Il consiglio dei ministri ha stabilito la data per il referendum confermativo sulla riforma della giustizia: si svolgerà il 22 e 23 marzo. Negli stessi giorni si terranno le elezioni suppletive. Il decreto dovrà ora essere firmato dal presidente della Repubblica
Il consiglio dei ministri ha fissato per il 22 e il 23 marzo le date dello svolgimento del referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia, che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Una decisione che ha suscitato critiche dall'opposizione, dal momento che il governo non ha ritenuto di dover aspettare il completamento della raccolta delle firme, che è tuttora in corso.
Nelle stesse date del referendum confermativo si svolgeranno anche le elezioni suppletive per eleggere il sostituto di Alberto Stefani alla Camera nella provincia di Rovigo e in alcuni comuni della provincia di Padova. L'esponente della Lega, eletto deputato nel 2022, ha assunto infatti successivamente la carica di presidente della Regione Veneto.
A ottobre l'approvazione da parte del Senato
Nello scorso mese di ottobre, il Senato aveva approvato in via definitiva la riforma, con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astensioni. Si trattava dall'ultimo passaggio parlamentare, ma affinché la riforma venga adottata occorrerà l'approvazione da parte degli elettori.
A differenza di quello abrogativo, il referendum confermativo non prevede il quorum strutturale, ovvero che si rechi alle urne il 50 per cento più uno degli aventi diritto, bensì soltanto quello funzionale, ovvero che la maggioranza dei votanti si esprima a favore del "sì" ai fini dell'approvazione della riforma. Quest'ultima sarebbe invece respinta, ovviamente, in caso di vittoria dei "no".
Cosa cambierà se la riforma della giustizia dovesse essere approvata
La riforma riguarda l'articolo 104 della Costituzione, che nella formulazione attuale recita al primo comma: «La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». È qui che la revisione della Carta prevede l'aggiunta della frase: «Essa è composta dai magistrati della carriera giudicante e dalla carriera requirente».
Concretamente, in caso di approvazione del cambiamento in sede referendaria, ciascun giudice dovrà operare una scelta all'inizio della propria carriera. Ad oggi, il "salto" era possibile solamente ogni dieci anni, come disposto dalla riforma Cartabia del 2022.
A cambiare, in caso di approvazione sarà anche il Consiglio superiore della magistratura (Csm), che si sdoppierà (per ciascuna delle due carriere): entrambi gli organismi saranno - come accade oggi - presieduti dal presidente della Repubblica. I membri saranno estratti a sorte da un elenco di docenti e avvocati approvato dal Parlamento in seduta comune. Altra notevole novità: se i due Csm manterranno le loro prerogative in materia di carriere, trasferimenti, assegnazioni, perderanno quelle disciplinari.
La proposta di riforma ha diviso profondamente la politica italiana
Queste ultime saranno infatti affidate a un nuovo organismo: l'Alta corte disciplinare, composta da quindici membri: tre nominati dal Capo dello Stato, tre estratti a sorte da un elenco approvato dal Parlamento in seduta comune, sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti (con almeno vent'anni di carriera) e altri tre estratti a sorte tra i giudici requirenti. La corte presenterà dunque una maggioranza di membri togati, ma il suo presidente sarà scelto tra quelli laici.
La riforma ha diviso profondamente la politica italiana, con il governo e la maggioranza che la difendono con decisione, e le opposizioni che si sono schierate in modo nettamente contrario. Secondo l'Associazione nazionale magistrati (Anm), la mofdifica alla Costituzione "altera l'assetto dei poteri disegnato dai costituenti e mette in pericolo la piena realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Una riforma che non rende la giustizia più rapida o più efficiente ma più esposta all'influenza dei poteri esterni. Non aumenta il numero dei magistrati che resta tra i più bassi in Europa, né colma le lacune dell'organico amministrativo.