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Ecuador al ballottaggio in autunno tra la progressista Luisa Gonzales e il centrista Daniel Noboa

La candidata Luisa González alle urne
La candidata Luisa González alle urne Diritti d'autore AFP
Diritti d'autore AFP
Di Michela Morsa
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La giornata di voto si è svolto in una clima di tensione e di allerta sicurezza massima dopo la violenza che ha segnato le ultime settimane di campagna elettorale

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Il 15 ottobre l'Ecuador andrà al ballottaggio. Con il conteggio dei voti quasi ultimato è ormai certo che nessuno dei candidati ha raggiunto la percentuale necessaria a trionfare al primo turno (il 50 per cento delle preferenze, oppure almeno il 40 per cento e un vantaggio di almeno 10 punti).  

A vincere la prima tornata è la favorita dai sondaggi Luisa González, candidata di sinistra del partito Movimiento revolución ciudadana (legato all'ex presidente Rafael Correa, attualmente in esilio in Belgio e condannato in Ecuador a otto anni di carcere per corruzione), che ha ottenuto circa il 33 per cento dei voti

A sfidarla in autunno, contro ogni previsione e sondaggio, l'imprenditore Daniel Noboa Azin, centrista figlio di uno degli imprenditori più ricchi del Paese, magnate del settore della coltivazione delle banane. Noboa, il più giovane candidato di queste elezioni, ha ottenuto circa il 24 per cento delle preferenze con il suo partito Azione democratica nazionale (Adn). 

Christian Zurita, giornalista anti-narcos sceso in pista per il Movimento Construye, dopo l'assassinio il 9 agosto del candidato Fernando Villavicencio, è arrivato terzo nella corsa presidenziale, superando il 16 per cento. Il quarto posto è andato invece al Bolsonaro ecuadoriano, l'ex paracadutista Jan Topic (circa il 14 per cento), mentre nessuno degli altri quattro candidati ha superato il 10. 

"È la prima volta nella storia dell'Ecuador che una donna ottiene una percentuale così alta al primo turno", ha dichiarato González celebrando la vittoria con i suoi sostenitori. Se dovesse trionfare al secondo turno, sarebbe la prima donna presidente dell'Ecuador

Il nuovo capo di Stato non avrà comunque molto margine per cambiare le cose. Il prossimo presidente infatti rimarrà in carica solo poco più di un anno, giusto il tempo della scadenza naturale dell'attuale legislatura. Poi si tornerà al voto nel maggio del 2025 per un mandato regolare. 

A maggio scorso il presidente conservatore Guillermo Lasso aveva invocato la clausola costituzionale della "muerte cruzada" (morte reciproca) e sciolto il Parlamento controllato dall'opposizione per scampare all'impeachment, indicendo elezioni anticipate.

Allerta sicurezza massima

La giornata di voto si è conclusa senza violenze e con un'affluenza storica di più dell'82%, nonostante molti cittadini avessero espresso il timore di recarsi alle urne, dicendo che avrebbero preferito rimanere a casa e pagare la multa - dato che il voto in Ecuador è obbligatorio. 

Il Paese vive in un "clima di terrore" dopo l'ondata di attentati che ha segnato le ultime settimane di campagna elettorale e ha portato al centro di ogni dibattito politico e pubblico il tema della sicurezza e della lotta alla criminalità, in particolare quella legata ai narcos. 

Nelle ultime quattro settimane, sono stati uccisi il sindaco di Manta, Agustín Intriago, Fernando Villavicencio, uno degli otto candidati alle elezioni presidenziali e Pedro Briones, leader politico locale che faceva parte del Movimiento revolucón Ciudadana. 

Allerta massima quindi per seggi e candidati, che sono stati pesantemente sorvegliati dalla polizia e dall'esercito. In particolare, Christian Zurita, che ha sostituito Villavicencio, ha mostrato a malapena il suo volto: era costantemente coperto da un giubbotto antiproiettile e circondato da guardie armate. 

Solo poche ore prima del voto, Zurita ha ricevuto minacce di morte, circostanza che ha spinto la Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) a chiedere all'Ecuador di adottare immediatamente misure a salvaguardia della sua vita e della sua squadra elettorale.

Tentativi di sabotaggio

A essere parzialmente disturbato è stato invece il voto dei residenti all'estero. Il sistema di voto telematico ha subitoattacchi informatici incrociati da 7 Paesi diversi: India, Bangladesh, Pakistan, Russia, Ucraina, Indonesia e Cina. La Spagna e l'Italia sono stati i Paesi più colpiti dal tentativo di sabotaggio della piattaforma di voto. 

La presidente del Consiglio nazionale elettorale, Diana Atamaint, ha sottolineato che, sebbene gli attacchi abbiano compromesso il regolare svolgimento delle elezioni, i voti espressi all'estero non sono stati violati e saranno "rispettati e conteggiati". 

Sorpresa ambientalista

Oltre alle elezioni presidenziali e legislative, i cittadini dell'Ecuador si sono recati alle urne per esprimere la loro preferenza su due sondaggi popolari, i primi nella storia dell'Ecuador. Esserci arrivati è stata considerata una grande vittoria del movimento ambientalista. 

I referendum chiedono alla cittadinanza di decidere sulla protezione di due aree naturali, Yasuní e il Chocó andino, con il conseguente divieto di trivellazioni petrolifere e di estrazione di oro e rame nelle regioni. 

Da un lato, interrompere lo sfruttamento petrolifero e minerario contribuirebbe a preservare la natura, il modo di vivere delle popolazioni indigene e di molte specie animali. D'altra parte, secondo alcuni analisti comporterebbe un enorme buco nelle casse del Paese e lascerebbe centinaia di persone senza lavoro. A sorpresa è in vantaggio il sì.

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