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Russia, ulteriore stretta sulla comunità Lgbtq+: fuori legge il presunto "movimento internazionale"

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Image Diritti d'autore AP/Copyright 2020 The AP. All rights reserved
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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La Corte suprema russa ha dichiarato illegale perché "estremista" il "movimento civico internazionale Lgbt", ma senza chiarire a cosa si riferisca la definizione. Preoccupazione per la formulazione vaga, che potrebbe portare a molta arbitrarietà nella sua applicazione

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La Russia continua la sua guerra alla comunità Lgbtq+. Giovedì la Corte suprema russa ha messo fuori legge il cosiddetto "movimento civico internazionale Lgbt", definito  estremista. Era stato il ministero della Giustizia, all'inizio del mese, a presentare una simile richiesta, senza chiarire cosa si intendesse con la definizione, che non fa riferimento ad alcuna reale entità.

La sentenza è stata accolta con preoccupazione, perché avrà delle dure conseguenze sull'attivismo Lgbtq+, reso di fatto illegale. Gli attivisti per i diritti umani, infatti, spiegano che la sua formulazione vaga consente alle autorità russe di perseguire (e perseguitare) qualsiasi individuo od organizzazione che considerano parte del "movimento".

Persone gay, lesbiche, transgender o queer che vivono in Russia potrebbero essere arrestate, processate e condannate a lunghe pene detentive perché etichettate come "estremiste". 

Lucy Shtein, attivista politica russa e membro del collettivo artistico Pussy Riot, ha dichiarato che "chiunque si identifichi come parte del movimento Lgbtq+ potrebbe ora diventare un bersaglio".

Una guerra di lunga data

La sentenza è solo l'ultima di una serie di leggi e misure applicate per reprimere la comunità Lgbtq+, con un ritmo che si è intensificato con l'inizio della guerra in Ucraina.

Un anno fa il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una legge che rafforza il divieto alla "propaganda Lgbtq+", già vietata verso i minorenni dal 2013 e ora proibita anche tra gli adulti. La legge criminalizza qualsiasi atto considerato come un tentativo di promuovere quelle che la Russia chiama "relazioni sessuali non tradizionali" in film, in pubblicità, online o in pubblico

Di conseguenza il teatro Bolshoi di Mosca ha eliminato dal suo repertorio un balletto dedicato al ballerino russo Rudolf Nureyev, scomparso nel 1993 e notoriamente omosessuale, mentre librerie e cinema hanno ritirato tutti i contenuti a tematica Lgtbq+.

Nel corso della scorsa estate, la Duma russa ha anche vietato gli interventi medici e le procedure amministrative che consentirebbe alle persone di cambiare sesso

A livello internazionale, Mosca ha sempre negato le accuse di discriminazione nei confronti delle persone Lgbtq+. All'inizio del mese il vice ministro della Giustizia, Andrei Loginov, ha detto che i loro diritti "sono protetti" legalmente e ha affermato che "limitare la dimostrazione pubblica di relazioni o preferenze sessuali non tradizionali non è una forma di censura".

I valori tradizionali

Dall'inizio della guerra in Ucraina, Putin ha lanciato un nuovo sforzo per promuovere i "valori tradizionali" della Russia, facendo della retorica anti-gay una delle pietre miliari di questa ideologia, definita da molti sempre più totalitaria, e della sua agenda politica. 

In un discorso di questo mese, il presidente russo ha ribadito il suo disprezzo per la comunità Lgbtq+ definendo le persone trans "trasformisti". In precedenti discorsi, Putin ha accusato l'Occidente di "muoversi verso un satanismo aperto", citando come esempio la promozione dei diritti di persone omosessuali e transgender in Europa. 

Alcuni critici del Cremlino hanno affermato che la retorica è un tentativo da parte di Mosca di creare un nemico interno: mentre la guerra in Ucraina si trascina, la comunità Lgtbq+ viene usata come capro espiatorio.

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