EventsEventiPodcasts
Loader
Seguiteci
PUBBLICITÀ

L'Idf uccide tre ostaggi israeliani a Gaza, "avevano alzato bandiera bianca"

Un soldato israeliano
Un soldato israeliano Diritti d'autore AP/AP
Diritti d'autore AP/AP
Di Greta Ruffino
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
Condividi questo articoloCommenti
Condividi questo articoloClose Button
Copia e incolla il codice embed del video qui sotto:Copy to clipboardCopied

Con l'uccisione accidentale ammessa da Hagari sale a sei il numero dei rapiti da Hamas morti venerdì. Un "tragico errore", secondo l'Idf

PUBBLICITÀ

Israele ha ucciso "per un tragico errore" tre ostaggi durante i combattimenti a Shujaiya,nel centro-nord della Striscia. Lo ha detto il portavoce dell'Idf Daniel Hagari spiegando che i soldati li hanno scambiati per dei nemici e hanno sparato. Probabilmente, ha aggiunto, i tre si erano liberati o erano rimasti incustoditi durante i combattimenti.

I corpi degli ostaggi uccisi dall'esercito israeliano sono stati trasferiti nel Paese per il riconoscimento. Sono stati identificati in Yotam Haim e Alon Shamriz, rapiti a Kfar Aza il 7 ottobre, e Samer Talalka rapito a Nir Am il 7 ottobre.  

Hagari ha detto che l'esercito si assume in pieno la responsabilità dell'accaduto, rilevando che l'incidente è avvenuto durante duri combattimenti.

In risposta alle domande dei giornalisti, Hagari ha ipotizzato che i tre fossero riusciti a liberarsi o che fossero rimasti incustoditi. Secondo la televisione pubblica Kan, è possibile che dopo 70 giorni di prigionia i tre ostaggi indossassero capi di abbigliamento tipici della popolazione palestinese.

Secondo una indagine preliminare dell'esercito diffusa poi sabato mattina, i tre ostaggi avevano innalzato un bastone con un pezzo di stoffa bianca. Lo ha detto una fonte dell'esercito in un briefing con i giornalisti. Secondo la stessa indagine, le truppe non "hanno seguito le regole d'ingaggio dell'esercito".

Sei ostaggi uccisi oggi

L'annuncio dell'Idf, che ha scosso e incupito il Paese all'inizio di Shabbat, è arrivato a poche ore di distanza dalla notizia del recupero dei corpi di altri tre ostaggi morti a Gaza. Sono dunque sei in tutto i prigionieri la cui morte è stata resa nota oggi. I corpi dei tre israeliani recuperati sono di un civile e di due soldati, anche loro ostaggi dal 7 ottobre scorso.

Il primo si chiamava Elya Toledano, un franco-israeliano di 28 anni catturato dai miliziani al festival musicale di Reim insieme alla fidanzata Mia Schem, liberata il mese scorso durante la tregua. Gli altri due sono Nik Beizer e Ron Sherman, entrambi israeliani di 19 anni e di stanza in una base a ridosso della Striscia assaltata da Hamas. Secondo le stime dei media sono meno di 130 gli ostaggi rimasti in prigionia.

I combattimenti sul campo

Sul campo intanto la guerra si sta spostando sempre più a sud: l'esercito ha detto di aver attaccato obiettivi di Hamas a Rafah, al confine tra Gaza e l'Egitto. Nei raid, secondo l'Idf, sono state centrate postazioni militari, magazzini di armi, sale operative di comando e torrette di avvistamento della fazione islamica.

Tutte infrastrutture funzionali alle operazioni di contrabbando verso la Striscia di mezzi di combattimento e alla sottrazione di aiuti umanitari. Ma secondo alcune indiscrezioni c'è anche un altro motivo: impedire al leader di Hamas Yahya Sinwar di fuggire da Gaza verso il Sinai egiziano.

Gli attacchi hanno generato il panico tra gli sfollati dell'area, che si sono addensati ancor di più nel centro di Rafah sperando di mettersi al sicuro. Centinaia di migliaia di persone nelle ultime settimane si sono rifugiate nella città e nei suoi dintorni, dopo che l'esercito israeliano aveva ordinato l'evacuazione di Khan Younis indicando proprio Rafah come "zona sicura". Alla situazione umanitaria potrebbe dare sollievo l'annuncio di Israele della riapertura del valico di Kerem Shalom con la Striscia, che si aggiungerà così a quello di Rafah.

Image
ImageHatem Ali/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.

Il consigliere per la sicurezza nazionale Usa **Jake Sullivan,**dopo aver visto la leadership israeliana, è andato a Ramallah dal presidente Abu Mazen, con l'obiettivo di riaccreditare l'Autorità nazionale palestinese che, a giudizio dell'amministrazione Biden, resta decisiva per il futuro di Gaza.

A Sullivan, Abu Mazen ha ribadito che "occorre fermare l'aggressione israeliana contro il popolo palestinese attraverso un cessate il fuoco immediato". Poi ha sottolineato la necessità di una "conferenza internazionale di pace" e della nascita dello stato di Palestina "in Cisgiordania, a Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza".

Hamas ha invece rivendicato un nuovo lancio di razzi verso Gerusalemme e il centro di Israele, mentre la Mezzaluna Rossa ha denunciato l'uccisione di 10 persone e il ferimento di altre 15 in un bombardamento israeliano a Deir al-Balah, nel centro di Gaza. 

Al confine nord di Israele la tensione con gli Hezbollah libanesi è costante: anche venerdì ci sono stati attacchi da entrambe le parti. L'esercito israeliano ha lanciato volantini scritti in arabo nel sud del Libano denunciando ai civili le operazioni degli Hezbollah.

Condividi questo articoloCommenti

Notizie correlate

Gaza, Netanyahu vuole continuare la guerra fino alla distruzione di Hamas

Guerra a Hamas, Netanyahu: "Fino in fondo nonostante le pressioni internazionali"

Gaza, incontro a tre sul post-guerra: mancano i diretti interessati