I benefici generati dall’intelligenza artificiale devono andare ai lavoratori in modo equo, ha dichiarato lunedì l’agenzia delle Nazioni Unite per il lavoro
“In tutto il mondo, i lavoratori devono poter beneficiare dei guadagni di produttività generati dall’IA. Questi benefici devono essere ripartiti in modo equo attraverso salari più alti, una maggiore tutela del lavoro e una crescita più inclusiva”. Con queste parole il direttore generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, Gilbert Houngbo, è intervenuto alla Conferenza internazionale del lavoro.
L’evento, in corso a Ginevra dall’1 al 12 giugno, rappresenta il principale appuntamento politico dell’OIL e definisce le linee guida globali sulle politiche del lavoro. Al centro del dibattito di quest’anno c’è l’impatto dell’intelligenza artificiale, una tecnologia che sta modificando in profondità il modo in cui si crea valore e si prendono decisioni.
Secondo Houngbo, l’IA sta trasformando il mondo del lavoro a una velocità senza precedenti e su scala globale. Tuttavia, il suo impatto occupazionale resta oggetto di valutazioni diverse: la maggior parte delle istituzioni economiche, inclusa la Banca centrale europea, ritiene finora limitati gli effetti sull’occupazione. Parallelamente, alcune delle previsioni più allarmistiche su una possibile disoccupazione di massa legata all’IA vengono oggi riviste anche da esponenti del settore tecnologico.
Nonostante ciò, cresce l’attenzione sugli effetti sociali della trasformazione in atto. L’industria si trova infatti a confrontarsi con una crescente preoccupazione dell’opinione pubblica rispetto alle conseguenze dell’automazione sul lavoro e sulla stabilità occupazionale.
“Le scelte che facciamo oggi determineranno se l’IA amplierà le opportunità e la prosperità condivisa o se invece accentuerà le disuguaglianze e l’insicurezza”, ha sottolineato il direttore generale dell’OIL.
Per affrontare queste sfide, l’OIL indica alcune priorità: investire nelle competenze dei lavoratori, rafforzare la protezione sociale e le tutele del lavoro, sostenere le micro, piccole e medie imprese e difendere i diritti fondamentali del lavoro. Si tratta, secondo Houngbo, di una vera e propria “scelta sociale e politica”.
Con 187 Stati membri e una struttura tripartita che riunisce governi, datori di lavoro e lavoratori, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro occupa una posizione unica nel sistema delle Nazioni Unite. Tra gli obiettivi attuali figura anche la possibile finalizzazione di un nuovo trattato internazionale dedicato ai lavoratori delle piattaforme digitali.
Un tema centrale, poiché molti di questi lavoratori vengono formalmente classificati come autonomi pur operando sotto il controllo delle piattaforme su tariffe e condizioni di lavoro. Secondo diverse organizzazioni, tra cui Human Rights Watch, questa impostazione può ridurre l’accesso a tutele essenziali come salario minimo, sicurezza sul lavoro e protezione sociale.