e l'importanza del coinvolgimento di intelligence, consolato e ambasciata.

Per il responsabile della Farnesina, prova tangibile di questo passaggio è stata la nomina ad ambasciatore italiano dell’incaricato d’affari a Caracas. Posizione che trova conferma nelle parole dell’omologo venezuelano Yvan Gil che ha parlato della decisione di ristabilire piene relazioni diplomatiche con Roma.

Pasquale Ferrara, docente di diplomazia e negoziato presso l’università Luiss, con una lunga carriera da diplomatico alle spalle, parla di un “un processo complicato”, ricordando che sono almeno 800 i detenuti politici ancora trattenuti in carcere in Venezuela.

Oltre ai due cittadini italiani, sono diversi i prigionieri liberati nei giorni scorsi all’indomani della caduta di Maduro. Tra questi anche cinque spagnoli tra cui l’attivista Rocio San Miguel.

Chiediamo a Ferrara un commento sugli eventi recenti nel contesto delle relazioni attuali tra Italia e Venezuela, alla luce degli equilibri geopolitici internazionali.

“Italia caso importante, ipotizzabile la corsia privilegiata”

L’asse tra Washington e Roma, secondo Ferrara, ha giocato un ruolo nella vicenda della liberazione dei due connazionali, in un momento in cui la politica estera della Casa Bianca non convince i leader europei.

Il più critico in questo caso è stato Macron che nei giorni scorsi ha parlato di “aggressività neo-coloniale” degli Stati Uniti.

“Il rapporto con Meloni è importante, credo che conti perché c'è una chiara affinità, questa linea di relazione rafforzata, ha certamente avuto un ruolo”, ha spiegato Ferrara.

“Ci sono due livelli a mio avviso. C'è il livello più generale, che è una delle condizioni imposte da Trump, in particolare attraverso l'azione del Segretario di Stato Rubio per la liberazione dei detenuti politici. Qui parliamo persino della chiusura definitiva delle carceri in cui questi detenuti erano trattenuti.”

“All'interno di questo, si è inserita l’Italia, d'altra parte, il ministro Tajani, l’ha detto più volte di aver parlato con Rubio del caso Trentini ed è bene che l’abbia fatto”.

“È positivo che Roma sia riuscita a far assegnare priorità alla vicenda Trentini, immagino che abbia chiesto una corsia privilegiata per fare il più rapidamente possibile, dal momento che i detenuti politici in Venezuela sono circa 800”, ha spiegato l'esperto

La Chiesa e la transizione democratica in Venezuela

Secondo Ferrara, oltre al rapporto di vicinanza tra le due sponde dell’atlantico, la Chiesa ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario.

“La Chiesa cattolica sta cercando di lavorare per favorire una transizione democratica, per assicurarsi che non scoppi una guerra civile”, dice Ferrara.

“Tra le altre cose, aggiunge, mi sembra molto saggio che in questa fase, l'amministrazione americana abbia evitato di commettere gli errori fatti in Iraq.

Credo che qualcuno si sia ricordato di questo brutto precedente e abbia scelto un atteggiamento più realistico, ossia lasciare intatto il sistema istituzionale venezuelano, naturalmente pagando un prezzo di credibilità che prima o poi dovrà essere saldato”.

"L'incomunicabilità diplomatica" nell'epoca di Maduro

Ferrara precisa che quando si parla dei fatti recenti è bene tenere a mente il contesto di riferimento e la relazione decennale tra i due Paesi.

“C'è una nutrita comunità italo-venezuelana che ha avuto un ruolo importante nello sviluppo e nell'economia del Paese”, ha ricordato Ferrara, “Dobbiamo sempre tenere presente questa prospettiva che tiene conto della storia e non solo di ciò che è accaduto negli ultimi anni”.

“Detto questo, recentemente, soprattutto durante l'era Maduro, si è arrivati ad una situazione di quasi incomunicabilità.

“Maduro, chiarisce Ferrara, non è stato minimamente sensibile ad alcuni dei nostri appelli riguardanti la condizione degli italiani e la liberazione dei prigionieri politici.

Ci sono stati anche tentativi diplomatici, da parte del ministero degli Esteri che hanno cercato di stabilire un contatto, ma è stato tutto abbastanza improduttivo”.

Nuova stagione politica in Venezuela?

“Se si fa riferimento ad una nuova fase, possiamo dire che abbiamo davanti un presidente facente funzioni, che almeno risponde agli appelli, con cui è possibile stabilire una forma di dialogo”, spiega Ferrara.

“Il Venezuela però non è che sia diventato improvvisamente un Paese democratico, con autorità legittimate dal voto popolare e dove esiste il pluralismo. Vige ancora lo stato di emergenza”.

“Tuttavia c'è stato sicuramente un progresso notevole, anche se la transizione non è ancora iniziata. Soprattutto non è stata fatta una cosa molto importante, che è coinvolgere tutti gli attori che potrebbero partecipare al processo democratico”, conclude Ferrara.

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