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Nave “Handala” fermata da Israele verso Gaza: cosa c'è dietro il simbolo della resistenza palestinese

Dimostranti con bandiere palestinesi osservano l'arrivo della nave Hanzala, diretta a Gaza, nel porto di Malmö, Svezia, 8 maggio 2024
Dimostranti con bandiere palestinesi osservano l'arrivo della nave Hanzala, diretta a Gaza, nel porto di Malmö, Svezia, 8 maggio 2024 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di يورونيوز
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La nave “Handala”, con a bordo aiuti umanitari e attivisti, è stata intercettata dalla marina israeliana mentre tentava di rompere il blocco su Gaza. Il nome dell’imbarcazione richiama l’iconico personaggio creato dal vignettista Naji al-Ali, divenuto simbolo della causa palestinese

La nave “Handala” dell'ong Freedom Flotilla Coalition era salpata per rompere il blocco navale israeliano su Gaza e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. L'imbarcazione è però stata intercettata dalle forze armate israeliane, che hanno fermato i membri dell’equipaggio, tra cui due cittadini italiani.

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Il nome della nave è un richiamo diretto a Handala, una delle icone più celebri della causa palestinese. Creato dal vignettista Naji al-Ali, Handala è diventato un potente simbolo della sofferenza, dello sfollamento e della resistenza del popolo palestinese.

Chi è Handala

Handala è apparso per la prima volta nel 1969 sul quotidiano kuwaitiano Al-Seyassah. Disegnato come un bambino scalzo, con vestiti strappati, graffi in testa e le mani dietro la schiena, rappresenta l'amarezza e la dignità del popolo palestinese. Il nome richiama una pianta amara del deserto, che evoca il dolore dell’esilio.

Naji al-Ali descriveva Handala come il proprio alter ego: “Handala sono io”. Rimasto per sempre un bambino di dieci anni – l’età in cui al-Ali fu costretto a lasciare la Palestina – crescerà solo nel giorno in cui potrà tornare nella sua terra.

Secondo l'artista “le leggi della natura non si applicano a lui perché è un'eccezione, così come la perdita della patria è un'eccezione”.

Dopo la guerra dell’ottobre 1973, al-Ali iniziò a disegnare Handala con le mani ammanettate: un segno del rifiuto verso ogni forma di compromesso o normalizzazione imposta dall’esterno.

Chi era Naji al-Ali

Nato nel 1936 nel villaggio galileo di al-Shajara, Naji al-Ali divenne profugo nel 1948, rifugiandosi con la famiglia nel campo di Ain al-Hilweh in Libano. Autodidatta e politicamente impegnato, fu notato dallo scrittore Ghassan Kanafani, che pubblicò i suoi primi disegni sulla rivista al-Hurriya.

Al-Ali lavorò in diversi giornali, tra cui Al-Tali'ah, Al-Seyassah, As-Safir e Al-Qabas, in Libano, Kuwait e infine a Londra. I suoi disegni erano taglienti e spesso criticavano sia le politiche di Israele e degli Stati Uniti, sia l’ambiguità e l’immobilismo dei leader arabi.

L’assassinio a Londra

Il 22 luglio 1987, mentre si recava alla redazione londinese di Al-Qabas, Naji al-Ali fu colpito da un proiettile alla testa. Rimase in coma per 37 giorni e morì il 29 agosto. Il suo assassinio resta irrisolto: nonostante le accuse rivolte a Israele e all’Olp, nessuno è mai stato ritenuto responsabile.

È sepolto nel cimitero di Brookwood, a Londra, sotto la tomba numero 230191.

Handala, il bambino che non cresce, resta il suo lascito più forte: un simbolo della lotta, della memoria e del diritto al ritorno per milioni di palestinesi.

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