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La catastrofe umanitaria aleggia su Gaza: mancano acqua e cibo e gli ospedali sono al collasso

Una bambina palestinese ferita
Una bambina palestinese ferita Diritti d'autore SAID KHATIB/AFP
Diritti d'autore SAID KHATIB/AFP
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La crisi nella Striscia di Gaza è sempre più grave. Secondo le Nazioni Unite l'assedio e l'ordine di evacuazione imposti da Israele potrebbero essere illegali secondo il diritto internazionale

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Migliaia di palestinesi stanno inondando gli ospedali nel sud di Gaza non solo per curare le ferite ma anche per cercare un riparo. Nelle strutture delle Nazioni unite l'acqua è finita e gli ospedali sono visti come l'ultimo rifugio dall'offensiva israeliana.

I medici, sopraffatti, lavorano incessantemente per curare i pazienti, sanno che quando terminerà il carburante per i generatori ogni sforzo sarà vano. Nel nord della Striscia la situazione sta diventando sempre più pericolosa e gli operatori umanitari sono stati avvertiti di lasciare Gaza city

Almeno un milione di persone è stato costretto a lasciare le proprie abitazioni, secondo le Nazioni unite, di questi circa 600mila hanno abbandonato Gaza city per cercare rifugio nel sud dell'enclave come chiesto da Israele.

Perché manca tutto

Dal 2007 Israele impone a Gaza un blocco terrestre e marittimo ferreo, e controlla di fatto l'accesso e l'uscita di persone e beni dalla Striscia. L'assedio è stato inasprito dopo l'attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre che ha causato la morte di più di 1.300 israeliani, portando al rapimento di almeno 199 ostaggi. I mezzi d'informazioni definiscon l'attuale assedio un "blocco totale" per sottolineare che Tel Aviv sta impedendo i rifornimenti di beni essenziali per la sopravvivenza di 2,3 milioni di civili, motivando la decisione con la necessità di scongiurare l'arrivo di armi ad Hamas.

Secondo il World food program il 60 per cento della popolazione di Gaza vive in condizioni di insicurezza alimentare anche in condizioni normali. L'attuale crisi ha fatto precipitare la situazione, il cibo scarseggia e le immagini che arrivano dalla Striscia mostrano lunghe file di persone in attesa di comprare il pane nei pochi forni ancora aperti, riporta il Guardian.

Il 90 per cento dell'acqua a Gaza non è potabile. Israele controlla anche la disponibilità di  questa risorsa che nei primi giorni dell'offensiva era stata bloccata, salvo poi dichiarare ieri di averne ripristinato la distribuzione su pressione statunitense. Una notizia smentita dagli operatori umanitari sul posto. L'acqua rimane comunque scarsissima e da Gaza arrivano le notizie di razionamenti necessari anche per i pazienti negli ospedali, di civili costretti a bere l'acqua del mare o quella proveniente da pozzi contaminati. 

Juliette Touma, direttrice delle comunicazioni dell’UNRWA ha dichiarato che "si teme che le malattie trasmesse attraverso l'acqua possano cominciare a diffondersi".

Anche il taglio dele forniture elettriche rappresenta una questione di vita e di morte. Gli ospedali, inondati dai feriti e dagli sfollati in cerca di riparo, dipendono dal carburante che alimenta i generatori di emergenza per rimanere in funzione.

La mancanza di elettricità rallenta anche le operazioni di soccorso. Sono circa 3mila le vittime accertate dei bombardamenti israeliani - in una settimana sono piovute su Gaza più di 5mila bombe, lo stesso numero sganciato dall Russia sull'intera Ucraina in 18 mesi di guerra, secondo i dati forniti da Kyiv - ma i soccorritori avvertono che potrebbero essercene un numero infinitamente maggiore intrappolate sotto le macerie.

I crimini israeliani

Martedì l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni unite ha affermato che l’assedio di Gaza da parte di Israele e il suo ordine di evacuazione potrebbero costituire il crimine internazionale di trasferimento forzato di civili. "Siamo preoccupati che questo ordine, insieme all'imposizione di un assedio completo di Gaza, possa non essere considerato un'evacuazione temporanea legittima. Ed equivalere invece a un trasferimento forzato di civili in violazione del diritto internazionale", ha affermato Ravina Shamdasani, portavoce della Lo ha affermato l'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Funzionari del Ministero della Sanità di Gaza hanno detto ad Al Jazeera che il bilancio delle vittime durante l'ultima notte ammonta ad “almeno 71 persone”, mentre molti sarebbero ancora sepolti sotto le macerie. I bombardamenti più pesanti si sono verificati in tre aree nel sud di Gaza: Khan Younis, Rafah e Deir el-Balah, e molte delle persone uccise sarebbero famiglie evacuate da Gaza city, che avevano abbandonato il nord della Striscia seguendo le istruzioni dell'esercito israeliano.

Nessuna via d'uscita

Nonostante le rassicurazioni di lunedì il valico di Rafah, l'unico passaggio tra Gaza e l'Egitto rimane sigillato. Non è permesso l'ingresso degli aiuti umanitari inciati da numerosi Paesi e dall'Unione europea che rimangono bloccati sul lato egiziano della frontiera. Vietata anche l'uscita dei palestinesi con passaporto straniero. In migliaia si sono accalcati a Rafah in attesa di fuggire, e anche ieri alcuni raid israeliani hanno colpito la zona del valico.

L'Egitto svolge serratissimi controlli sugli ingressi da Gaza anche in tempo di pace per motivi di sicurezza, al punto che i palestinesi accusano il Paese di avallare e sostenere l'assedio imposto da Tel Aviv.

Nel nord del Sinai il governo del Cairo è stato a lungo impegnato nella lotta armata a gruppi terroristici affiliati ad Al-Qaida, ma la riluttanza egiziana a permettere ingressi da Gaza senza condizioni chiare sembra legata alla volontà di evitare un esodo di massa dall'enclave, e dal timore che centinaia di migliaia di civili palestinesi vengano espulsi per sempre da Gaza e costretti a stabilirsi nei Paesi vicini.

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