Scoperta sensazionale: archeologi hanno rinvenuto in un campo 4.772 monete d’argento dell’epoca vichinga. Ma il luogo di ritrovamento solleva interrogativi
In Norvegia è stato riportato alla luce uno dei più importanti ritrovamenti archeologici legati all’epoca vichinga: un tesoro composto da 4.772 monete d’argento, scoperto in un campo nei pressi di Rena, nel sud del Paese.
Il sito, che in passato non era considerato un’area di particolare rilievo storico, si è rivelato invece eccezionalmente ricco. Secondo gli archeologi, le monete risalgono a circa il 1050 d.C., in piena tarda età vichinga.
Una scoperta senza precedenti
"È qualcosa di senza precedenti" ha dichiarato l’archeologa May-Tove Smiseth, che ha seguito da vicino lo scavo. Il ritrovamento è iniziato in modo quasi casuale: i cercatori, utilizzando metal detector, avevano individuato solo 19 monete, ma i segnali nel terreno hanno subito fatto intuire che il sito nascondesse qualcosa di molto più grande.
"I metal detector non smettevano di emettere segnali" ha raccontato Smiseth, sottolineando lo stupore nel vedere emergere dal suolo monete in condizioni eccezionali.
La particolare composizione del terreno, povero di pietre, potrebbe aver contribuito alla conservazione e all’aspetto quasi “fresco” dei reperti, che appaiono sorprendentemente ben conservati.
Un record per l’archeologia norvegese
Secondo il professor Svein Harald Gullbekk, il tesoro supera ogni ritrovamento precedente noto in Norvegia. "In passato abbiamo trovato tesori monetali dell’epoca vichinga con circa 2.000 monete, ma mai più di 3.000. Qui è stata superata una soglia", ha spiegato.
La maggior parte delle monete proviene dall’area tedesca e inglese, confermando gli intensi scambi commerciali del periodo vichingo. Il professore ha inoltre ricordato il ruolo di Harald Hardrada, re di Norvegia nel 1045", che avrebbe introdotto un sistema monetario nazionale contribuendo alla circolazione di valuta in Norvegia.
Un “conto in banca” vichingo
Gli archeologi ritengono che le monete fossero originariamente custodite in un sacchetto di pelle o in un contenitore organico poi decomposto nel tempo. Nel mondo vichingo, infatti, era comune interrare oggetti di valore per proteggerli da furti, guerre o instabilità.
Secondo il Museum of the Viking Age, questo tipo di deposito poteva essere considerato una vera e propria “cassaforte del tempo”. In alcuni casi, però, i tesori venivano anche nascosti come offerte rituali agli dèi.
"Qualcuno ha usato questo terreno come una sorta di cassaforte e vi ha nascosto questi valori", ha spiegato Gullbekk.
Quanto valeva un tesoro così grande?
Stabilire il valore economico di quasi 5.000 monete nel 1050 è complesso, perché mancano fonti dirette sui prezzi dell’epoca. Tuttavia, confrontando dati successivi, gli studiosi ritengono che una somma simile avrebbe potuto consentire l’acquisto di una fattoria.
In altre parole, si trattava di una ricchezza enorme, probabilmente appartenuta a una famiglia o a un’élite locale.
Un sito ancora tutto da esplorare
Il campo vicino a Rena potrebbe riservare ulteriori sorprese. Gli archeologi non escludono infatti che altri tesori siano ancora sepolti nella zona, che sarà oggetto di nuovi scavi.
"Sarà interessante vedere se nei dintorni ci sono tracce di edifici o di una fattoria", ha aggiunto Gullbekk, suggerendo che l’area potrebbe nascondere un insediamento vichingo ancora sconosciuto.
La scoperta conferma ancora una volta quanto il sottosuolo nordico continui a custodire frammenti preziosi della storia vichinga, capaci di riscrivere la conoscenza di un’intera epoca.